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    Questione Ospedale, il PD all’attacco: «pronti a lottare per difenderlo»

    L'ipotesi di un "disegno oscuro" alla base di certe scelte. Dure le parole di Elena Gentile su Piazzolla, Damone e Di Gioia

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    La “questione Ospedale” continua a tener banco, sopratutto nell’opinione pubblica, oltre che tra le righe della stampa locale e tra gli addetti ai lavori, a suon di comunicati stampa, lettere dei Sindacati e risposte più o meno ufficiose dei vertici ASL. Ad un allarme ridimensionamento più che fondato, nel silenzio totale dell’amministrazione cittadina, il Partito Democratico è sceso in piazza nella serata di ieri, domenica 5 giugno, per offrire alla città la propria vision in merito.

    Sgarro4Lo ha fatto Tommaso Sgarro, segretario cittadino del Partito Democratico e consigliere comunale, che già la scorsa settimana aveva lanciato l’allarme parlando di «ridimensionamento reale». Infatti con il cambio immotivato (oltre che precario) della governance alla guida del Tatarella vi è oggi quello che Sgarro definisce un «triumvirato sanseverese». «Qualche mese fa il direttore generale Piazzolla prometteva – in consiglio comunale – attenzione per questo presidio e reali prospettive di crescita. Oggi quella promessa sembra svanita, se si guarda quanto accade. Si operano scelte – tuona Sgarro – che mettono a repentaglio il ruolo che oggi, con tanta fatica e impegno, l’Ospedale di Cerignola si è guadagnato». E allora «scendiamo di nuovo in piazza», perché «oggi la battaglia è più dura». Mentre «da Palazzo di città nessuna parola, seppure il Sindaco era presente alle promesse di rafforzamento fatte in consiglio comunale dai vertici ASL. Non bastano gli sguardi negli occhi – conclude il segretario -, tocca difendere il nostro ospedale».

    Dalessandro_RoccoDel medesimo avviso Rocco Dalessandro, alla guida del Presidio Ospedaliero per circa otto anni. «Non abbiamo paura di parlare, abbiamo il dovere di esprimere le nostre idee. La bocca non ce la cuciranno mai», afferma dal palco Dalessandro. «Dopo 8 anni posso raccontare di un ospedale, posto in un crocevia di strade, dove c’è stata un continuo avvicendarsi di pazienti provenienti da città limitrofe: un segno inequivocabile del buono stato di salute del nosocomio. Quella scatola vuota del 2005 in due tre anni si è arricchita. Nuovi reparti e servizi per una grande utenza. In questi 8 anni – continua l’ex direttore – ho fatto il carabiniere, sono stato a difendere quel luogo. Abbiamo affrontato mille difficoltà. Se oggi l’ospedale è a -40% degli standard nazionali, e mi fanno ridere quelli che sbandierano questo dato senza contestualizzarlo, è vero anche che siamo senza anestesisti e in emergenza di personale». L’ipotesi di Dalessandro però è quella di un «piano preordinato». Infatti «tutte le azioni oggi messe in atto – argomenta il dirigente medico – sono finalizzate a depotenziare e declassare l’ospedale. Per fare questo, via il cerignolano che è stato lì per 8 anni a fare il guardiano. In più l’azzeramento delle posizioni organizzative, che nulla risolvono».

    L’ex-direttore offre poi un passaggio anche sulla polemica innescata da alcune sigle sindacali circa il ricorso alla pronta disponibilità, motivandola con le carenze di organico, rinvenenti dal mancato espletamento dei concorsi. «Moltiplichiamo l’attenzione, non alimentiamo il derby Cerignola San Severo. Se volevano dare a Cerignola un nuovo direttore sanitario avrebbero fatto bene ad individuarlo attraverso un concorso». In chiusura del suo intervento Rocco Dalessandro non manca di fare riferimento all’amministrazione. «Il Sindaco, massima autorità di salute cittadina, oggi è scomparso. Inoltre non mi ha mai convocato per sapere lo stato del presidio e le sue criticità. Però incontra Piazzolla, non so per parlare di cosa. Dovrebbe chiedergli perché tanti reparti non hanno un responsabile anche attraverso incarichi provvisori. Questo dovrebbe chiedergli, piuttosto che scrivere messaggi, che io definisco di cultura mafiosa», «come quelli che lascia verso i consiglieri comunali di opposizione». «Per 8 anni – chiosa Dalessandro – ho svolto il mio ruolo senza indennità e facevo politica ed ero amministratore molto prima di diventare direttore sanitario».