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Metta e la debacle alle provinciali. Lepore vittima sacrificale del “cicognismo 2.0”

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Vito Balzano
Caporedattore, giornalista. Laureato in Scienze della Comunicazione Sociale, Istituzionale e Politica. Dottore di Ricerca in Dinamiche Formative ed Educazione alla Politica.

Poche ore, quelle necessarie forse, per somatizzare la bruciante sconfitta che vede quale vittima sacrificale l’incolpevole Loredana Lepore, e poi giù con post facebook per analizzare, seppur brevemente, la debacle alle provinciali. Franco Metta, Sindaco di Cerignola, per mesi ha sciorinato la storia della compattezza della propria maggioranza, a colpi di note stampa forti, senza peli sulla lingua, com’è nel suo stile, tirando invece il freno su questioni più spinose, come le dimissioni di alcuni assessori, o l’abbandono prematura di alcuni dirigenti comunali. Questa volta, però, alza il tiro, e interviene riportando poche ma significative righe d’accusa a due dei suoi che non hanno ottemperato alle indicazioni di voto.

«Sono molto rammaricato per la mancata elezione di Loredana Lepore, con la quale avremmo avuto in Consiglio Provinciale due cerignolani. Purtroppo dei dieci consiglieri comunali che liberamente sottoscrissero la candidatura della consigliere Lepore, due, nel segreto dell’urna, hanno tradito, non Loredana Lepore, ma il Movimento, che li ha portati in Consiglio Comunale e l’impegno preso. Non sono solo dispiaciuto. Ho il volta stomaco. Una dose massiccia di maalox e subito al lavoro». 

Parla di traditori il Primo cittadino, senza però ottenere quell’umana e sana replica del gruppo consiliare che, diversamente, pare silente e genuflesso alle ire verbali e alle pubbliche accuse di Metta. Certo questi, la mente del Cambiamento, ha attuato in questi ultimi mesi di esperienza civica una modalità differente dal classico fare politica che ha caratterizzato l’esperienza de “La Cicogna” quale forza d’opposizione. Si è passati, infatti, dal processo di accentramento a quello di completo decentramento e consequenziale assunzione di responsabilità personale da parte di ogni Consigliere.

Alcuni rumors di palazzo parlano di una nuova gestione che poco piace ai cicognini della prima ora che, pian piano, stanno cominciando a manifestare malessere; il “cicognismo 2.0” pare prevedere ancora l’assoluta fedeltà, vicinanza e solidarietà per tutto ciò che tocca il leader, mentre sembra attenuarsi, e in alcuni casi sparire del tutto, la tutela per chi – da semplice attivista o Consigliere – si espone in prima persona. Questa sensazione di solitudine ha toccato alcuni Consiglieri di maggioranza e potrebbe essere alla base del tradimento di cui parla il Metta. 

Chi siano le due ‘cicogne traditrici’ è difficile saperlo con esattezza, ma le ipotesi vertono su diverse questioni. Stando alla ricostruzione evolutiva del ‘cicognismo’, non è da escludere che almeno uno dei due sia rintracciabile tra gli impensabili fedelissimi (voci di corridoio non confermate parlano di uno tra Monterisi e Moccia, ndr.) che hanno immaginato che nel segreto della cabina elettorale Metta non li avrebbe visti. I tasselli mancanti, però, sono due e il motivo del non voto potrebbe dipendere da quel ipotizzato e mai confermato filo rosso che pare unire l’attuale maggioranza con il centro destra locale, e che potrebbe aver indotto un Consigliere di maggioranza (si ipotizzano i nomi di Bonavita e Pizzolo, ndr.) a tradire l’accordo di voto.

E se il ‘tradimento’ avesse la stessa regia? E’ una ipotesi, ovviamente non confermata, ma che apre uno scenario bizzarro e non sorprendente se si considera che siamo nel campo della politica dove – la storia insegna – tutto o quasi è possibile. Alcuni ben informati parlano di un presunto accordo con il civico Rosario Cusmai, al quale sarebbero state garantite da due a tre preferenze provenienti da Cerignola, il tutto in linea con quel filo rosso che lega Metta ai gruppi civici di Capitanata e al Governatore regionale Michele Emiliano.

Intanto – in molti giurano – pare sia partita la caccia ai traditori e già nei prossimi giorni potrebbero arrivare conferme che però, vista l’esperienza politica del Primo cittadino Metta, potrebbe anche risolversi senza stravolgimenti o crisi di governo. 

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