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“Giornata della Memoria”, medaglia d’onore della Presidenza della Repubblica al deportato Michele Di Giulio

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Vito Balzano
Caporedattore, giornalista. Laureato in Scienze della Comunicazione Sociale, Istituzionale e Politica. Dottore di Ricerca in Dinamiche Formative ed Educazione alla Politica.

Gennaio è un mese particolarmente importante, non solo perché apre al nuovo anno ma, soprattutto, per il ricordo di una delle pagine più nere della storia moderna. Il 27, infatti, ricorre la “Giornata della Memoria”, in ricordo di tutte le vittime dell’olocausto e della insulsa vena distruttiva del nazismo che mise a ferro e fuoco l’Europa dei primi decenni del novecento. Cerignola, con la sua amministrazione, quest’anno è sembrata poco attenta mentre da realtà limitrofe, più piccole demograficamente ma con una memoria evidentemente molto più grande, ha organizzato un evento dal titolo “La nostra memoria”, manifestazione in ricordo della persecuzione del popolo ebraico, celebrata a Canosa di Puglia(BT), promossa dal Comune di Canosa e dalla Prefettura di Barletta Andria Trani, lo scorso 31 gennaio.

Un momento che si è articolato in diverse fasi e che ha visto anche un pezzo importante di Cerignola quale protagonista. Gli intervenuti, dal sindaco di Canosa, Ernesto La Salvia, al prefetto della Provincia Barletta Andria Trani, Clara Minerva, al Questore di Bari, Carmine Esposito, hanno sottolineato l’importanza di questa giornata e di momenti di riflessione come accaduto in un teatro gremito di studenti. Proprio in presenza dei sindaci di Canosa e Minervino, Ernesto La Salvia e Maria Laura Mancini, del presidente del Consiglio comunale di Canosa, Pasquale Di Fazio e dell’intera Giunta comunale di Canosa, il prefetto Clara Minerva ha conferito la medaglia d’onore della Presidenza della Repubblica alla memoria del canosino deportato Michele Di Giulio. A ritirare l’onorificenza, è intervenuto il figlio Nunzio Di Giulio, primo cittadino onorario di Cerignola, già ispettore capo della Digos del centro ofantino oggi in quiescenza, che ha avuto parole di gratitudine nei confronti del Prefetto e dell’Amministrazione comunale, per aver voluto ricordare la memoria di suo padre. Momento toccante, l’intervento dell’ex ispettore capo, che ha voluto omaggiare la platea con la lettura della poesia “Se questo è un uomo”, di Primo Levi, tra la commozione di tutti i presenti, autorità comprese, e gli applausi sinceri ed emozionati di tutto il teatro Lembo.

CHI ERA MICHELE DI GIULIO?  Nato a Canosa di Puglia il 18 luglio 1919, deceduto presso l’ospedale civile di  Andria il 14 luglio 1956, fu arruolato il 7 giugno 1939, da umile contadino, e assegnato al 52° Reggimento Fanteria; il 25 ottobre 1940 trasferito al 207° Reggimento  Fanteria per tre lunghi anni qui fino al 1943 quando fu fatto prigioniero dai nazisti. Durante la guerra fu ferito da arma da fuoco, mentre eroicamente si rifiutava di rientrare in Patria per continuare a dare il suo contributo a favore della stessa, e dal suo foglio matricolare si rileva che la ferita era stata causata da un proiettile di entrata nella regione sottoclavicolare destra con uscita dalla spalla destra.

Con il  207° Reggimento Fanteria, ha partecipato alle operazioni  belliche – dal 25 ottobre 1940 all’8 settembre 1943 – svoltesi alla Frontiera Greco Albanese e nel mare Mediterraneo presso l’Isola di Creta. Fatto prigioniero dai tedeschi presso l’isola di Creta il 17 settembre 1943, fu  trasferito in un lager nazista ivi rimase fino alla fine della guerra. Il Fante Michele Di Giulio per il suo atto eroico fu insignito di due Croci di guerra dal Comando Generale dell’Esercito Italiano.

Rientrato nella città natale, segnato dalle ferite della guerra, morì a soli  37 anni, lasciando la moglie Pastore Costanza vedova a soli 29 anni e in malsana salute, il figli Nunzio di 8 anni, Cosimo di 4 anni e Giuseppe di soli 9 mesi. In considerazione della non conoscenza delle leggi vigenti in materia, non ha mai ricevuto alcun aiuto. Alla famiglia non  gli fu riconosciuto alcun beneficio pensionistico, pertanto, Nunzio e Cosimo furono messi in  orfanotrofi, il neonato Giuseppe viveva con la  madre in condizioni di estrema povertà.

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