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Consiglio comunale tra le proteste. In difficoltà la maggioranza | Video

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Vito Balzano
Caporedattore, giornalista. Laureato in Scienze della Comunicazione Sociale, Istituzionale e Politica. Dottore di Ricerca in Dinamiche Formative ed Educazione alla Politica.

Con oltre un’ora di ritardo si avvia un consiglio comunale che si annunciava già alla vigilia carico di tensioni. Sono le interrogazioni la nota dolente che scalda il pubblico e mette nell’angolo l’esecutivo, pronto ad abbandonare l’aula e rifugiarsi nel retro aula.

Si comincia con la questione Zona a Traffico Limitato, una doppia interrogazione presentata sia da Tommaso Sgarro che da Vincenzo Specchio. In sostanza si chiede perché le modifiche auspicate, ma soprattutto promesse dal sindaco nell’ormai lontano consiglio dell’11 aprile non siano state poi rese effettive. Il Sindaco legge la risposta, condita delle motivazioni espresse dal comandante Francesco Delvino. Sgarro non è soddisfatto della risposta e ricorda come per modificare la viabilità non sia necessario alcun parere ministeriale, «basta un’ordinanza».

Scroscio d’applausi e via alla protesta al grido di “dimissioni” da parte del pubblico. Il consiglio è sospeso. «Con quattro Tommaso Sgarro questa città sarebbe la migliore della puglia», urla un cittadino. La maggioranza intanto esce dall’aula. Ci vogliono quaranta minuti per riprendere il consiglio; animi apparentemente pacati, anche Specchio ritiene di non essere soddisfatto e si procede con la seconda interrogazione a firma del centrosinistra.

Tema centrale è la “puzza” con Maria Dibisceglia che legge l’interrogazione nella quale sostanzialmente si chiede contezza di questa problematica di interesse pubblico. Risponde l’assessore all’ambiente Antonio Lionetti e inizia il mormorio in aula; quando Lionetti chiede a Sgarro di far star zitto il suo pubblico, i cittadini ricominciano ad urlare e a fatica le forze dell’ordine riescono ad evitare il peggio.

 

Sospeso nuovamente il consiglio, la maggioranza non vuole riprendere. Il Commissario, dopo un duro scontro con il Sindaco, invita a riprendere i lavori. Si riavvia il consiglio, permettendo a Lionetti di proseguire nella sua risposta, completata anche da una nota polemica verso i cittadini in protesta: «i cittadini hanno il diritto sacrosanto di protestare, ma altrettanto hanno il dovere di informarsi, di chiedere spiegazioni a chi amministra. Mi chiedo quali possano essere le recriminazioni nei confronti di questa amministrazione dopo aver dimostrato di aver fatto il possibile. Io mi chiedo che senso ha avuto diffamare e calunniare il Sindaco di questa città». E scoppia di nuovo la protesta.

Il Presidente del Consiglio Paparella stavolta non sospende il consiglio. Il pubblico viene calmato e ha luogo un siparietto tra Franco Metta e Paparella: il primo cittadino chiede di sospendere il consiglio, Paparella inamovibile va avanti. Replica non soddisfatto Sgarro, «abbiamo noi informato l’assessore che erano in corso i lavori al Depuratore, lo comunicò Teresa Cicolella. Convoca conferenze e nessuno gli risponde. E anche gli scarichi illeciti li conoscevate. Nel 2015 l’Aqp ha fatto un controllo a mappa sugli scarichi nella fogna e a molte aziende ha inviato le prescrizioni, inviate anche al Comune. Queste cose lei non le sa. E da la colpa a chi ha amministrato prima. Allora una sola parola può risolvere questo problema: le dimissioni dell’assessore Lionetti».

Il consiglio prosegue per pochi minuti, senza il Sindaco, e si approva in fretta il DUC proposto da Specchio votandolo all’unanimità. A seguire manca il numero legale, con solo 6 consiglieri cicognini più Paparella si chiude il consiglio alle 22,00.

Il dato rinvenente è la frantumazione della maggioranza. Un esecutivo al quale di fatto manca l’appoggio di Federazione Civica e i placet di Forza Italia. Mai come ieri la roccaforte cicognina è parsa in difficoltà.

A seguire la manifestazione dei cittadini in corteo ha virato il focus dai temi ambientali alle dimissioni dell’amministrazione; negli ultimi vent’anni non si ricorda un’amministrazione così contestata. Al di là di quelli che il Metta chiama “contestatori di professione”, ieri c’erano molti cittadini, oltre 300 in consiglio e molti altri in strada, che giurano di non fermarsi.

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