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Storia di ordinaria… disamministrazione. Odissea di un cittadino tra uffici e impiegati

CONTRIBUENTE RACCONTA ALLA LE PERIPEZIE VISSUTE PRESSO L’AGENZIA DELLE ENTRATE

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Gennaro Balzano
Giornalista, corrispondente da Cerignola per La Gazzetta del Mezzogiorno, insegna nella scuola primaria. Collabora con l'Università di Bari ed è consulente in comunicazione in diversi progetti.

Una storia di ordinaria burocrazia, la segnalazione di “disfunzioni” interne ad uffici, che di fatto rendono difficili i rapporti con i cittadini, ma anche la sensazione che il tutto scada in un vero e proprio abuso. Nello specifico si tratta della Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate e della relativa sede territoriale di Cerignola, dove, secondo quanto riportato da un cittadino in una missiva a questo giornale, i funzionari «hanno ostacolato se non impedito la difesa del contribuente». Tutto ha inizio nel gennaio 2012, quando – a seguito di notifica – veniva chiesto al cittadino di comparire per il contraddittorio e la consegna di documentazione contabile per l’anno 2008. Nel giorno stabilito il funzionario preposto era assente e cominciava così l’epopea del contribuente.

Nel novembre 2013 la notifica dell’avviso di accertamento per un importo pari a 24mila euro circa, senza un preliminare contraddittorio. Pochi giorni per imbastire il ricorso e poi la posposta di mediazione, il tutto senza rispettare canonicamente i tempi, ma provando ad affrettare le procedure. Ma non è tutto. «Nella proposta di mediazione si faceva richiesta di consegnare il registro dei beni ammortizzabili – racconta il cittadino -. Cioè prima viene emesso l’avviso di accertamento poi si chiede la consegna di un registro contabile che la stessa Ctp ha ritenuto fondamentale per una verifica fiscale».

Ancora l’assenza del funzionario preposto – siamo nella sede foggiana – e il diniego ad esser ricevuto da parte di altro funzionario. Intanto è il 2014 e si giunge ad una nuova richiesta di mediazione, in data oltre il tempo che il legislatore riserva alla mediazione. «L’atteggiamento ostruzionistico tenuto dai funzionari al contraddittorio con il contribuente, veniva segnalato al dirigente della Agenzia di Foggia che con missiva pec, a firma del Capo ufficio legale, attestava la presenza dei funzionari all’invito da essi richiesto addebitando la mancata instaurazione del contraddittorio ad una mia assenza», spiega l’uomo, che vedrà pochi mesi dopo riconosciute le sue ragioni. Nonostante tutto e il riconoscimento di comportamento colpevole, nel gennaio 2015 un nuovo atto di appello, contestato da memoria del difensore per rimarcare i reati commessi dai funzionari e dai dirigenti. In più si poneva all’attenzione della Corte dei conti anche la necessità di accertare il danno erariale commesso dai funzionari.

Si arriva velocemente al 2017 con un esposto alla Corte dei conti di Bari e al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria del quale non si hanno notizie.

E’ evidente a questo punto che qualcosa non funziona: se ad assentarsi ad un invito inoltrato da un funzionario dell’Ufficio finanziario fosse stato il contribuente questi sarebbe stato passibile di pesanti sanzioni, di verifiche fiscali con modalità induttive e ad una difesa indebolita o quasi impossibile a fronte di un avviso di accertamento, mentre se ad assentarsi è un funzionario dell’Ufficio finanziario questi trova la complicità della giustizia tributaria.

«A mio avviso i funzionari dell’Ufficio fanno un uso distorto dell’invito al contraddittorio previsto dal legislatore per l’emissione di un atto impositivo – dice seccamente il cittadino -. Questi pur invitando il contribuente per il contraddittorio, previsto per legge, si assentano così da emettere un avviso di accertamento con motivazioni induttive, senza il tedio di controllare la documentazione contabile e senza dover giustificare le motivazioni del contribuente non accolte; così da poter affermare di aver invitato il contribuente e che lo stesso non si è presentato nel giorno e nell’ora stabilita».

Una storia, quella narrata, che se dovesse essere confermata anche da successiva sentenza, accenderebbe un faro su certe consuetudini all’interno dei pubblici uffici che, purtroppo, risultano penalizzanti per molti contribuenti.

Gennaro Balzano
La Gazzetta del Mezzogiorno

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