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    Cerignola, successo al Mercadante per l’Avaro di Moliere | FOTO

    Grande plauso del pubblico per la rappresentazione curata dal maestro Ugo Chiti

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    Grande successo di pubblico per la rappresentazione dell'”Avaro” di Moliere, classico immortale della commedia che in se riassume la tradizione teatrale ellenistica, latina e “di costume” seicentesca, diretto e riadattato da Ugo Chiti e portato sul palco del Mercadante dalla compagnia teatrale “Arca Azzurra” giovedì 16 febbraio. Nel ruolo di Arpagone, il vecchio avaro protagonista della commedia, un eccellente Alessandro Benvenuti – attore e regista, veterano del teatro, cabaret e cinema italiano, fondatore assieme ad Athina Cenci e Paolo Nativi, del trio comico dei “Giancattivi”, con i quali raggiunse la notorietà tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 -, protagonista di una magistrale interpretazione del proprio personaggio. Hanno condiviso il palco con Benvenuti, guadagnandosi i meritatissimi applausi del pubblico, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda e Desireè Noferini.

    Quale rapporto ha instaurato con il personaggio interpretato, Alessandro Benvenuti lo racconta in esclusiva per lanotiziaweb.it. «E’ un personaggio complesso con grandi qualità comiche e drammatiche che, per ottenere un risultato che mi soddisfi, diverso dai modelli dei grandi del passato, sto studiando a fondo. Si tratta di un rapporto di interesse, da un lato, e di studio, dall’altro; e quando si studia qualcosa, lo si fa sperando di essere “promossi” ad un esame; quindi, come diceva il grande Eduardo, ogni sera cerco di prendere ottimi voti dal pubblico». Si tratta di uno scritto del 1668, ma il messaggio che trasmette al pubblico sembra sempre più attuale, come conferma l’attore. «Parlando dell’avarizia, e quindi di un vizio capitale, si parla di un aspetto insito nell’uomo, rappresentando un “archetipo” umano che non morirà mai finché l’uomo sarà su questa Terra. Oggi l’avarizia la si percepisce non nella maniera classica ma come egoismo: la grande disparità tra la tanta gente che sta male e i pochissimi che stanno benissimo e, questa disparità, è terribile poiché procura tanta sofferenza a gente che potrebbe stare bene grazie anche solo alla generosità di coloro che vivono in una condizione più agiata».

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