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    “Il dono della pace, l’impegno della nonviolenza”. L’omelia di mons. Renna

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    “Il Signore faccia splendere su di te il dono della pace!”: queste sono le parole che Dio pone sulla bocca del sacerdote Aronne, il fratello di Mosè, per benedire il popolo di Israele. Gli insegna a chiedere il dono più grande, la pace, che ha una caratteristica peculiare: non è un bene individuale, ma comunitario ed indivisibile. Quando chiediamo la pace, noi non pensiamo solo a noi stessi, ma al mondo intero; non solo a coloro che ci sono vicini ed amici, ma anche a chi ci avversa, perché la pace è riconciliazione. Da cinquanta anni la Chiesa dedica questa Giornata alla Pace, e diffonde il messaggio che il Papa rivolge a tutti gli uomini su un tema e un desiderio che vede uniti gli uomini e le donne di ogni religione. Quest’anno il tema del messaggio pontificio è La nonviolenza: lo stile della politica per la pace.
    Il Papa, anzitutto, ci aiuta a vedere la realtà che è sotto i nostri occhi, ma alla quale forse ci siamo assuefatti, perché la consideriamo cronaca usuale e ripetitiva. Ci aiuta a vedere che “siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi” (n. 2): si combatte in Siria, in Medio Oriente, in Africa, e questi conflitti ci riguardano, perché riversano su tutta l’umanità terrorismo, criminalità, attacchi armati imprevedibili, esodo di popolazioni, devastazione dell’ambiente. Possiamo dire che questa “guerra mondiale a pezzi” ci riguarda perché siamo cittadini del mondo, perché siamo credenti che hanno a cuore le sorti di tutta la famiglia umana; ma anche perché i tanti fratelli e sorelle immigrati che abitano nelle nostre campagne fuggono da paesi dove non c’è il bene che permette di godere tutti gli altri beni, la pace. Quando vediamo soprattutto i più giovani di loro, ci rendiamo conto che i loro genitori li hanno quasi costretti a fuggire verso un futuro più sicuro, in cerca di territori in cui non ci siano guerre. La “guerra mondiale a pezzi” riguarda anche noi! Ma come reagire? C’è una catena di violenza che non fa che perpetuare i conflitti, e la forma più pericolosa è quella del terrorismo di matrice religiosa, che invasa gli animi, fa ritenere giusto e santo ciò che non può essere tale, perché come ha affermato il Papa: “solo la pace è santa, non la guerra!”.

    Come agire, come guardare a questa realtà per venirne fuori? Come credenti in Cristo, abbiamo una prospettiva che è la Sua, quella di chi conosce il cuore dell’uomo e ci fa consapevoli che “il vero campo di battaglia in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano” (n. 3). Dice il Signore: “Dal di dentro infatti, cioè da cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive” (Mc 7,21). Cristo ci indica una strada, quella del disarmo del cuore umano, che è la strada previa e necessaria per svuotare gli arsenali. Quando impedì a coloro che accusavano l’adultera di lapidarla (cfr. Gv 8,1-11), Egli li disarmò non solo delle pietre che brandivano, ma anche della pretesa interiore di possedere la verità assoluta su quella donna. Quando nel Getsemani ingiunse a Pietro di rimettere la spada nel fodero e di non rispondere con violenza alla violenza che gli veniva usata, Egli lo disarmò dalla certezza tutta umana che le armi di ogni tipo possano mettere fine ai conflitti. Gesù indica la via della nonviolenza, quella che ha la sua magna charta, la sua indicazione più chiara, nell’invito ad amare i nemici: “esso non consiste nell’arrendersi al male (…) ma nel rispondere al male con il bene (cfr. Rm 12, 17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia” (n. 3). Non è una utopia irrealizzabile, è la strada che uomini e donne nel XX secolo hanno seguito, vincendo le battaglie più vere: hanno vinto due volte perché hanno raggiunto lo scopo di riaffermare i loro diritti, e hanno spezzato la catena di violenza che si stava perpetuando. Il Papa nel suo messaggio ne elenca i nomi: Madre Teresa, Gandhi, Khan Abdul Ghaffar Khan in India, Martin Luther King in USA, Leymann Gobwee in Liberia, Giovanni Paolo II.

    Nel giorno in cui invochiamo la pace, siamo invitati a fare una scelta. Nel giorno in cui auguriamo a tutti un “Buon Anno”, siamo invitati a imboccare una strada: il Papa ci indica quella della nonviolenza, che si traduce in un atteggiamento che egli chiama di “ecologia integrale”. L’ecologia è salvaguardia dell’ambiente e della natura; ma c’è un ambiente che ha bisogno di essere bonificato quanto i campi inquinati da amianto e liquami, quello delle relazioni familiari e sociali. Scrive il Papa: “L’esempio di santa Teresa di Gesù Bambino ci invita alla pratica della piccola via dell’amore, a non perdere l’opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia. Una ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo” (n. 5).

    Raccogliamo l’invito del Papa anche a Cerignola e nelle città della nostra Diocesi segnate dalla violenza che si esprime in tante forme. La violenza verbale, quella fisica, la violenza che vuole risolvere i propri problemi di povertà privando gli altri di sicurezza e di benessere, è una catena che si rigenera da troppo tempo! Armiamoci di gesti diversi, che creino dialogo e costruiscano civiltà: l’unica via che potrà farci vincere le battaglie della diffidenza è quella della nonviolenza, cominciando a disarmare i pensieri dei nostri cuori.

    Buon Anno alle nostre Città che anelano alla pace vera e duratura! Buon Anno al mondo intero, che anela alla pace!