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    Enrico Rossi torna a Cerignola: al centro del dibattito sanità, università e lavoro | FOTO

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    A poco più di due mesi di distanza dalla volta precedente (era il 12 novembre a Palazzo Coccia, ndr), il governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi, torna a Cerignola. L’occasione è stata l’incontro, tenutosi nel tardo pomeriggio di sabato 20 gennaio nella Sala Conferenze di Palazzo di Città, dal titolo “La legalità, la politica, il futuro”. Diverse cose son cambiate dal citato evento dello scorso autunno: è infatti nata nel frattempo Liberi e Uguali, la lista formatasi dall’incontro di Articolo 1-MDP (di cui Enrico Rossi fa parte), Possibile e Sinistra Italiana, il cui timone è stato affidato al Presidente del Senato e già Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, e che ha deciso di correre da sola in vista delle prossime elezioni politiche.

    L’incontro dello scorso sabato, moderato da Antonella Cappelli, ha posto all’attenzione dei partecipanti diverse tematiche di stringente attualità, tematiche che – non è difficile immaginarlo – contribuiranno a caratterizzare questa campagna elettorale. Ad aprire il dibattito è l’intervento di Francesco Bonito, Magistrato di Cassazione nonché ex parlamentare. Bonito sottolinea l’importanza del ritorno di una sinistra capace di leggere la realtà, creare coesione sociale e tutelare il ceto medio. Mentre in merito a Liberi e Uguali dichiara: «Osservo che l’iniziativa di alcuni ex dirigenti del PD di uscire da quel partito e costituire una diversa realtà politica viene letta in maniera estremamente riduttiva, come l’ennesima divisione a sinistra. Al contrario – prosegue Bonito – questo processo ubbidisce ad un’esigenza storica e politica di una rilevanza estrema. Abbiamo rischiato di andare ad elezioni politiche che, per la prima volta nella storia democratica italiana, avrebbero visto l’assenza di un’autentica rappresentanza di sinistra. Se non ci fosse stato Liberi e Uguali, questo sarebbe accaduto». Bonito conclude indicando in Liberi e Uguali quel coro di giusti che può opporsi alle grida scomposte dei populismi.

    Tocca ad Enrico Rossi entrare nel vivo dei temi, partendo dalla sanità pubblica, campo che è stato di sua stretta competenza nel primo decennio degli anni 2000, allorquando ne è stato assessore in Regione Toscana. «Manca la capacità di investimento ed intervento organizzativo di medio-lungo periodo. Quel servizio pagato dalla fiscalità generale sta deprimendosi, con una parte che si sta spostando nel privato». Mancanza di risorse e superticket si sono abbattute soprattutto sul ceto medio. Ecco, quindi, il governatore della Toscana tracciare la rotta di possibili soluzioni: «Se vogliamo una sanità diversa bisogna rimettere in campo valori diversi, ricominciare a dire che la salute è un diritto per tutti, garantito dalla fiscalità generale. Bisogna riavere un sistema sanitario nazionale con declinazioni regionali, programmato sotto le dipendenze dello Stato. Occorre fare progetti in cui laddove ci sono risorse dove il servizio è carente, si investa in una nuova unità operativa. In questo Paese deve tornare ad essere un valore il fatto che tutti si è uguali davanti a una malattia. Cos’è la solidarietà di cui ci si riempie tutti i giorni la bocca se non quella di pagare la mia parte per finanziare un servizio sanitario che so che troverò quando ne avrò bisogno?».

    Quello dell’istruzione e della formazione, segnatamente quella universitaria, è il secondo degli aspetti sviscerati nella serata. La recente uscita di Pietro Grasso sull’abolizione delle tasse universitarie non ha riscosso il consenso del governatore toscano che, partendo da una panoramica internazionale, illustra come i dati diano attualmente l’Italia molto indietro rispetto a Paesi come Inghilterra, Germania e Francia per numero di laureati nella fascia d’età fra i 30 ed i 35 anni, scivolando addirittura in coda alla classifica europea con la Romania. Dall’era Gelmini ad oggi, l’Università italiana ha visto sottrarsi 1,5 miliardi, è quanto sottolinea Rossi. «Il secolo scorso è stato quello in cui i figli di operai e contadini sono potuti andare a scuola, emanciparsi, costruire quel ceto medio che è stato fondamentale per l’incivilimento del Paese – asserisce il presidente della Toscana -. Si è arrivati a pensare che la laurea fosse un fardello inutile da cui liberarsi. Questo considerare scuola e università tempo perso nasce con Berlusconi, ma è andato avanti anche successivamente». Enrico Rossi indica anche nell’introduzione del numero chiuso una delle piaghe dell’Università di questi anni.

    Il terzo ed ultimo tema caldo è quello su cui Liberi e Uguali poggia le proprie fondamenta, il lavoro. Rossi pone l’accento sul fatto che l’abolizione dell’articolo 18 si sia tradotta con un «ti prendo quando mi pare, per il tempo che mi pare e ti butto fuori quando mi pare». E ancora: «Non c’è un Paese in Europa che abbia un mercato del lavoro liberalizzato come il nostro e questo lo dobbiamo a un governo di centro-sinistra presieduto da Matteo Renzi». Non può mancare in questa discussione il Jobs Act, dietro cui, per il politico toscano, la realtà è che «l’80% dei nuovi contratti è precario». Avendo ribadito quanto ci sia bisogno di una sinistra che intercetti il malessere del Paese e lo conduca sui binari democratici della lotta sociale e politica, Enrico Rossi conclude con una stoccata al suo ex partito: «A chi mi dice di aver tradito, uscendo dal PD, rispondo che bisognava andar via prima: ci avrebbero seguito in molti, forse oggi saremmo di più».

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