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    HomeEvidenzaL'ex-Sindaco Giannatempo su SIA: «era azienda modello, ora ridotta allo sfascio»

    L’ex-Sindaco Giannatempo su SIA: «era azienda modello, ora ridotta allo sfascio»

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    Complicanze sul fronte SIA e rifiuti, complicanze rispetto alle quali l’amministrazione guidata da Franco Metta sta facendo di tutto per risolvere in forma definitiva ogni criticità. Non è però di tale avviso l’ex-Sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, che capovolge la situazione descrivendo diversamente alcuni punti nodali della questione e respingendo al mittente ogni accusa alle precedenti amministrazioni.

    Difficoltà di cassa per SIA, ma il Consorzio e la Regione sono a lavoro per risolvere ogni cosa. Come vede il futuro di SIA? «SIA oggi è passata da azienda pubblica invidiata in tutta la Regione Puglia, unica azienda ad aver ottenuto l’AIA nel 2014, azienda bancabile, azienda con bandi pronti da attuare, ad azienda sull’orlo del fallimento. Quello che io ho fatto in tre mesi non è ancora stato fatto in tre anni».

    Ritiene ci siano delle responsabilità imputabili alla gestione post 2015, quando Franco Metta assunse la presidenza del consorzio Fg/4? «Per quel che riguarda biostabilizzazione e compostaggio era già tutto pronto, non capisco perché se ne stia parlando ancora oggi. Era già stato finanziato tutto, parlo di marzo 2015, quando poi io mi sono dimesso per candidarmi alle regionali. Avevamo dato ogni indirizzo all’amministratore unico Francesco Vasciaveo, che nonostante la sua professionalità, è stato messo da parte e sostituito da un consiglio di amministrazione certamente di indirizzo politico, che ad oggi ha contribuito insieme al Sindaco a determinare il disastro totale della SIA. Non ci sono solo delle responsabilità, ci sono colpe precise rispetto alla gestione degli ultimi tre anni».

    Biostabilizzazione, compostaggio e sesto lotto. Ci sono costi importanti da sostenere, come si fa con SIA che non riceve denaro da alcuni comuni e ha quindi difficoltà nel pagare gli stipendi? «Oggi la SIA non è più credibile presso le banche, mentre con me c’era la disponibilità della BNL a contribuire con un cofinanziamento per il compost da aggiungere ai 4 milioni di euro della Regione. In più la disponibilità per il finanziamento funzionale alla costruzione del sesto lotto. Io ho lasciato un’azienda che aveva credito presso i Comuni a cominciare dal Comune di Cerignola, che erano 4 milioni di euro, che il Sindaco dice di aver ridotto dopo tre anni. Io gli avevo lasciato in cassa 9 milioni di euro da poter spendere e la prima cosa che avrebbe dovuto fare era togliersi il debito con SIA. Noi non avevamo provveduto prima perché eravamo in ritardo di un anno sull’invio delle cartelle esattoriali a causa della mancanza dei decreti attuativi sulle nuove Tari e Tasi, che videro la luce a gennaio. Dopo tre mesi io non ero più Sindaco. Dopo tre anni la situazione è ancora più drammatica, perché Metta ha trovato la cassa piena e non ha pensato a pagare il debito con SIA, ma a fare una serie di opere per buttare fumo negli occhi dei cittadini e non cautelare SIA e i suoi dipendenti».

    La soluzione di ogni problema passa attraverso la stipula dei contratti di ARO e di un piano di rientro delle debitorie. La ritiene una strada percorribile? «Il nuovo contratto di ARO lo avevamo già predisposto noi, ma non erano ancora maturi i tempi, perché andavano a scadenza i contratti precedenti. Anche su tale tema sento ancora accuse alle amministrazioni passate quando l’unico colpevole è il Sindaco: ora dobbiamo rivolgerci a terzi e aspettare la Regione quando era tutto pronto. La situazione poteva essere risolta prima e meglio».

    da La Gazzetta del Mezzogiorno