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Muore un uomo dello Stato. E in Capitanata si chiedono più uomini

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Gennaro Balzano
Giornalista, corrispondente da Cerignola per La Gazzetta del Mezzogiorno, insegna nella scuola primaria. Collabora con l'Università di Bari ed è consulente in comunicazione in diversi progetti.

Il maresciallo maggiore dei Carabinieri Vincenzo Carlo Di Gennaro, in servizio presso la stazione di Cagnano Varano, è rimasto ucciso questa mattina durante un conflitto a fuoco avvenuto nella piazza principale del paese. Aveva 46 anni che era il vicecomandante della stazione. Questa la fredda cronaca di un omicidio. E poi la foto che fa il giro degli smartphone. A distanza di poche ore l’arresto del killer, mentre un collega del militare ucciso è rimasto ferito.

La notizia è stata battuta a ripetizione da ogni quotidiano locale e nazionale. Per l’accaduto si è mosso anche il premier Giuseppe Conte, giunto in Capitanata. «A Foggia per stringere in un abbraccio i familiari del maresciallo Vincenzo Di Gennaro, ucciso questa mattina a Cagnano Varano – ha detto il primo ministro -. Un servitore dello Stato colto di sorpresa e caduto in servizio, nel pieno esercizio delle sue funzioni. Il Governo, l’Arma dei Carabinieri e il Paese intero gli sono debitori e sono al fianco della famiglia che vive la sofferenza di questa perdita».

«Il sanguinoso episodio richiama, ancora una volta, l’attenzione sulla grave emergenza della legalità che da tempo ormai affligge il territorio della provincia di Foggia impedendone lo sviluppo coerentemente con le proprie potenzialità». Lo dichiara in una nota la Giunta distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati di Bari. L’Anm «evidenzia la imprescindibilità di un potenziamento degli organici delle forze dell’ordine e della magistratura impegnati a fronteggiare la critica situazione».

In Capitanata si chiedono più uomini dunque, perché quell’emergenza territoriale che va dal radicamento delle mafie all’aver sottovaluto il fenomeno, oggi non può più aspettare. Non bastano 1000 uomini per 12 o 18 mesi. Ad essere potenziati a lungo termine devono essere soprattutto i Commissariati e le Caserme, le infrastrutture giudiziarie; il territorio deve essere presidiato e controllato dallo Stato, ma soprattutto ravvivato da progetti ed iniziative di educazione alla legalità. C’è la necessità di preparare generazioni migliori.

E poi servono leggi meno aggirabili. «Sono anni – afferma in una nota il Segretario Generale del Siulp Felice Romano – che invochiamo interventi legislativi che rendano l’azione dello Stato, e quindi le pene ad esse collegate, certe e immediate. Giacché è in questi due presupposti che il cittadino trae la certezza dell’efficacia dell’azione dello Stato. Ecco perché, conclude Romano, oltre ad un segnale serio e concreto di nuovi interventi nella capitanata finalizzati a combattere la, purtroppo, diffusa illegalità che si registra in quel territorio, occorre oggi una risposta legislativa e giuridica per dare strumenti concreti alle donne e agli uomini in uniforme per evitare che quanto accaduto a Vincenzo questa mattina non si ripeta più».

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