don vito ungaro

Iniziative per ricordare don Vito Ungaro, parroco della Chiesa Maria SS del Carmine, nel centenario della sua nascita, sono state programmate per mercoledì 9 ottobre con una veglia di preghiera “Amare la Chiesa come Cristo la ama” per le vocazioni e i sacerdoti nella chiesa del Carmine alle ore 20,30. Una solenne concelebrazione presieduta dal vescovo mons. Luigi Renna giovedì 10 ottobre alle ore 19,30, giorno del suo compleanno.

Seguirà la presentazione del libro “Io sono un sacerdote” curato da Franco Conte e voluto dalla nipote del sacerdote Rosa Mennuni. Don Vito Ungaro compì gli studi ginnasiali nel seminario di Ascoli Satriano e quelli liceali e teologici presso il Seminario Regionale di Benevento. Fu ordinato sacerdote da mons. Vittorio Consigliere il 1 agosto 1943 nel Duomo di Cerignola. Approdò nella chiesa del Carmine l’8 maggio 1944 come Vicario Curato. Passata la guerra, il 19 marzo 1946 fu nominato Parroco della suddetta chiesa. Giovane, fresco, sorridente, scattante iniziò con lena ed entusiasmo la sua missione sacerdotale. Fu Assistente ecclesiale dei Medici, Maestri e Laureati Cattolici, delle ACLI e della G.S.F., Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano, dell’Ufficio Ecumenico, delle Dame e Damine di carità, Componente del Patronato scolastico, Ispettore nelle scuole elementari, presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’Opera Pia “Anna Rossi”, insegnante di religione al Liceo Classico “Zingarelli” e al Liceo Scientifico, Esaminatore Prosinodale.

Contattò il mondo bracciantile e fondò la Comunità Braccianti, i Comitati Civici. Ragazzi, giovani, riempivano la sagrestia, potenziando così le associazioni di Azione Cattolica e quelle collaterali. Un prete tanto giovane, orientò il suo apostolato nel campo della cultura. Raccolse pochi amici e insieme raggiunsero Roma per il primo convegno dell’Azione Cattolica. Istituì la FUCI, movimento degli universitari dell’Azione Cattolica che ispiravano i propri studi nell’ambito della fede. Fecero le prime conoscenze Aldo Moro, Giulio Andreotti, Piera Lado. Nacque il giornale “Fucina d’anime”. Si usciva lentamente dalla babele del dopoguerra, e dalle macerie emergeva un punto fermo: la fede come valida interpretazione della storia tramandata e quella che sorgeva. L’ombra del campanile giovava a crescere. Molti si interessarono alla FUCI, tanto che alle prime avvisaglie di un’azione repressiva, la sede di viale Roosevelt fu devastata e incendiata. Ma i fucini diventarono più forti e felici. Don Vito organizzò Sante Missioni e le celebrazioni per il 150° anniversario dell’erezione a parrocchia nel 1989.

Diede tutta la sua vita, la sua cultura, i suoi insegnamenti, i consigli, le raccomandazioni, il conforto, la speranza a grandi e piccoli, all’uomo della strada come a quello della cattedra. Sempre pronto, disponibile, preparato, formato, convinto, parlava ai laureati, ai fucini, agli uomini, alle donne, agli sposi, nelle adunanze, nei convegni regionali e nazionali. La sua cattedra, la sua sede preferita era l’ambone, da dove diffuse il meglio della dottrina cristiana, le bellezze della catechesi, aperta a tutti. Don Vito morì ad Andria il 30 maggio 1991.