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Il problema dello smaltimento illecito dei rifiuti in Capitanata – dell’abbandono selvaggio e dei roghi – è ritornato alla ribalta, o forse sarebbe il caso di dire, di moda. Ritornato perché è è questione antica, è fatto noto, è risaputo. E chi oggi scopre la segretissima ricetta dell’acqua calda rischia di cadere nel ridicolo.

Già l’operazione Black Land – nella quale si attestava un traffico illecito di rifiuti tra Campania e Capitanata – aveva acceso un faro e già all’epoca la questione era nota. Che vi fossero rifiuti tombati nell’agro cerignolano e nel basso Tavoliere lo sanno tutti, istituzioni comprese. E dei collegamenti esistenti tra la Terra dei Fuochi e la nuova Terra dei Fuochi nel foggiano ne aveva fornito prova anche Carmine Schiavone, ex-boss dei Casalesi.

Un gruppo di cittadini, dopo l’insistente aumentare di puzza di bruciato – soprattutto nelle ore serali -, ha lanciato una petizione (https://www.change.org/p/nuova-terra-dei-fuochi) indirizzata al Ministro della Salute Roberto Speranza. Purtroppo sono anni che nessuno interviene. Che non si vuole riconoscere un duplice problema. Da un lato l’inquinamento provocato dai rifiuti sotterrati (falde acquifere e terreni a rischio, ndr), dall’altro l’enorme quantità di rifiuti bruciati con conseguente “puzza” (dalla Zona Industriale fino alle campagne di Borgo Tressanti, ndr).

Si sotterra morte dagli anni ’80, i fumi dei roghi si alzano da diverso tempo. Nessuno si è mai preso la briga di andare a fondo. Tanto gli inquirenti (in sofferenza in un territorio così segnato dalla criminalità, ndr), tanto i poltronari con il piglio dell’ambiente. Tempo non ce n’è molto. Quella della tutela della nostra terra è una priorità. Anzi, per Cerignola, adesso è “la” priorità.