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“Solo mia”, Annalisa Graziano ha presentato il suo libro a Cerignola

Le drammatiche storie di donne, detenute e non, narrate all’interno di una cornice romanzata. Dolore, crudeltà e violenza che però finiranno per lasciare spazio al riscatto e alla rinascita

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Gioacchino Matrella
Classe '86. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Letterature e Storia presso l'Università degli Studi di Foggia. Amante del cinema d'autore, in particolare italiano. Collabora con lanotiziaweb.it dal 2016.

Una tematica tanto forte quanto, purtroppo, attuale è stata al centro di un sentito incontro nella serata di venerdì 18 ottobre presso la libreria ‘L’albero dei fichi’, a Cerignola. Nell’attività di via Pavoncelli ha avuto luogo la presentazione di «Solo Mia – Storie vere di donne» (La Meridiana) della giornalista e scrittrice Annalisa Graziano. Frutto di un lavoro sul campo nella realtà, poco conosciuta, degli istituti penitenziari femminili, il libro racconta le durissime vicende di cinque donne detenute e di una vittima di brutali violenze, Mia, il cui nome di fantasia ha ispirato il titolo.

Già autrice di «Colpevoli – Vita dietro (e oltre) le sbarre» (La Meridiana), Annalisa Graziano torna nei luoghi di detenzione attraverso il linguaggio narrativo del romanzo, un mezzo capace di tenere insieme il diverso materiale raccolto nonché un genere accattivante per i ragazzi, specie quelli in età scolare. È la stessa giornalista a spiegare a lanotiziaweb.it l’origine del suo ultimo progetto: «L’idea è nata perché avevo in mente di raccontare le storie delle donne detenute nel carcere di Foggia, cosa che non avevo potuto fare con “Colpevoli”, e anche quella di una vittima di violenza. Quindi, ho raccolto materiale sia nella Casa Circondariale di Foggia sia in quella di Lucera, dove ho accompagnato le operatrici di “Impegno donna”. Esse realizzano un progetto che si chiama “Uomini oltre la violenza”, rivolto ad un gruppo di uomini che sono detenuti per reati di questo tipo».

L’autrice non ha nascosto le difficoltà iniziali nel trovare donne che volessero raccontarsi. Dietro questo libro c’è, quindi, un lavoro che parte da lontano: «Ho fatto numerosi colloqui all’interno della Casa Circondariale di Foggia con le cinque detenute, che sono alcune delle protagoniste del libro – ci illustra -. Ho inoltre incontrato Mia. Abbiamo riletto insieme le storie prima di pubblicarle, per verificare che tutti i passaggi fossero corretti. Le hanno rilette adesso che il libro è stato pubblicato e ho avuto modo di confrontarmi con Mia e due delle detenute, Debora e Antonella. Le altre sono state scarcerate ed una è stata trasferita, quindi non ho avuto modo di avere un contatto diretto. Ma da chi ha letto il libro, e ci ho parlato, ho ricevuto un riscontro positivo».

La stringente attualità non smette di raccontarci di sangue ancora versato da donne, per mano di chi dovrebbe invece amarle e tutelarle: «Il fenomeno della violenza di genere è ancora diffuso. Quello che si deve fare è parlare di questo tipo di violenza. Non è soltanto quella che lascia lividi, graffi, ferite o cadaveri, ma anche quella più subdola, la violenza psicologica, più diffusa di quanto si possa immaginare e che sembra essere ancora un tabù. Occorre parlare di questi temi anche nelle scuole perché bisogna partire con la sensibilizzazione dalle nuove generazioni». Dietro questo corposo lavoro portato alla luce da Annalisa Graziano, c’è anche il grande supporto delle associazioni che fanno volontariato: «Cerco sempre di raccontare l’importanza del volontariato – sottolinea -. È parte della mia vita, lavorativa e non solo, dato che sono un’operatrice del Centro Servizi per il Volontariato (CSV) di Foggia. Vengono raccontate alcune realtà, quella di “Impegno donna” ma anche altre come l’impegno dei clown-dottori e di “Vìola Dauna”. È un’associazione fondata da alcuni medici di base e pediatri che stanno realizzando dei corsi per le cosiddette sentinelle, per individuare dei segnali di violenza nei bambini e nelle pazienti quando vanno in visita medica. Sono tante le realtà che realizzano progetti, dentro e fuori le Case Circondariali, e che meritano tutta la visibilità possibile».

Sono diversi i temi attraversati durante la presentazione, condotta dalla counselor Mattea Belpiede. Il titolo “Solo Mia” riporta alla mente anche quelle frasi intrise di violenza che uomini dalla psiche malata rivolgono alle donne, credendole un oggetto di loro appartenenza. Mia, vittima delle violenze più atroci da parte di chi avrebbe dovuto invece proteggerla (suo padre), è un nome di fantasia scelto dalla stessa protagonista, il personaggio di un libro che leggeva da piccola. Annalisa Graziano ricorda ancora con viva commozione il loro primo incontro, quanto sia stato oltremodo difficile entrare nei meandri del suo cocente dolore e come abbia fatto ricorso a tutta la sua forza emotiva per affrontare questo viaggio insieme a Mia, donna che oggi sta riprendendo in mano le redini della propria vita. Il racconto e la scrittura si sono rivelati degli strumenti salutari e fondamentali, per Mia e per le detenute.

E a proposito di racconto, finisce sotto la lente d’ingrandimento anche quello morboso, spesso oltre certi limiti, che una parte di informazione fa parlando di questi dolorosi casi, rincorrendo qualche punto percentuale di ascolto in più. “Solo mia” è, fra le diverse cose, uno strumento importante per leggere ed essere consapevoli di uno spaccato di attualità che è doveroso non ignorare. Per dirla con le parole della stessa autrice «è un libro che parla di donne, ma che spero leggano soprattutto gli uomini».

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