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Protagonismo dei laici e dialogo con l’economia locale. Ecco la “restaurazione” della Diocesi

L’intervista al vescovo Mons. Luigi Renna e alla presidente dell’Azione Cattolica Diocesana Maria Rosaria Attini sulle proposte della Diocesi per aiutare i cittadini a ricostruire la propria comunità

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Lo scioglimento del Comune di Cerignola per infiltrazioni mafiose ha rappresentato uno shock non solo per i “coinvolti” ma anche e soprattutto per la società civile che si è ritrovata ad essere fotografata dalla relazione prefettizia come infetta da queste dinamiche criminali per poi dividersi nella polemica tra chi crede nelle ragioni dello scioglimento e chi, al contrario, ritiene che il provvedimento sia ingiusto. In una situazione così complessa è importante che la Chiesa non rimanga inerte e si adoperi per ricucire gli strappi e rendere nuovamente fecondo il tessuto sociale della città.  Nell’intervista concessa in esclusiva per lanotiziaweb.it il vescovo Monsignor Luigi Renna e Maria Rosaria Attini, presidente dell’Azione Cattolica Diocesana, hanno illustrato quali valori, proposte e iniziative verranno messe in campo dalla Diocesi per analizzare ed affrontare la difficile situazione che interessa Cerignola.

«Credo che la prima cosa di cui abbiamo bisogno sia un recupero di razionalità – esordisce Mons. Renna – non dobbiamo lasciarci sopraffare dall’indignazione e dalla rabbia che sono sentimenti umani ma che se rimangono sterili certamente non porteranno del bene». Una razionalità che deve concretizzarsi prima di tutto nel recupero dell’unità comunitaria nel segno della legalità: «Il problema non è essere contro qualcuno ma contro il mondo del malaffare che è presente nella città e gode della divisione per continuare a prosperare».

«Il malaffare gode non solo della divisione ma anche dell’indifferenza e dalla rassegnazione – aggiunge Maria Rosaria Attini – Va ricostruito quel senso di cittadinanza e quella coscienza che permette di approcciarci a certe dinamiche con coscienza critica, ma è un processo che parte da un’attenta analisi ma che richiede molto tempo». Indispensabile è poi mantenere un atteggiamento di equilibrio nei confronti delle parti in causa: «Rispetto all’amministrazione è giusto mantenere una sospensione del giudizio senza scendere nelle dinamiche di scontro partitico. Noi ci fidiamo di quanto scritto nella relazione prefettizia ma non dobbiamo dimenticare che c’è un processo in fieri (il ricorso al TAR ed eventualmente al Consiglio di Stato n.d.r.) al termine del  quale dovremmo trarre le nostre conclusioni. La preoccupazione principale è per il presente – prosegue Mons. Renna – per dare legittimo riconoscimento all’operato dei commissari prefettizi che stanno innanzitutto conoscendo la realtà di Cerignola e lavorando in maniera certosina».

«Il carattere conflittuale del dibattito politico non caratterizzerà mai l’operato della Chiesa – gli fa eco il presidente dell’Azione Cattolica Diocesana Attini -. Non siamo noi a dover esprimere dei giudizi ma le Istituzioni. Il nostro compito è formare coscienze che sappiano valutare quanto accade loro attorno».

UNO SGUARDO AL FUTURO, DOPO IL COMMISSARIAMENTO

Non basta però limitarsi ad analizzare quanto è successo e gestire il presente. Serve avviare un cammino che guardi oltre il commissariamento del Comune: «Il nostro obiettivo adesso è quello di superare lo stato delle cose e aiutare i cittadini a ricostruire, senza slogan o proclami – dice il vescovo -. Ho portato personalmente la questione nei canali della Chiesa, soprattutto in quelli che coinvolgono i laici. Stiamo elaborando un progetto per coinvolgere la cittadinanza, con l’obiettivo finale di superare questo atteggiamento di illegalità diffusa».  Un progetto che quindi miri alla formazione di una cittadinanza attiva e consapevole nel quale i protagonisti principali saranno i laici: «Questa è più che mai l’ora del laicato ma ciò non significa che si debba puntare alla fondazione di un partito – avverte Mons. Renna -. Viviamo in un’epoca di pluralismo nella quale ognuno col discernimento può capire quale fazione scegliere in maniera critica. In questo momento dobbiamo soprattutto far comprendere al mondo cattolico che ha un ruolo nella società».

Questa “nuova fase”, come la definisce Renna, si concretizzerà in una serie di laboratori nei quali ci si avvarrà del contributo di personalità esterne, in modo tale da avere un giudizio quanto più obiettivo possibile, ma sarà fondamentale anche il dialogo con le realtà economiche locali “che sono fragili e molto spesso cadono nell’ambiguità” per provare a costruire un tessuto sociale sano. Iniziative senz’altro valide e che si inseriscono già in un solco tracciato dai messaggi che Mons. Renna ha rivolto alla comunità e alle iniziative portate avanti dalla Diocesi, come ad esempio la scuola di formazione socio-politica o i seminari di approfondimento su tematiche di attualità (immigrazione e decreti sicurezza) o ancora i patti educativi con le scuole.

La perplessità è che questi progetti possano andare a scontrarsi contro uno scoglio insormontabile fatto di indifferenza e di un sentimento comune che percepisce come “normali” certe dinamiche di illegalità. Sul punto però Maria Rosaria Attini è fiduciosa: «Chi vive nel malaffare a Cerignola non è la maggioranza ma fa molto più rumore di chi vive nella propria semplicità la giustizia e la legalità. È su questi ultimi che dobbiamo fare presa perché con il loro atteggiamento consapevole possano fare educazione alla cittadinanza. È evidente che certe dinamiche si siano oramai cristallizzate e non ci aspettiamo di cambiare le cose in pochissimo tempo ma sappiamo che con l’impegno e il lavoro questo è possibile».

Per Mons. Renna altrettanto più importante sarà andare incontro a coloro che vivono situazioni al limite tra legalità e criminalità: «C’è tanta gente che si è rassegnata a vivere di espedienti in una situazione di continua precarietà. Si è creata una zona grigia che è la più pericolosa di tutte. Dobbiamo recuperare chi ha vissuto queste dinamiche e prevenire che se ne creino di nuove, con una particolare attenzione ai più giovani che sono i soggetti più fragili». Il vescovo rivolge poi un appello anche alla classe politica locale: «solo una politica che abbia una visione della realtà, non viva di slogan ed abbia una progettualità può dare una risposta a queste problematiche. Spero sia finito a Cerignola il tempo in cui per fare politica bisogna per forza andare contro qualcuno».

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