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Gentile: «autonomia differenziata penalizza la Puglia. E Michele Emiliano applaude»

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«In Conferenza Stato Regioni nelle prossime ore sarà portata in approvazione la proposta di legge quadro per l’autonomia differenziata. Se ne fossi componente mi opporrei. E chiederei anzitutto la modifica sostanziale di norme, procedure, algoritmi e quant’altro abbia penalizzato in questi decenni il nostro Mezzogiorno rispetto al resto del Paese». A dirlo è la candidata alle Primarie del Centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia Elena Gentile.
«E chiederei – aggiunge – che si definiscano prima, non di là da venire, i criteri oggettivi e le riforme di merito a fondamento della riduzione delle disuguaglianze territoriali e della perequazione obbligatoria fra le Regioni. Ho vissuto per troppo tempo, e in prima persona, l’esperienza dell’egoismo e del potere dei numeri delle Regioni del Nord. Quando, in Conferenza Stato Regioni come rappresentante della Puglia, sono stata costretta a inchiodare la riunione fino a notta fonda per affermare con le unghie e con i denti i diritti sacrosanti della mia Regione e dei suoi cittadini. E a volte anche delle altre Regioni del Sud».
La Gentile racconta le ragioni che remerebbero contro il Sud e la Puglia. «Dicono che il presupposto della legge quadro sull’autonomia differenziata sia che la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sarà affidata ad apposita Commissione istituita presso il Ministero dell’Economia e Finanze, la quale dovrà ultimare i lavori entro un anno, pena la ripartizione delle risorse con il criterio farlocco della “spesa storica” che, com’è noto, è il complesso delle risorse finanziarie utilizzate dalla singola regione (al sud nettamente inferiore rispetto al centro/nord). E cosa succede se nel frattempo questo governo cade, tornano i fautori degli interessi del Nord, e viene meno il principio di solidarietà nazionale? Quale destino e quali risorse, in Puglia e nel Mezzogiorno, per il governo di ambiente, territorio, infrastrutture, trasporti, salute, istruzione, politiche sociali e per il lavoro?» si chiede l’ex assessore regionale ed europarlamentare.
«Ma anche ammesso che si sia in grado di definire i livelli essenziali delle prestazioni, non sarà stato comunque rimosso il macigno che ha storicamente affossato il Sud, il criterio dell’età media, estremamente penalizzante per il Mezzogiorno. Ma che a nessuno, a quanto pare, nemmeno a Francesco Boccia, interessa rivedere. Il processo di integrazione e di perequazione economica e sociale è atteso da troppo tempo per essere piegato ad interessi parziali e contingenti. È già successo nel 2001, al tempo dell’approvazione della legge di riforma del titolo V della Costituzione. È stato un disastro. Ora basta. Abbiamo già dato» chiosa la passionaria cerignolana.
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