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Grande successo per “Alcesti, i mille volti dell’amore” alla “Carducci-Paolillo”

La Compagnia teatrale “I RicercAttori” ha debuttato il 2 dicembre presso l’auditorium dell’Istituto Comprensivo con tre repliche

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Grande successo per le tre repliche di “Alcesti, i mille volti dell’amore”, curato dal gruppo di ricerca-azione costituitosi in Compagnia teatrale “I Ricerca Attori” e formato dai diciotto ragazzi provenienti da tutte le classi terze della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo “Carducci-Paolillo”, diretto dalla dott.ssa Maria Racanelli.

La Compagnia teatrale “I Ricerca Attori” ha messo in scena una riscrittura dell’Alcesti di Euripide cambiando periodo storico e luogo, in particolar modo la Puglia contadina degli anni ’50, cercando di lasciare immutata la trama nella sua atmosfera fiabesca, guidati dal prof. Nicola D’Andrea, docente dell’istituto e allievo del Master in “Teatro, pedagogia e didattica. Metodi, tecniche e pratiche delle arti sceniche-livello base” presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli.

Nell’originale Alcesti, moglie di Admeto, re di Fere in Tessaglia, si offre di morire al posto del marito, il quale, in cambio dell’ospitalità data ad Apollo quando il dio era stato cacciato dall’Olimpo, aveva ottenuto il privilegio di evitare la morte, a una condizione: quando fosse giunto il momento, qualcun altro si sarebbe dovuto sacrificare al suo posto. Solo sua moglie accetta di morire, nemmeno Ferete, l’anziano padre, si sacrifica per il figlio fino a quando Ercole, di passaggio per una delle dodici fatiche, scopre che Admeto, nonostante il lutto, gli ha dato ospitalità e ingaggia una lotta con la Morte per riportare in vita Alcesti, il tutto con i commenti del coro di vecchi di Fere. Ed ecco che Admeto diventa Michele, signore stimato di Borgo Tressanti e proprietario terriero che vive insieme alla moglie straniera Alcesti nella sua Tenuta. Ferete, padre di Admeto, diventa Felice padre di Michele, il coro dei vecchi di Fere si trasforma in un coro di giovani ragazze ficcanaso.

Siamo nel 1958, come suggerisce il riferimento musicale di apertura a Domenico Modugno con la sua Nel blu dipinto di blu. La scena si apre nella Tenuta di Michele, signore stimato di Borgo Tressanti che vive nella sua Tenuta insieme alla moglie straniera Alcesti. Apollo è stato scomodato dopo 2000 anni perché è giunto di nuovo il momento per Alcesti di morire, fino a quando Ercole scopre che Michele gli ha dato ospitalità nonostante il lutto e riporta Alcesti in vita combattendo La Morte.

Apollo (Silvio Moreo), La Morte (Giulia Carosiello), il coro di giovani ragazze ficcanaso (Chiara Pelullo, Martina Totaro, Giorgia Tristano), l’ancella (Teodora Docan), Felice (Vittorio Lisi), il figlio (Francesco Cannone), il servo (Daniele Gadaleta), nella doppia interpretazione di Ercole e Michele (Antonio Maggio), Alcesti (Giulia Losurdo). Importanti e fondamentali in questa grande macchina organizzativa i ragazzi che hanno lavorato dietro le quinte: Suggeritore (Annarita Ricciardi), Trucco e parrucco (Francesca Cinquepalmi), Costumiste e scenografie (Rita Rubino, Desirèe Papagni), Tecnici delle luci e addetti sala (Antonio Izzi, Francesco Lanza), addetta alla regia (Teresa Grisorio).

L’esperienza di “Alcesti, i mille volti dell’Amore” è stata una palestra dove osservare, osservarsi, “mettersi in gioco” personalmente ed entrare in relazione con i compagni, lavorando sulle proprie modalità di interazione e dove è stato possibile svelarsi, senza il timore di essere valutati per la prestazione data e aprirsi alle emozioni. Con questo percorso, i “Ricerca Attori” hanno avuto modo di riflettere sul teatro come macchina perfetta di ingranaggi in cui tutto si incastra, abituandosi ad una “Pedagogia della responsabilità”, proprio come hanno scritto in una lettera rivolta ai docenti che li hanno guidati: ”Grazie per averci insegnato a credere in noi stessi, per esservi fidato di noi trattandoci per la prima volta da grandi”.

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