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“Storie da tè”, Tony di Corcia ha presentato il suo ritratto di Giorgio Armani

Nel suo ultimo libro, lo scrittore e giornalista foggiano ripercorre l'epopea di uno degli stilisti fautori indiscussi del "Made in Italy"

La figura di Giorgio Armani, uno dei pionieri dello stile italiano nel mondo e la cui influenza ha attraversato due secoli, è stata al centro del terzo appuntamento della seconda edizione delle “Storie da tè”, il ciclo di incontri letterari ospitato da “Bramo-Cioccolateria Perrucci” a Cerignola, con la partnership della book-blogger Sara Giorgione e della libreria “L’albero dei fichi”. Ad essere presentato nel tardo pomeriggio di domenica 1° dicembre, dinanzi ad un nutrito pubblico, è stato «Giorgio Armani. Il Re della moda italiana» (Cairo) dello scrittore e giornalista foggiano Tony di Corcia.

L’opera segue un filone che l’autore ha inaugurato nel 2010 con «Gianni Versace. Lo stilista dal cuore elegante» e proseguito con «Gianni Versace. La biografia» (2012) e «Valentino: ritratto a più voci dell’ultimo imperatore della moda» (2013). Rispondendo ai quesiti e agli spunti offerti, in sede di presentazione, da Sara Giorgione e dallo stilista cerignolano Franco Dambra, di Corcia ricostruisce con aneddoti e curiosità il percorso, tutt’altro che semplice, che lo ha condotto a portare alla luce questo suo ultimo libro. «Il libro nasce da una proposta del direttore di Cairo Editore, Marco Garavaglia, che ho conosciuto al ‘Festival del libro possibile’ di Polignano – spiega l’autore a lanotiziaweb.it -. Si è molto interessato alle cose che avevo scritto di moda e mi ha chiesto se avessi voluto scrivere un libro su Giorgio Armani. Era una proposta alla quale non potevo dire di no, perché Armani è un nome molto affascinante della moda italiana ed internazionale e poi la richiesta veniva da una casa editrice molto prestigiosa come Cairo».

Nel corso dei decenni, la moda ha visto e vissuto diversi cambiamenti. Tuttavia, Armani ha saputo cavalcarli conservando sempre un proprio tratto distintivo: «Se parliamo della moda in generale, è cambiata moltissimo. Per fortuna, perché la moda segue i tempi che cerca di vestire. Però nel caso di Armani è cambiata con pochissime variazioni. È stato uno dei pochi con grande coerenza, con quello che è il suo pensiero e la sua visione. Se si guardano le sue cose di fine anni ’70 o degli anni ’80, sono sicuramente cambiate forme e proporzioni, però il linguaggio ed il messaggio di base, di grande sobrietà, minimalismo, di grande capacità di sottolineare la personalità di chi indossa l’abito, è rimasto intatto. C’è una grande fedeltà rispetto alle prime cose».

Nelle pagine dell’ultima fatica letteraria dello scrittore foggiano, appare sullo sfondo quell’Italia di metà anni ’70 sulla quale Giorgio Armani si affacciò con la sua griffe (1975, ndr): «Quando scrivo libri di moda, non lo faccio mai solo per gli appassionati di moda, cioè per quelli che parlano e masticano quel linguaggio – precisa di Corcia -. Al contrario, faccio libri di moda e la utilizzo come un pretesto per parlare di noi, della storia del nostro Paese, per fare in modo che qualunque lettrice e qualunque lettore possano riconoscersi all’interno di questi libri. Per cui parlare del debutto di Armani che avviene in anni molto particolari per Milano e per tutta l’Italia, di grandi contestazioni, grandi rivoluzioni, mi permette di parlare della storia recente di questo Paese, di anni in cui si sono fatte grandissime conquiste soprattutto in termini di diritti. Credo che questo sia più necessario da ricordare rispetto a come magari è nata una giacca».

In conclusione, Tony di Corcia si esprime su quella che per lui è stata l’impronta incancellabile che Giorgio Armani ha saputo lasciare sulla moda italiana e mondiale: «La leggerezza. Ha preso quello che era l’abbigliamento maschile e femminile del Novecento e lo ha alleggerito per fare in modo che assecondasse i nostri movimenti, la nostra personalità, le nostre esigenze, quelle di una nuova generazione di persone che venivano dopo il ’68. Di donne e uomini che sapevano muoversi nel mondo con una personalità totalmente diversa. Avevamo bisogno di identità, di velocità, di espressione. Lui ha capito tutto questo e ha fatto in modo che l’abito fosse l’elemento meno invadente intorno a noi e che assecondasse questa nostra corsa verso le cose del mondo. Quindi, credo che la sottrazione, la leggerezza siano il grande messaggio che prima Coco Chanel e poi, anni dopo, Giorgio Armani ci hanno lasciato. Nonostante siamo entrati nel nuovo secolo, continuiamo a vestire rispettando quelle che sono state le loro indicazioni».

Il prossimo degli appuntamenti con le “Storie da tè” avrà luogo il 26 gennaio, quando Romano De Marco presenterà «Nero a Milano».

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