More

    HomeNotizieAttualitàCelebrare la Giornata della memoria e dell'impegno contro la mafia a Cerignola

    Celebrare la Giornata della memoria e dell’impegno contro la mafia a Cerignola

    Il 21 marzo siamo chiamati a riflettere sulla realtà che viviamo, un contesto difficile a cui non dobbiamo arrenderci

    Pubblicato il

    Il 21 marzo la primavera è iniziata da appena un giorno e a risvegliarsi non è solo la natura che si sveglia dal torpore dell’inverno ma anche la coscienza civile di milioni, anzi tutti gli Italiani, che in quella data celebrano la “Giornata della memoria e dell’impegno contro la mafia”. Una ricorrenza che è un autentico “ceffone” alla morale comune che ci porta riaprire gli occhi e guardare la realtà che ci circonda e a fare delle scelte.

    L’anno scorso è stata proprio Foggia la sede del grande corteo nazionale organizzato da Libera contro le Mafie, la cui 24^ edizione si terrà quest’anno a Padova, mentre il corteo regionale sfilerà per le strade di Brindisi. Prima ancora che con la strage di San Marco in Lamis l’Italia intera conoscesse la “Quarta Mafia”, quella del Foggiano, «la mafia che spara ancora», Don Luigi Ciotti aveva già intuito che serviva dare un messaggio forte a questo territorio, da questo territorio. Ma a distanza di un anno, lontano dal clamore mediatico, è forse il momento migliore per capire cosa vuol dire vivere il 21 marzo a Cerignola e in Capitanata.

    Significa prima di tutto prendere coscienza. Di cosa? Che conviviamo – come ormai da più di un anno si legge nei rapporti semestrali della DIA – con una criminalità tra le più ricche, organizzate e “affariste” fra le consorterie criminali locali, capace di conquistare le prime pagine dei giornali e i titoli dei TG con gli spettacolari assalti ai portavalori messi a segno in tutta Italia.

    Che abbiamo a che fare con una realtà criminale che preferisce però assumere una veste “borghese”, farsi imprenditrice e nascondersi – sempre secondo i rapporti della DIA – nel substrato economico. Destò clamore il sequestro da 50 milioni di euro effettuato nell’operazione “Baccus” che dimostrò le ingerenze di alcuni esponenti dell'(ex) clan Piarulli-Ferraro. Una mafia che sul territorio riesce ad essere egemone nei quartieri “terra di nessuno” al punto tale dal riuscire ad aizzare i residenti contro le forze dell’Ordine, come accadde la notte di Natale del 2017 nel rione “San Samuele”.

    D’altro canto il cittadino deve essere altrettanto cosciente che lo Stato, la Magistratura e le Forze dell’Ordine non rimangono inerti davanti a questo scenario. Lo dimostrano le operazioni che in settembre ha portato alla decapitazione dei vertici del clan “Ditommaso”, o le operazioni “Touch Down”, che lo scorso ottobre ha smantellato una banda composta da cinque cerignolani che terrorizzava i commercianti con rapine e assalti a tabaccherie e gioiellerie e “Ocean’s Twelve”, che portò in manette un sodalizio tra cerignolani e ‘ndranghetisti che aveva progettato un colpo milionario (poi fallito) a un caveau a Chiasso in Svizzera.

    Dopo aver preso coscienza, il cittadino consapevole deve passare all’azione. Deve farlo nelle azioni quotidiane, che seppure apparentemente irrilevanti, sono piccole gocce che possono creare un mare di legalità nel quale la criminalità non può stare a galla. Deve farlo nel linguaggio, consapevole che il clima del tutti contro tutti – in ogni ambito, dai social alla politica passando per i media – va solo a vantaggio di chi, silenziosamente, sta cercando di rubarci la nostra terra e il nostro futuro.

    I Cerignolani hanno dimostrato che sanno reagire, come hanno fatto tutti coloro che hanno denunciato e portato avanti la propria attività nonostante gli atti indimidatori. Come hanno fatto nel 1999 Hyso Telharaj e Michele Cianci otto anni prima, che sacrificarono la propria vita in nome di un’esistenza libera dalle catene della criminalità.