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    L’amaro “Buonasera Cerignola”. Per difendersi Metta spara nel mucchio

    Nella striscia serale di venerdì il Primo cittadino racconta degli esposti anonimi della sinistra locale e le iniziative strambe e immotivate mosse dal comandante della locale stazione dei Carabinieri

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    Ancora una striscia, di autodifesa, per il primo cittadino di Cerignola Franco Metta. Nell’appuntamento serale di venerdì 22 febbraio, “Buonasera Cerignola”, attraverso la pagina facebook ufficiale, il cicognino esordisce raccontando che tutto quanto sta accadendo in queste ultime settimane, e quindi l’istituzione di una commissione di verifica di eventuali infiltrazioni mafiose, sia frutto di un esposto anonimo, definendo lo stesso come “arma dei conigli, dei vigliacchi, dei codardi. In una società civile tutto questo sarebbe destinato alla più totale irrilevanza – precisa Metta –. Queste le regole della civiltà giuridica, ma anche della civiltà della convivenza. Queste regole, lo dico con molta amarezza, non valgono per il Sindaco di Cerignola e per l’amministrazione di Cerignola”.

    Infatti, spiega dal suo punto di vista il Sindaco: “In una annotazione giudiziaria dei Carabinieri di Cerignola, a firma del Capitano Iacopo Mattone, ho potuto leggere che il comando in questione fa riferimento alle indagini svolte circa un esposto anonimo sul conto dell’amministrazione comunale di Cerignola”. Metta sottolinea delle anomalie in questa storia poiché ritiene che un esposto anonimo debba finire nella “carta straccia”, omettendo – nonostante la sua grande esperienza e competenza giurisprudenziale – che è assolutamente ‘normale’ che le forze dell’ordine preposte – in questa occasione i Carabinieri – possano avviare delle indagini anche per un esposto anonimo, proprio per verificare ciò che è illustrato nella lettera. Diverso è se il riferimento va alla commissione d’indagine per possibili infiltrazioni mafiose: questa – è vero – non può essere istituita dopo un semplice esposto anonimo ma, per esempio – e sembrerebbe questo il caso -, da quanto scaturito dagli accertamenti messi in atto dopo un esposto anonimo. La freccia, diretta e senza mezzi termini, è lanciata dall’ex missino proprio al Pd di Cerignola: “Questi esposti, e ne ho le prove, arrivano dall’opposizione di sinistra, dal Pd, in un’annotazione redatta nel marzo del 2018, quando i Ministri erano esponenti del Pd. Vi sembra tutto questo normale?”. Il tema, secondo il Metta, è che ci sia una forma di accerchiamento che non gli permette nemmeno una difesa, non potendo accedere a quanto scritto in questi documenti.

    E l’occasione pare ghiotta per sferrare un altro colpo, questa volta all’indirizzo del comandante della stazione dei Carabinieri di Cerignola, il Maresciallo Salvatore Giaccoli, reo – a detta di Metta – di avergli chiesto di confermare “il suo amico”, ex Comandante della Polizia Municipale, “Giuseppe Mandrone” all’indomani dell’elezione a Sindaco. “Queste cose io le ho denunciate l’11 gennaio 2017 alla fine di una serie di atti persecutori dopo i quali io non ebbi più la forza di non esternare al Procuratore Capo di Foggia, al Questore di Foggia, al Comando Regionale dei Carabinieri, al Comando Provinciale dei Carabinieri, e al Capitano dei Carabinieri di Cerignola che è subentrato, quanto stava accadendo”. Come si vede in foto, nel documento indicato da Metta, l’accusa è diretta proprio a Giaccoli, il quale pare abbia messo in atto le “iniziative più strambe e più immotivate” per semplice antipatia. Una questione che non lascerà certamente indifferente l’intera arma dei Carabinieri tirata in ballo dalle esternazioni pubbliche – tutte da verificare – del Metta.

    Quindi, per il Metta tutto quello che sta accadendo, e l’istituzione della commissione d’indagine sulle possibili infiltrazioni mafiose, è stata messa in atto per questi esposti anonimi. L’ennesima azione che sembra più orientata ad annacquare una situazione di per sé già abbastanza nebulosa, nel tentativo ansiotico e farraginoso di produrre una qualche difesa, anche commettendo errori elementari. Chiunque conosca il diritto penale italiano – e in questo Metta ha esperienza da vendere – sa bene che un esposto anonimo non può muovere l’azione istitutiva di una commissione antimafia, ma potrebbe certamente dare il via a un’indagine per verificare se, quanto contenuto nell’esposto, risponda al vero. Successivamente, si potrebbe avviare l’azione di una commissione d’indagine per possibili infiltrazioni mafiose se, e soltanto se, siano scaturiti elementi utili dalle indagini dell’esposto anonimo. La voglia di difendersi fino all’ultimo momento, il tentativo sempre più complesso di confondere le carte ai non addetti ai lavori, dietro una paventata azione chiarificatrice, descrivono un uomo profondamente solo contro tutti; non vi è più nemmeno la folta schiera dei ‘pasdaran’, di leoni da tastiera pronti a difendere il proprio “capitano”. In questa apparente solitudine Metta prova a sferrare le ultime frecce, prima della resa dei conti che dirà se rispondeva al vero quanto indicato da più parti negli esposti e nelle attività di indagini, oppure se la realtà delle cose sia quella commentata nelle strisce quotidiane tanto care al Sindaco.