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    Per Panorama, la Capitanata è «nuova Gomorra». Uno 007 parla dei «reali vertici della mafia di Cerignola»

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    «La Mafia di Foggia è la nuova Gomorra», si legge sul settimanale Panorama in una inchiesta sulla criminalità del foggiano. «Se non avete mai sentito parlare della Quarta Mafia è perché i clan della provincia di Foggia sono stati diabolici nel nascondersi – si legge -. Oltre mille affiliati in libertà per 28 organizzazioni criminali censite. La malavita di quella che un tempo era la Daunia è un mix micidiale dei tratti caratteristici di camorra, cosa nostra e ’ndrangheta». Ecco il pezzo integrale di Panorama.

    Il trucco più audace del diavolo è far credere di non esistere. E se non avete mai sentito parlare della Quarta Mafia è perché i clan della provincia di Foggia sono stati diabolici nel nascondersi dietro le fiamme degli attentati incendiari e delle bombe che da 30 anni seminano il terrore in una provincia che, da sola, è grande quasi quanto il Friuli-Venezia Giulia. Oltre mille affiliati in libertà per 28 organizzazioni criminali censite, dicono i report riservati delle forze dell’ordine. La malavita di quella che un tempo era la Daunia è un mix micidiale dei tratti caratteristici di camorra, cosa nostra e ’ndrangheta. Capace di «coniugare tradizione e modernità», scrivono gli analisti della Dia. Il sangue e i soldi. Nel capoluogo c’è la Società Foggiana (fondata sul modello della Nco di Raffaele Cutolo) che conta tre «batterie» che si dividono cassa comune, territorio e morti ammazzati. Perché non si può andare sempre d’accordo. I Sinesi-Francavilla, i Moretti-Pellegrino-Lanza e i Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese: spesso, tutti contro tutti. La provincia è invece ripartita in due macroaree. Il Gargano se lo contendono i Notarangelo, i Raduano e il gruppo Iannoli-Perna. L’area tra Manfredonia e Cerignola è «proprietà» dei Piarulli-Mastrangelo-Ferraro. «Ma i reali vertici della mafia di Cerignola», spiega uno 007 a Panorama «stanno a Milano». «E da lì impartiscono le direttive ai picciotti in Puglia».

    Non esistono rituali, non ci sono affiliazioni. L’appartenenza si tramanda di padre in figlio. Come un’eredità o una malattia. E di un padre (assassinato) e di un figlio (arrestato) è fatta la storia dei Bruno. Il papà, Rodolfo, ucciso in una sala giochi nel novembre 2018. Il giovane rampollo Antonio arrestato poco prima di vendicarlo. Un discreto calciatore, ricorda chi lo ha visto giocare nel Foggia ai tempi della Lega Pro, quando fu ingaggiato, insieme ad altri affiliati dalle velleità sportive, per volontà del clan. È passato dagli agguati in area di rigore agli agguati in strada. Bruno jr doveva freddare per rappresaglia Gioacchino Frascolla o Mario Clemente. Le cimici, piazzate nell’auto dai finanzieri, lo sorprendono mentre ordina al complice, Giuseppe Ricco, organico alla camorra napoletana: «Se esce il fratello, devi schiattare prima al fratello». Giuseppe Silvestri viene invece abbattuto a fucilate, a Monte Sant’Angelo, per aver osato organizzare una rapina da 200 mila euro in una gioielleria «protetta» dai rivali Romito-Ricucci-Lombardi. Di recente, sono stati arrestati i due presunti killer: Antonio Zino e Matteo Lombardi. Nella bara, il padrino della famiglia Libergolis, detta anche dei Montanari, esibiva un doppiopetto da 750 euro acquistato per l’occasione dalle prefiche del clan. L’ultimo omaggio prima di seppellirlo. Gli affari si fanno con la droga (gli albanesi trasportano sui gommoni quintali di cocaina e hashish) e soprattutto con le estorsioni. «Ci devono pagare tutti i costruttori» arringa un capoclan, intercettato dalla polizia. «Può accadere che taluni, nel timore di subire eventuali atti intimidatori, preferiscono anticipare la classica richiesta del mafioso» spiega a Panorama il questore di Foggia, Mario Della Cioppa «che non sempre è richiesta di denaro, ma talvolta è imposizione di assunzione di proprie persone di fiducia. Non mancano casi in cui sono gli stessi estorti ad anticipare le mosse e a proporsi agli estorsori, pur di ottenere la protezione che essi erroneamente ritengono il male minore». Su chi si ribella piovono bombe. Come quelle sequestrate in un villaggio vacanze, a Vieste, «ad alto potenziale», confezionate in casa da «professionisti». Oppure cenere e lapilli. «Le fiamme le voglio vedere da qui, incendialo tutto» ringhia il padrino Antonio Quitadamo, soprannominato Baffino, se un imprenditore non gli verserà i 2 mila euro da consegnare all’avvocato. Lo stesso legale che il boss vorrebbe intimidire per i ritardi nella scarcerazione: «Tu sei un morto che cammina». Quitadamo cova odio per chi lo ha spedito «sulla branda». «Li devo prendere e fare a pezzi (ripetuto 6 volte, ndr)…me li devo mangiare il cuore…li devo scannare…li devo ficcare le mani negli occhi, li devo sventrare come i cani». Baffino era in galera, ma parlava al cellulare. E pianificava l’evasione dal penitenziario di Foggia insieme al compagno di cella Hechmi Hdiouech. Volevano segare le sbarre grazie ai fili diamantati fatti entrare nella struttura con un ricambio di biancheria. «Il 20 gennaio mi butto fuori» lo ascoltano i finanzieri che intervengono giusto in tempo. Il piano prevedeva la fuga sul tetto del padiglione dove i due complici sarebbero stati prelevati da una gru con un «cestello». Un modello di motrice simile a quello che un commando ha usato, sulla provinciale Candela-Foggia, per provare ad assaltare un furgone blindato della Cosmopol. La specialità dei clan di Cerignola. L’autista ha intuito il pericolo e al bivio per Castelluccio ha cambiato direzione all’ultimo istante. Ad attenderlo, dall’altro lato, c’erano migliaia di chiodi sull’asfalto, una macchina incendiata a sbarrargli la strada e una selva di kalashnikov.

    A differenza di Corleone o di Casal di Principe, la mafia foggiana tollera la criminalità predatoria. «Il motivo è semplice: i boss si fanno pagare la tangente anche dai delinquenti comuni», spiegano fonti investigative. Violenza gratuita. Due balordi, dopo un colpo a un’area di servizio, hanno sparato al cane del titolare. Non c’è refurtiva che non interessi. In zona Margherita di Savoia, un autotrasportatore è stato sequestrato e rapina