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    “Vita, rivoluzioni e poesie di un saltimbanco”, Moni Ovadia si è raccontato a Cerignola

    L'evento ha rappresentato la tappa conclusiva della rassegna "Libri accolti", in attesa della decima edizione della Fiera del Libro

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    Chiude con una serata di indubbio spessore culturale la rassegna «Libri Accolti – Waiting for Fiera del Libro 2019», svoltasi grazie alla sinergia e l’encomiabile attivismo messo in campo dall’Associazione Culturale cerignolana OltreBabele con diverse realtà del territorio, a partire da quelle comunità scolastiche che si sono messe in gioco e spese generosamente, l’ITET ‘Dante Alighieri’ e il Liceo Scientifico ‘Albert Einstein’.

    Nella serata di venerdì 31 maggio, nella cornice di Palazzo Fornari a Cerignola, ha avuto luogo l’incontro con un illustre esponente della nostra cultura, nonché un poliedrico artista, Moni Ovadia. Scrittore, attore e cantante, si è aperto e ha raccontato il suo ricco percorso umano e professionale in un’intervista-dialogo con il regista Cosimo Damiano Damato, dal titolo «Vita, rivoluzioni e poesie di un saltimbanco». «Un saltimbanco è una persona che sceglie i palcoscenici dovunque si trovino, non necessariamente nei teatri – afferma l’artista, prima dell’inizio della serata, a lanotiziaweb.it -. Fa questo per esprimersi con un linguaggio che ha una caratteristica: fondandosi sulla finzione, è libero di raccontare la verità. La finzione funziona come lo scudo di Perseo, impedisce di essere pietrificati dalla Medusa. Mentre la verità dei chierici, dei tiranni, dei sedicenti salvatori del mondo, è una verità pericolosa perché può creare grandi guai e anche far scorrere tanto sangue».

    Moni Ovadia è, fra le diverse cose, il più autorevole esponente della cultura ebraica nel nostro Paese: «Attraverso questa cultura cerco di esprimere i concetti universali e aperti a ogni essere umano che abbia una sensibilità, che sia pronto ad accettare l’esilio nella vita, per raccontare di uomini, delle loro aspirazioni, dei loro dolori, di questa ricerca di senso che coinvolge l’uomo e lo interroga dalle origini». Poi, tiene a sottolineare: «Non rappresento nessuno, se non me stesso. Ciò che racconto della cultura ebraica è la mia personale visione di questa cultura. Racconto delle cose che passano attraverso il filtro della mia sensibilità. Accolgo le persone che vogliono ascoltarmi e che mi accolgono, per misurarci reciprocamente, perché il teatro, le conversazioni, i racconti sono un modo per gli uomini di risuonare e trovare dei percorsi comuni, per creare società, comunità, umanità».

    Non è stata la prima volta di Moni Ovadia in Puglia. Per la nostra Terra prova sentimenti che hanno radici molto profonde: «La conosco molto bene, ci sono stato tantissime volte e vi ho amici carissimi, alcuni dei quali dai tempi in cui ero ragazzo. Ho anche incontrato il grande talento dell’intellighenzia pugliese. È una terra che amo moltissimo, ne amo le lingue, i dialetti, i suoni e i canti. Amo follemente la cucina, una delle più straordinarie al mondo. È una terra benedetta, la Puglia. È una sorta di California dell’Italia, piena di posti stupendi e di tradizioni. È uno di quei luoghi in cui mi sento a casa. Anche perché sono nato in Bulgaria, specificamente in Tracia, e ho una parte della mia famiglia ‘terrona’. I miei nonni erano turchi, quindi anch’io sono un ‘terrone’ e ci sto bene». Ovadia ci anticipa, infine, qualcosa circa i suoi progetti imminenti: «È la prima volta che mi cimenterò a Palermo, città di cui sono cittadino onorario, in un’installazione artistica in forma teatrale. O forse sarà una pièce teatrale in forma di installazione artistica. Devo ancora decidere…».

    Dinanzi ad un pubblico composto soprattutto da ragazzi, Ovadia testimonia quanto abbia sentito ardere il sacro fuoco dell’arte sin dall’età adolescenziale, andando contro il volere dei genitori che per lui avrebbero preferito la più ‘sicura’ carriera professionale di dentista. Di qui, l’esortazione a seguire sempre le proprie passioni, se non si vuole correre il rischio di vivere da infelici. Con la proiezione di alcuni contributi filmati riguardanti i suoi spettacoli, Ovadia pone l’accento sulla grande importanza che può rivestire il teatro, anche nei confronti di chi, ‘da grande’, non farà l’attore. Il teatro è libertà, aiuta a vivere meglio e può addirittura, in certi casi, salvare l’esistenza. E a proposito di teatro, il focus non può non finire su «Oylem Goylem», lo spettacolo da lui scritto e interpretato e che ha riscosso un successo clamoroso, tanto da andare in scena per circa 1500 volte in tutto il mondo. Al centro vi è la storia del popolo ebraico, del suo atavico essere in esilio, tutto ciò raccontato con musica, aneddoti e anche con il cabaret. La mission di Moni Ovadia è stata quella di far conoscere il suo popolo levandogli di dosso quell’ingombrante velo fatto di stereotipi e pregiudizi, mostrandolo invece capace di ridere delle proprie sventure.

    La bella serata è stata anche occasione per esporre la graphic novel «Incontri a fumetti», riguardante temi come integrazione ed accoglienza, alla cui realizzazione hanno partecipato gli studenti dell’ITET ‘Alighieri’ e del Liceo ‘Einstein’ insieme ai ragazzi dello SPRAR della comunità educativa ‘San Francesco d’Assisi’, in partnership con la Cooperativa Sociale ‘Un sorriso per tutti’, l’Associazione ‘Casa Di Vittorio’ e la libreria ‘L’albero dei fichi’. Il fervore delle scuole e delle realtà associative della nostra città fa guardare con molta curiosità verso la prossima edizione della Fiera del Libro, un appuntamento culturale ormai di rilievo nel territorio, e soprattutto con molto ottimismo verso il futuro.

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