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In centinaia alla marcia per la pace. Mons. Renna: «Il cammino non si ferma. Da oggi inizia un nuovo percorso»

Tantissimi ragazzi hanno preso parte all’iniziativa diocesana. Le parole forti del Vescovo di Manfredonia e di don Tonino Dell’Olio (Libera)

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Una folla giovane, allegra e colorata ha invaso le vie di Cerignola ieri pomeriggio prendendo parte alla marcia per la pace che ha sfilato per le strade del centro ofantino. “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”. Questo il tema dell’iniziativa organizzata dalla Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano in collaborazione con la Chiesa Valdese e la comunità ortodossa, manifestazione che trova la sua ragione nel messaggio di Papa Francesco per la 53^ Giornata Mondiale della Pace.

Le riflessioni che hanno accompagnato la marcia hanno toccato temi sensibili per il nostro territorio: quelli della legalità, della mafia, della lotta alla mafia. Non a caso a prendere parola a Piazza Duomo è stato padre Franco Moscone, Arcivescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, che sta guidando in un momento complicato la comunità sipontina, cui è toccata la stessa sorte di quella cerignolana (e cioè il commissariamento del Comune per infiltrazioni mafiose) senza dimenticare le faide e i fatti criminali del Gargano.

«Ci sono gruppi particolari che hanno il desiderio di dominare sugli altri. Questo desiderio diventa pericoloso, criminalità, mafia. Questa comunità ha bisogno vivere la cultura dell’incontro al posto di quella della minaccia, propria della mafia. L’incontro rompe la paura che rischia di diventare omertà». Sono queste le parole di Moscone che invita a «testimoniare la solidarietà e la legalità in Capitanata. Possiamo denunciare la mafia, il malaffare e la delinquenza strisciante nel nostro territorio. La provincia di Foggia è ad alta esposizione mafiosa e tutti gli episodi che sono accaduti ci impongono di vivere nella legalità e promuovere un’azione di giustizia».

L’Arcivescovo mette in guardia dal non cedere alle apparenti lusinghe della criminalità organizzata. Un appello rivolto alla società civile ma anche agli amministratori: «A prima vista sembra che offra lavoro e benessere, ma di fatto si tratta solo di sotterfugi per riciclare denaro sporco. Tante volte ho denunciato un circuito di alleanze perverse, un sistema infetto e infettante nel quale la politica subisce il ricatto di un’economia inquinata che campa sulla carenza e bisogno di lavoro, il vero e grande problema che dà alimento alla mafia». Ma presa coscienza del dramma che la Capitanata sta vivendo, è necessario avviare un percorso nuovo nel quale la Chiesa deve impegnarsi a «svegliare le coscienze, educare al senso civico, formare laici onesti e competenti che abbiano il coraggio di assumere la missione della politica e costruire modelli sani di imprenditoria».

Parole forti arrivano anche da padre Tonino Dell’Olio, presidente dell’associazione Pro Civitate Christiana e responsabile dell’area internazionale di Libera, che ha esortato i cerignolani a ribellarsi alla mafia: «Non possiamo fare finta che la pace sia semplicemente l’assenza di guerra. Possiamo mai dire a un lavoratore rimasto disoccupato o a un immigrato che chiede pane e dignità che Cerignola è una città in pace? Pace è innanzitutto opera di giustizia, e per ottenere giustizia dobbiamo liberare questa città dalla mafia. Non dobbiamo concedere a tre famiglie il lusso di continuare a farci paura. La magistratura fa bene il suo lavoro, ma a noi spetta il compito di mettere al bando tutte quelle situazioni per cui ci si volta dall’alta parte e si cede all’omertà. Sono tutte situazioni a cui dobbiamo ribellarci per bonificare il terreno».

LE PAROLE DI POSTIGLIONE E RENNA

Un messaggio forte quello di Moscone e Dell’Olio che viene accolto dalle istituzioni. Da quelle civili, nella persona del Commissario Umberto Postiglione che invita i giovani e i ragazzi di Cerignola a «studiare per essere liberi dalle mafie», e da quelle religiose con le parole Mons. Renna che invita la comunità a partecipare ad un nuovo cammino che porti alla formazione di una coscienza politica nella cittadinanza: «Questa marcia per me rappresenta l’avvio di un processo di riflessione nel quale la parola mafia risuonasse su tutte le bocche in maniera corale. Ma non basta. Deve iniziare un processo nelle parrocchie, nelle associazioni, nelle scuole. Abbiamo tutti lo stesso desiderio, liberarci dalla mafia e dal suo modo di agire, ma per farlo dobbiamo dire di sì ad un progetto di bene comune che deve vedere impegnata tutta la società civile e deve avere uno sbocco nelle prossime elezioni, alle quali la città deve arrivare con un’idea precisa di bene comune».

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