Più contagi e giorni d’ospedale. Allarma il «fattore Capitanata»

LO STUDIO: L’INDAGINE EPIDEMIOLOGICO DI UNIVERSITÀ E ASL DI FOGGIA: IL 35% DEI CASI NELLE RESIDENZE ANZIANI

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Coronavirus

Con 3567 casi totali e 326 decessi (dati aggiornati al 20 aprile) la Puglia detiene il poco edificante record dei dati più alti per casi di Coronavirus tra le regioni del Sud, preceduta solo dalla Campania che registra 4074 casi, ma con un’incidenza minore di morti (309) e soprattutto una differenza più marcata di guariti (746 in Campania, 431 in Puglia). All’interno di questi numeri registriamo come l’andamento dell’epidemia in provincia di Foggia continui a galoppare facendo registrare i dati più critici tra tutte le province pugliesi, anche rispetto alla provincia di Bari che contava al 21 aprile 1138 contagiati (868 a Foggia) ma con il doppio della popolazione residente sottoposta a sorveglianza sanitaria (1,2 milioni contro 618mila in Capitanata). Dunque a giudicare dai primi elementi di comparazione possiamo constatare come il quadro pugliese venga particolarmente appesantito dalla provincia di Foggia.

Un’incidenza “foggiana” appunto certificata anche dal report epidemiologico sulla provincia di Foggia, pubblicato il 12 aprile su “Epicentro” (l’house organ dell’Istituto superiore di Sanità), sia in termini di contagiati, che di tasso di ospedalizzazione e di decessi: numeri che evidenziano come il Coronavirus abbia picchiato duro in provincia di Foggia, ben più che in altre province pugliesi.

Il report elaborato da Università e Asl di Foggia (curato dal dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche settore igiene) punteggia le differenze con il resto della Puglia nelle prime sei settimane, fino al 5 aprile (ore 20). «L’incidenza cumulativa dei casi confermati di Covid-19 – leggiamo nel rapporto – (numero di casi totali su popolazione residente) nelle prime sei settimane di osservazione in Capitanata è pari allo 0,97 per 1.000 abitanti (il dato della regione Puglia, fonte Istituto superiore di Sanità: 0,6 x1.000). L’età mediana dei casi è di 59 anni (Puglia: 58 anni), più elevata tra i soggetti ricoverati (65 anni) rispetto a quelli in isolamento domiciliare (48 anni). Non sono al momento apprezzabili differenze – leggiamo ancora nel rapporto – nella distribuzione dei casi per sesso. La letalità totale è pari al 10,8% (Puglia: 7,9%)».

Al 5 aprile – rileva ancora il rapporto – la proporzione di guariti con 2 test negativi a distanza di 24 ore è del 5,5%. Altro dato interessante sulla propagazione del virus: nelle prime quattro settimane dell’epidemia, la trasmissione dell’infezione è avvenuta prevalentemente in ambito comunitario e in setting sanitario; dalla quinta settimana, quasi il 35% dei casi si è concentrato in Rsa, Rssa e altre strutture di lunga degenza (compresi i casi occorsi a ospiti e operatori). Più di un caso su quattro di Covid-19 ha riguardato operatori sanitari (età mediana 47 anni; Italia: 48 anni). La mappa dei casi di Covid 19 in provincia di Foggia evidenzia infine quattro zone rosse (più 51 casi ogni mille abitanti): Foggia, San Giovanni Rotondo, San Severo e Torremaggiore.

«Il ricorso all’area grigia ci consente di tenere a bada certi numeri – il commento del prof. Gianluigi Vendemiale preside della facoltà di Medicina – poi ci sono situazioni imprevedibili come quella capitata al paziente in Medicina interna universitaria (ne riferiamo a parte: ndr) che possono far saltare tutto. «Ma un dato appare evidente: in quel rapporto scontiamo il problema dei pazienti negativi diventati positivi nelle Medicine, specie all’inizio dell’emergenza. Abbiamo così deciso, d’intesa con il direttore generale del Policlinico, Vitangelo Dattoli, di istituire un’Area grigia per un ulteriore monitoraggio dei pazienti negativi sottoposti a ulteriori tamponi che ci ha permesso di isolare quei pazienti con sintomi, sia pure in presenza di tampone negativo. Una strategia da doppio filtro (il primo è il pre-triage del Pronto soccorso: ndr) – sottolinea il preside di Medicina – che finora ha dato i suoi risultati poichè, procedendo in questo modo, tantissimi pazienti si sono negativizzati».

Massimo Levantaci
La Gazzetta del Mezzogiorno