Renna su polemiche tra Governo e CEI: “si troverà una soluzione condivisa”

Il monito ai fedeli: «non ci sarà alcuna forma di disobbedienza civile. Rispettiamo le decisioni del Governo”

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Il no di Governo e comitato tecnico-scientifico alla ripresa delle celebrazioni religiose nel corso della “Fase 2” dell’emergenza Covid ha spinto la CEI a pubblicare in tarda sera un duro comunicato in cui si rivendica il diritto a poter ricominciare, con le dovute cautele, a celebrare le funzioni per poi aggiungere la pesante accusa rivolta all’esecutivo di «escludere arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo». Per chiarire gli aspetti di questo scontro e comprendere come proseguirà l’interlocuzione tra Stato e Conferenza Episcopale, è intervenuto Monsignor Luigi Renna, segretario della Conferenza Episcopale Puglia nonché membro della CEI in quanto Vescovo della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano.

Eccellenza, cosa è andato storto nel dialogo con l’esecutivo?

“La segreteria della CEI stava conducendo un’interlocuzione col Governo, al quale erano state presentate delle bozze di protocollo di sicurezza senza però proporre una data di riapertura. Ci saremmo aspettati un’indicazione temporale precisa, non necessariamente il 4 maggio, per la ripresa graduale delle celebrazioni, ma c’è stato solo un riferimento aleatorio riguardo alle celebrazioni. Sarebbe stato forse più opportuno dichiarare apertamente che per il comitato tecnico-scientifico era necessaria ancora qualche settimana. La reazione della segreteria era volta a sottolineare l’importanza della celebrazione per i Cattolici e che c’è bisogno di una risposta sui modi e sui tempi che deve essere data non solo ai pastori ma anche ai fedeli”.

Come dice anche lei, nel comunicato sono stati usate parole forti: si scrive di una “pretesa” al diritto di celebrare le funzioni e si accusa il Governo di una cosa molto grave, ossia di comprimere “arbitrariamente” un diritto costituzionalmente garantito. Non crede che questo linguaggio sia stato per niente diplomatico se non addirittura inopportuno viste le circostanze?

“È chiaro che il premier Conte non ha voluto fare una scelta ideologica e mi dispiace che qualcuno avvalli queste letture complottiste. La Chiesa non si presta a nessuna strumentalizzazione politica da parte di persone che vogliono attaccare un Governo che, non dimentichiamolo, sta gestendo una situazione complicatissima. Mi rendo conto che il linguaggio usato è molto forte, ma credo che la perentorietà del delle parole sia dovuta al fatto che la CEI ha al suo interno un pensiero plurale e in alcune situazioni questa richiesta è stata più pressante. D’altronde pochi giorni prima la ministra Lamorgese aveva rilasciato un’intervista nella quale si affermava che erano allo studio delle misure ad hoc. Questa ci è sembrata una promessa che non ha però trovato un riscontro articolato nel decreto. Ma al di là di ciò non esiste nessuna volontà di attaccare lo Stato. Nonostante il linguaggio perentorio e l’orario forse non consono alla pubblicazione, con questo comunicato tuttavia non si è voluto assolutamente sobillare alla disobbedienza civile (cosa a cui invece hanno fatto riferimento alcuni esponenti politici n.d.r.). Anzi, invito tutti coloro che vogliono adottare questo stile ad avere toni molto più razionali e pacati”.

Molti hanno letto questa vostra richiesta, e la vostra reazione, come una sorta di capriccio…

“Non volevamo assolutamente accampare diritti che altri non hanno, anche perché ciò che vale per la Chiesa viene garantito anche alle altre religioni. L’elemento del culto deve essere però preso seriamente in considerazione, ma con prudenza”.

Un’indicazione precisa però è arrivata e concerne le celebrazioni funebri. Qual è il parere dei Vescovi sul punto?

“In realtà anche queste disposizioni vanno chiarite. Nei prossimi giorni la CEI fornirà delle precisazioni. Infatti, la stessa parola celebrazioni si presta a tre interpretazioni diverse: messa, commiato e liturgia della Parola. Dobbiamo comprendere quale sia la forma più opportuna e dare direttive omogenee in tutta Italia”.

Palazzo Chigi ha però immediatamente ribadito la volontà di raggiungere l’intesa per un protocollo condiviso, prassi tra l’altro seguita anche con sindacati e Confindustria. La volontà di trovare l’accordo con la CEI quindi c’è…

“C’è anche da parte nostra e non verrà mai a mancare, così come non verrà meno la collaborazione nel sostegno ai poveri tramite la Caritas, le associazioni e il soccorso agli ammalati con gli ospedali ecclesiastici. Ma questo impegno nasce dalla vita sacramentale, che ha bisogno di essere alimentata con il culto. Poterla restituire nei tempi e nei modi che nasceranno dall’interlocuzione con il Governo sarà il giusto riconoscimento per quello che si sta facendo. In tutte le questioni, soprattutto quelle di ambito medico, il binomio che ci deve guidare è scienza e coscienza, perché non deve accadere che le chiese diventino luogo di contagio. Non dimentichiamo che proprio per questo motivo la Chiesa ha rinunciato con grande responsabilità alla celebrazione della Settimana Santa e della Pasqua”.