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Retroscena dell’Operazione “Enterprise”. Tutti i dettagli

Quando Procura e poliziotti provarono a installare una telecamera per «spiare» le attività dei malavitosi, le sentinelle della mala se ne accorsero immediatamente. Emerge anche questa circostanza dall’indagine «Enterprise» di Procura, squadra mobile di Foggia e colleghi del commissariato di Cerignola sfociata 48 ore fa nell’arresto di 13 persone, in esecuzione delle ordinanze cautelari firmate dal gip del Tribunale dauno (8 in carcere, 5 ai domiciliari) per tre distinti filoni di inchiesta: 8 episodi di spaccio di hashish e cocaina, di cui rispondono 6 arrestati; 5 furti d’auto in città, seguiti in 2 casi da richieste estorsive di 600 e 2500 euro pagati dai derubati per riavere le macchine, per il quale sono stati disposti 3 arresti; due furti in depositi vicino Vercelli svaligiati tra aprile e novembre 2018 per rubare ingenti quantità di carne e pesce, di cui sono accusati 4 indagati. Gli indagati dell’inchiesta sono complessivamente 16 (3 a piede libero) e sono accusati a vario titolo di 19 capi d’imputazione per fatti avvenuti tra la primavera 2018 e il marzo 2019. I reati contestati sono spaccio, furto d’auto, estorsione, ricettazione, furti in depositi e associazione per delinquere contestata a 3 indiziati.

«Gli investigatori hanno incontrato non poche difficoltà», scrive il gip Manuela Castellabate in un passaggio delle 101 pagine dell’ordinanza cautelare «vista la scaltrezza dei soggetti attenzionati, emersa dalle intercettazioni ambientali e telefoniche. Fu notata finanche la presenza nella notte della ditta cui fu assegnato l’incarico di installare la telecamera autorizzata dal pubblico ministero, inducendo quindi gli inquirenti a desistere anche nell’esecuzione di altre attività investigative, ulteriormente rese complesse dalle piccole dimensioni dei luoghi monitorati e dalla presenza di sentinelle che, nel controllare le zone limitrofe a quelle dove venivano commessi i reati, preavvertivano gli indagati dell’arrivo delle forze dell’ordine». Come emerge da intercettazioni in cui indagati venivano avvisati dell’arrivo di auto della Polizia, tipo quella in cui una persona non identificata avvisava uno degli arrestati per droga del blitz di 48 ore fa: «facciamo e ce ne fuggiamo di là, però devi vedere come andartene perché è difficile, là stanno gli sbirri a piedi».

Questa indagine – prosegue l’analisi del gip – «ha svelato uno spaccato criminale allarmante che gravita nel territorio di Cerignola e che si dipana nelle più svariate attività criminali, alle quali corrispondono i tre diversi settori delinquenziali dei rispettivi gruppi oggetto dell’inchiesta»: smercio al dettaglio di droga; furti d’auto seguiti da richieste di pizzo secondo lo schema del «cavallo di ritorno»; e furti in Nord Italia ai danni di magazzini per rubare merce per un valore quantificato nell’ordine di mezzo milione di euro.

«Noi, unica piazza a lavorare a San Samuele c’è la pattuglia»

«Devi dire grazie perché siamo l’unica piazza che sta lavorando; da…» (segue il soprannome di uno spacciatore estraneo al blitz di 48 ore fa) «si va a mettere la pattuglia al rione San Samuele. Solo noi stiamo lavorando; gli amici devono essere più silenziosi. Qua si spaccia e non ne possiamo fare raduni». Sono le intercettazioni – come questa che coinvolge uno dei presunti spacciatori arrestati – l’elemento principale d’accusa nell’inchiesta «Enterprise» di Procura e Polizia sfociata 48 ore fa nell’arresto di 13 persone (12 cerignolani e un uomo di Stornara) accusati a vario titolo di droga, furti, estorsione, ricettazione e associazione per delinquere.

Uno dei tre filoni dell’inchiesta riguarda lo smercio di modeste quantità di cocaina ed hashish e coinvolge 6 indagati per 8 episodi avvenuti tra metà novembre e fine dicembre 2018: uno è finito in carcere, gli altri 5 sono stati posti ai domiciliari. Nelle intercettazioni per riferirsi alla droga, si usavano termini come «ventini» (dose di cocaina da 0.20 grammi); «quindicini» (dose da 0.15 grammi); e ancora: «scaglietta» «puntine», «quedd».

In un altro colloquio intercettato uno degli arrestati confessava papale papale, senza chiaramente sapere d’essere captato: «si vogliono attaccare sulla 5 euro del fumo» (termine in gergo per indicare l’hashish): «Che dobbiamo fare fratello, quello è il lavoro che facciamo, con quello campiamo. Non è che ci piace il lusso: ci devono fare il blitz, quando vengono qua ci trovano il pezzetto e ci arrestano».

Alcuni presunti pusher sono stati intercettati mentre facevano i conti dello spaccio: «Ma i conti chi li tiene?» disse uno degli interlocutori; seguirono una serie di cifre: «hanno lasciato 42 e se ne sono andati»; «170 hai fatto e non hai fatto più niente, zero»; «dieci euro per il fumo»; «gli ho dato a… 5mila euro»; «metti da parte i conti, che non sono conti che devono andare insieme, hai capito?»; «io ho fatto due “ventini”» (dosi di cocaina). Capitò pure che durante la rendicontazione dello spaccio, arrivasse un cliente per acquistare la droga. «Compare che devi prendere?» gli chiese uno spacciatore; il cliente rispose: «un paio di…» (parola incomprensibile) «posso fare qua la canna?». «No, te de devi scappare da qui, non mi dire niente ma stamattina sono venuti i cornuti: fatti un giro».

Si costituisce il 13° uomo: droga, furti ed estorsioni i reati contestati a indiziati

Arrestato e trasferito in carcere anche il 13° indagato del blitz «Enterprise» di 48 ore fa. Si tratta di Nicola Desiderio, 39 anni, di Stornara, che si è presentato spontaneamente in Questura avendo saputo che la Polizia lo cercava: è accusato di concorso con tre cerignolani nel furto compiuto la notte sul 22 aprile del 2018 a Formigliana, vicino Vercelli, in una ditta di lavorazione e vendita carni: furono rubati 100 bancali di tonno per un peso di 95 tonnellate; e 17 confezioni di caffé per un peso di un quintale, e per un valore complessivo di 400mila euro.

Il gip Manuela Castellabate, firmataria delle 13 ordinanze cautelari, ha disposto il carcere per 8 indagati. Oltre a desiderio sono Michele Cirulli, 23 anni per ricettazione, furti d’auto e conseguenti estorsioni; Francesco Cucchiarale, 23 anni, per gli stessi reati; Matteo Carosiello, 22 anni, per 6 episodi di spaccio; Antonio Dachille, 26 anni, per ricettazione, furti d’auto e estorsioni per restituire i veicoli; Domenico Dimmito, 44 anni, accusato di concorso nel furto nella ditta di carne vicino Vercelli; P. M., 50 anni, per il furto di 40 bancali di merluzzo per un peso di 300 quintali e un valore di 250mila euro, avvenuto in un deposito ancora di Formigliana nel novembre 2018 (è indagato poi a piede libero per il furto nel deposito di carni dell’aprile precedente, sul punto il gip ha rigettato la richiesta d’arresto); e Giuseppe Tarantino, 50 anni, accusato di associazione per delinquere e dei due furti a Formigliana.

Domiciliari invece per altri 5 cerignolani: Christian Patruno, 21 anni, per 2 episodi di spaccio; Domenico Petruzzelli, ventenne per 3 episodi di spaccio; Giovanni Carosiello e Giuseppe Carosiello rispettivamente di 37 e 53 anni, ognuno accusato di concorso in un singolo episodio di spaccio; e Giuseppe De Feudis di 24 anni, pure accusato di concorso in un unico episodio di spaccio.

tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

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