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    Cerignola e l’affare riciclaggio auto. Negli ultimi 13 mesi sono 55 gli arresti: furti in tutta Italia

    VEICOLI CANNIBALIZZATI PER RIVENDERNE LE SINGOLE PARTI. Cerignola si conferma la capitale del business

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    «Bisogna prestare molta attenzione al riciclaggio delle auto rubate, perché qui a Cerignola sta diventando il primo affare della criminalità insieme allo spaccio di cocaina». Era il 2008 e l’allora dirigente del commissariato di Polizia di Cerignola, Luciano Di Prisco (attuale dirigente del commissariato di Barletta) lanciò l’allarme in una conferenza stampa in Questura a Foggia per dar conto della scoperta di una delle prime centrali di riciclaggio nell’agro della città federiciana con una serie di arresti. La situazione 12 anni dopo dice che la «cannibalizzazione» dei veicoli rubati in tutta Italia, portati a Cerignola (in depositi, casolari abbandonate, uliveti dove lavorare riparati dalle fronde degli alberi, autodemolizioni, autoparchi), smontati per rivenderne le singole parti al «mercato nero», è entrata anche nella analisi della Dia (direzione investigativa antimafia) sulla lotta alla «quarta mafia d’Italia», denominazione che include la «Società foggiana», la mafia garganica, e appunto la mafia cerignolana.

    L’ANALISI DELLA DIA «La criminalità organizzata cerignolana» si legge nell’ultima relazione Dia di inizio gennaio «è una mafia degli affari, sempre meno legata ad una struttura rigida basata su vincoli familiari (aspetto peculiare delle mafie foggiana e garganica); e più proiettata al raggiungimento di obiettivi economico-criminali a medio-lungo termine. L’area di Cerignola si conferma centrale per tutte le operazioni delittuose che ruotano intorno alle rapine ai tir ed ai furti di auto e mezzi pesanti, dalla cannibalizzazione delle auto per alimentare il mercato della ricettazione dei pezzi di ricambio, passando per la nazionalizzazione di macchine clonate estere».

    ARRESTATI IN 49 La capitale del riciclaggio è quindi qui, nel basso Tavoliere. Un’occhiata ai dati per cercare e trovare conferme. Nel 2019 i 37 arresti in Capitanata per ricettazione e riciclaggio connessi al fenomeno (si tratta di quelli di cui le forze dell’ordine hanno dato notizia agli organi d’informazione, tenendo presente che mediamente un terzo degli arresti non viene comunicato) sono stati tutti eseguiti in flagranza e/o su ordinanze dei gip del Tribunale di Foggia e di fuori provincia (13), tutti nell’agro di Cerignola coinvolgendo giovanissimi, meno giovani e anche qualche romeno usato come manovalanza. Stesso discorso va fatto per i 18 arresti eseguiti in questo primi 35 giorni del nuovo anno: tutti eseguiti, in flagranza e su ordinanza del gip di Teramo, a Cerignola.

    I «CIMITERI» Questo non significa che l’affare riciclaggio non coinvolga altre città. Basti pensare al capoluogo dauno dove la scorsa estate nelle campagne tra Mezzanone e Incoronata sono state rinvenute oltre 60 carcasse di auto di media e grossa cilindrata rubate nel Foggiano, nel Barese, in Basilicata, nel centro Italia: i «cannibali» le avevano bruciate dopo averle smontate (stesso discorso per altre 9 auto completamente bruciate rinvenute nei primi giorni del nuovo anno a borgo Cervaro vicino Foggia).

    RUBANO IN TUTTA ITALIA Il «bacino» a disposizione della criminalità cerignolana principalmente, non si limita peraltro alla sola Capitanata, provincia che peraltro da anni è stabilmente ai primi posti, in negativo, in Italia quanto a numero di furti d’auto in rapporto alla popolazione: nel 2019 ne sono state rubate in tutta la provincia quasi 3500, in aumento rispetto all’anno prima. Sono stati 1800 i furti nel capoluogo (in pratica 5 furti al giorno); e 420 a Cerignola, dato in lieve calo rispetto al 2018. A Cerignola finiscono infatti macchine, e con esse anche furgoni e camion, rubati in tutta Italia: è il caso del furgone rubato a Milano e arrivato 24 ore dopo a Milano con tre giovani sorpresi a smontarlo, oppure delle due «Range Rover» rubate nei giorni scorsi a Brescia e Desenzano sul Garda e della «Jaguar» sottratta a Campobasso, rinvenute nelle ultime ore con l’arresto di due sospettati.

    I FERRI DEL MESTIERE La maggior parte degli arresti viene eseguita in flagranza: le pattuglie notano nei consueti giri di controllo del territorio mezzi rubati nascosti in depositi, tra gli alberi, autodemolizioni e si appostano in attesa dell’arrivo dei tagliatori; seguono irruzione, inseguimenti, arresti, sequestri di mezzi (per i derubati più fortunati quando sono ancora integri, per i meno fortunati quando si dovrebbe ricorrere al…puzzle per rimettere insieme il veicolo) e di arnesi da scasso. Mentre sono troppo poche le indagini a lungo termine per individuare tutta la filiera: dai ladri ai ricettarori, dai «cannibali» che smontano i mezzi con pinze, cesoie e fiamma ossidrica a destinatari delle singole parti che le rimettono sul mercato nero.

    I BLITZ «FORESTIERI» Per dare un’idea di quanto sia esteso il fenomeno ben oltre i confini della Capitanata, basta ricordare due recenti operazioni. Il 17 dicembre scorso scattò il blitz «Radiator springs» con l’arresto di 3 foggiani (tra Cerignola e San Ferdinando di Puglia) e 1 romeno su ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari firmate dal gip di Macerata relative a 36 furti avvenuti nella primavera scorsa nel centro Italia: dall’indagine è emerso che foggiani partivano di sera da Cerignola per raggiungere località in Abruzzo, Marche e Emilia Romagna, rubare auto utilizzando centraline modificate, e tornare quindi con i veicoli nel centro ofantino. Sono invece 49 i furti d’auto per un valore quantificato in 600mila euro (e ci sono sospettati per altri 30 colpi analoghi), al centro dell’inchiesta «Car hunting» condotta dalla Procura e dai carabinieri di Teramo sfociata lo scorso 13 gennaio nell’arresto di 7 cerignolani sottoposti ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Sono accusati a vario titolo di furto e ricettazione di veicoli «spariti» tra Abruzzo, Marche e Puglia. Il capo reclutava e pagava i ladri, commissionava il furto, riceveva l’auto e la destinava al ricettatore di turno.

    tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

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