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    Da Cerignola al cuore dell’Emilia Romagna: la fotografa Melania Maffucci si racconta

    «A trent'anni ho lasciato il mio posto fisso per dedicarmi alla fotografia, per trasmettere le emozioni, gli stati d'animo le storie di chi si affida a me per rendere i loro ricordi unici»

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    Le strade che possono condurre alla realizzazione delle proprie ambizioni sono diverse e spesso anche lunghe. Una di queste, ad esempio, lo è 628 km, quelli che separano Cerignola dal cuore dell’Emilia, precisamente Modena. A percorrerla oltre 10 anni fa è stata Melania Maffucci, giovane cerignolana che, dopo un variopinto peregrinare formativo e professionale, si è affermata come fotografa nella città di San Gimignano. Dopo un percorso di studi inizialmente divergente rispetto a questo ambito, Melania ha avvertito farsi largo sempre più forte il suo animo artistico. E quando ormai in tanti si sarebbero rassegnati, voltando pagina e guardando avanti, Melania raccoglie invece tutto il proprio coraggio e si lancia in una sfida che finirà per vederla premiata.

    Oggi è titolare di uno studio fotografico che a Modena e dintorni ha catalizzato l’attenzione di una nutrita ed affezionata clientela. Diversi sono i soggetti dei suoi scatti, ritratti capaci di raccontare storie e giungere nel profondo di chi li osserva. È possibile visionarli sul suo sito melaniamaffucciphotographer.com, sulle pagine Facebook “Melania Maffucci Photographer” e “Melania Maffucci Weddings & Portraits photography” e sul profilo Instagram “melania_maffucci_photographer”. Abbiamo intervistato Melania, che ringraziamo anche per il materiale fornitoci.

    Melania, partiamo dalla fine: come sei arrivata ad essere una fotografa?

    «Non so esattamente da cosa sia scaturita la mia scelta. Era uno dei miei tanti sogni nel cassetto e alla soglia dei trent’anni ho pensato che forse era arrivato il momento giusto per mettermi in gioco, di fare qualcosa che mi rendesse davvero felice, prima che diventasse troppo tardi per cambiare radicalmente vita. Una decisione che molto probabilmente avrei dovuto intraprendere molto tempo prima, ma non avevo la consapevolezza e la maturità per fare una scelta così coraggiosa e imprenditoriale. Così, a trent’anni, ho lasciato il mio posto fisso per dedicarmi a qualcosa di creativo e comunicativo: la fotografia. Per me rappresenta un mezzo per incanalare le mie energie e per esprimere tutto quello che sono i miei interessi e la bellezza che mi circonda. Ma è anche un modo per trasmettere e raccontare attraverso immagini le emozioni, gli stati d’animo, la storia di quelle persone che si affidano a me per rendere indelebili i loro ricordi unici e irripetibili».

    Quando hai iniziato a sentire pulsare questa passione in te?

    «In quinta superiore, credo. Frequentare l’Accademia di Fotografia era una delle mie possibili scelte e ambizioni, a cui poi rinunciai per diverse ragioni, ma che comunque ho continuato a coltivare per molto tempo in maniera amatoriale».

    Vieni da un percorso di studi che, almeno in apparenza, con la fotografia c’entra poco…

    «Sì, in effetti la mia formazione è molto eterogenea. All’università ho intrapreso gli studi come Storico per la Conservazione del Patrimonio artistico e culturale. Sicuramente questo percorso, unito ai miei interessi e passioni personali per la pittura, l’architettura, la moda, ha influito moltissimo sul mio modo di osservare ciò che mi circonda, oltre le apparenze. Ho educato il mio occhio al bello, ma non intendo la bellezza estetica. Mi riferisco al valore, alla storia, agli studi, ai sacrifici, all’uomo che c’è dietro ogni realizzazione artistica e alla volontà di ognuno di noi di trasmettere di generazione in generazione un messaggio, un’immagine di sé, la propria personalità. Se pensiamo ad esempio ai dipinti del passato, essi non rappresentano altro che una fotografia dipinta, però con colori a olio invece che con la sola luce. La fotografia non rappresenta altro che un’interpretazione e un linguaggio moderno per esprimere l’arte. Ed è proprio quello che cerco di fare con la mia fotografia, comunicare e raccontare tappe e momenti importanti della vita dei miei clienti, raccogliere le loro idee, desideri e trasformarli in immagini che li rappresentino al meglio e che non siano fotografie di tutti i giorni, ma fotografie fatte per essere ammirate e vissute, per emozionare oggi come tra cent’anni».

    Ricordi qual è stata la tua prima fotografia per professione?

    «L’ho realizzata per un servizio fotografico matrimoniale. Ricordo ancora con affetto i nomi degli sposi, la location, i dettagli e l’atmosfera della cerimonia».

    Quali sono i soggetti principali dei tuoi scatti?

    «Premetto che il mio linguaggio nel tempo è cambiato, subisce una metamorfosi continua in cui studiare e aggiornarmi è diventata una componente essenziale del mio lavoro. Mi occupo fondamentalmente di ritrattistica, in diversi ambiti, perché ogni settore riesce a trasmettermi un’emozione diversa e riesco a comunicare e raccontare una storia differente a seconda del soggetto che ho di fronte, rispettando appieno la sua personalità e i suoi desideri, ma con approcci completamente differenti per ogni settore. Nei ritratti di famiglia, amo raccontare quel magico momento che è la gravidanza, fatto anche di paure e insicurezze, ma con un’estrema dolcezza e allo stesso tempo forza e femminilità delle mamme in dolce attesa. Il racconto di una sessione di gravidanza, viene sempre completato da un “servizio Newborn” in cui realizzo dei ritratti di famiglia dal valore inestimabile e che con il tempo verranno sempre più apprezzati. I neonati di pochissimi giorni di vita (viene svolta entro i primi 15 giorni del neonato) cambieranno radicalmente in pochissimo tempo. Creare per queste famiglie immagini artistiche è una soddisfazione immensa per me e un’emozione indescrivibile per loro. Ma il mio lavoro nei ritratti di famiglia non termina qui, vedo crescere e fotografo i meravigliosi cambiamenti e conquiste dei loro bambini e la loro famiglia nelle tappe più importanti, da pochissimi mesi, al loro primo compleanno e fino a quando diventano più grandi. Adotto invece un linguaggio completamente differente nel ritratto contemporaneo femminile, con uno stile molto glamour e improntato a riecheggiare le riviste di moda. Il ritratto contemporaneo maschile e