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    Don Antonio Palladino, il “padre dei poveri”: ritratto nel 139° anniversario della nascita

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    Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di don Carmine Ladogana, sul 139° anniversario della nascita del Venerabile don Antonio Palladino: il vice postulatore della causa di Beatificazione del sacerdote cerignolano fa rivivere i caratteri e i tratti dominanti della sua missione apostolica. Di seguito il testo integrale.

    Il prossimo 10 novembre ricorre il centotrentanovesimo anniversario della nascita del Venerabile don Antonio Palladino (1881-1926), sacerdote di Cerignola, parroco e fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane del Santissimo Sacramento, la cui vita si intreccia con la storia locale e quella nazionale, caratterizzata da grandi cambiamenti sociali ed economici che molto contribuirono al suo slancio apostolico. Don Palladino si pone sulla via della santità non “nonostante” il ministero sacerdotale ma “dentro” e a motivo di esso. Infatti il primo campo, e quasi l’unico campo di lavoro apostolico, fu la Parrocchia di San Domenico a Cerignola, dove fu parroco dal 1909 al 1926. Qui sperimentò di essere annunciatore del Vangelo e dispensatore della grazia sacramentale. Nell’apostolato incontrò situazioni di rapidi cambiamenti e sentì acutamente le preoccupazioni di formare i giovani e le famiglie. A tale scopo promosse ben trentadue associazioni di laici e coltivò le vocazioni alla vita religiosa. Basta leggere la sua biografia per constatare quante volte ricorrono i verbi: “istituisce”, “organizza”, “inaugura”, “avvia”, “fonda” eccetera. Fu davvero un protagonista della nuova responsabilità, affidata ai cattolici dalla enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII, in un periodo storico durante il quale il tema sociale era al centro, come del resto anche oggi, di ampi dibattiti e confronti.

    Il suo ministero rispecchiava le esigenze della sua gente ed era ben cosciente che il popolo a lui affidato poteva crescere nella fede solo se accordava il nutrimento evangelico-sacramentale, alla pietà popolare. La sua grande intuizione da parroco, a mio avviso, consiste nella lettura attenta dei bisogni della gente, non fermandosi solo ed esclusivamente ad una indagine sociologica, ma entrando nella quotidianità delle persone a cui annunciava il Vangelo. Nella recente lettera pastorale “La via della speranza” il vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, Luigi Renna, nella introduzione scrive: “Rimane irrisolta la precarietà culturale, morale ed economica di larga fascia della nostra popolazione, soprattutto a Cerignola, che non potrà uscire da questo baratro di illegalità, se non si riscatterà da queste povertà”. Davvero profetico fu il parroco Palladino, allorquando intuisce che la povertà culturale, spirituale e morale è la vera sfida che il suo ministero deve affrontare. Il Vangelo per essere realizzato ha bisogno di uomini e di donne capaci di interpretarlo nelle situazioni concrete della vita. Palladino si circondò di collaboratori validi, testimoni del Vangelo per entrare nella realtà quotidiana dei braccianti e degli operai. Spesso le sue iniziative erano contrastate proprio per la loro novità, in quanto tentavano di risvegliare il senso della fede in condizioni di vita spiritualmente mediocri. Altra grande intuizione profetica fu il ruolo dato ai laici, siamo ancora lontani dal concilio Vaticano II. Infatti essi non furono oggetto della pastorale, ma soggetti che, insieme al parroco, condividevano le ansie, le gioie e i fallimenti di tutta quanta la pastorale parrocchiale.

    Non vi è in lui superbia né caparbietà nel proporre attività pastorali, ma solo fede con cui intendeva lavorare nella vigna del Signore. Il vero motore apostolico fu la preghiera personale e quella vissuta in comunità con la gente, corroborata da tanta carità verso gli ultimi. Davvero appropriata è la frase incisa sulla pietra che ricorda il luogo della nascita del Venerabile. La lapide, voluta nel 2001 dal vescovo emerito di Cerignola-Ascoli Satriano, Felice di Molfetta, del Palladino dice: “Sacerdote che avvicinò la chiesa ai poveri e i poveri a Dio”. Tutto il bene profuso da don Antonio è autentica carità cristiana, attraverso di essa si può ancora oggi constatare il dono della sua persona per la crescita di una intera comunità. Per questo, a giusta ragione, molti lo chiamano il “padre dei poveri”. E’ enorme la serie di episodi che prova quanto il Venerabile amasse e aiutasse, per lo più segretamente, i poveri. Per questo possiamo riconoscere in don Antonio un “protagonista” della storia. Credo che don Palladino possa essere additato a modello per tutti noi sacerdoti, in particolare per i parroci, in tempi, come quelli attuali, profondamente bisognosi di questi esempi luminosi. In tal senso, egli offre un luminoso paradigma di spiritualità del presbitero diocesano; fu infatti capace di discernere e “sfruttare” diversi carismi e forme di spiritualità al servizio della sua comunità parrocchiale, suscitando anche molte vocazioni alla vita religiosa.

    Mi piace concludere riportando quello che in una “settimana palladiniana” del 2004, un sacerdote di Cerignola, oggi vescovo, disse del Venerabile: “Il rapporto di don Antonio con la storia della sua città e con quella del più ampio ambiente nel quale era inserito, ha fatto di lui un “uomo del paradosso”. Dai suoi scritti e dalle sue azioni si mostra contemporaneamente come l’uomo della “vicinanza”, con gli uomini e con le situazioni; e come l’uomo della “differenza”, che non vuol dire rinuncia a portare lo specifico del Vangelo”. Don Palladino fu un protagonista del suo tempo, dal quale dobbiamo ancora imparare una lezione: quella del prete e del credente che non si sente estraneo al suo contesto e che, quando vi entra, lo fa in maniera intelligente e appassionata.

    Don Carmine Ladogana

    Vice postulatore causa di Beatificazione

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