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    La famiglia Regeni, Paolo Borrometi e Mimmo Lucano super ospiti della giornata conclusiva della Fiera del Libro 2020

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    Cala il sipario sull’XI^ edizione della Fiera del Libro. Parterre ricco e di qualità quello della giornata conclusiva, che vede come ospite di apertura Michela Magnifico, giornalista di Telefoggia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria, questa volta la cronista, nel suo libro intitolato “Io mi dono”, racconta l’attività dell’AIL (Associazione Italiana contro le leucemie) nella città di Foggia. “Parlare di cronaca nera e giudiziaria consente paradossalmente di aprire una finestra sull’animo di gente che, dietro le carte di un processo o di un’inchiesta, sta soffrendo – spiega Michela Magnifico -. Ho fatto per anni questo esercizio e quindi ho provato ad esplorare una realtà diversa, quella della malattia, raccontando chi la vive da eroe e chi, come medici, infermieri e volontari, eroicamente cerca di salvare la vita che viene affidata alle sue mani”.

    ‘GIULIO FA COSE’. LA VERITA’ PER REGENI E LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI

    Il fil rouge che collega gli incontri del pomeriggio è l’impegno sociale. Si inizia con una tavola rotonda sulla tutela dei diritti umani cui prendono parte via streaming nomi autorevoli, come il sociologo Leonardo Palmisano, Francesco Sinopoli (segretario generale nazionale della Federazione Lavoratori Conoscenza CGIL), Clara Spagnoletta di Amnesty International, ma soprattutto Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio, il dottorando italiano sequestrato e ucciso nel 2016 al Cairo, e il loro legale Alessandra Ballerini. La storia del ricercatore di Trieste, della sua famiglia, dei valori che lo animavano e della battaglia per l’affermazione della verità è raccontata nel libro “Giulio fa cose”, scritto dai suoi genitori e dall’avvocato Ballerini. “Se a distanza di quattro anni siamo ancora alla ricerca della verità e tanta gente racconta la storia di nostro figlio è proprio perché, da qualche parte, ‘Giulio fa cose’, proprio come recita il titolo del libro”, dice sua madre Paola. Cosa è successo a Giulio? Una domanda sconcertante nella sua semplicità: “È successo che uno Stato ha ucciso un ragazzo che stava lavorando e che l’Italia ha tollerato che un paese amico facesse questo, i depistaggi e le accuse infamanti a Giulio che ne sono conseguite”, denuncia la dott.ssa Ballerini raccontando una storia in cui l’Italia non è stata ferma e decisa pur di mantenere gli equilibri geopolitici. “Per fortuna parte della stampa ma soprattutto molta gente comune sui social e sui giornali ha fatto nascere una ‘scorta mediatica’, affinché non si spegnessero mai i riflettori sulla storia di Giulio – dice papà Claudio –. Questo ci da la forza per andare avanti, nonostante tutto”.

    GIORNALISMO D’INCHIESTA, DI DENUNCIA E DI CORAGGIO: PAOLO BORROMETI

    Nel tardo pomeriggio è il turno del giovane vice-direttore dell’Agenzia AGI, nonché fondatore del sito d’informazione e d’inchiesta LaSpia.it, Paolo Borrometi. Dialogando con il collega Mario Valentino e con il procuratore Marco Dinapoli, ha presentato i suoi due libri usciti fra il 2018 ed il 2019: «Un morto ogni tanto» ed «Il sogno di Antonio. Storia di un ragazzo europeo», entrambi editi da Solferino. Il titolo del primo non è altro che uno stralcio di un’intercettazione nella quale si scoprì il progetto di un attentato nei confronti dello stesso Borrometi, da parte del capomafia di Pachino, Salvatore Giuliano: «Un murticeddu, sai, così…un murticeddu, c’è bisogno…così si darebbero una calmata tutti, tutti mafiosi, malati di mafia! Un murticeddu…», commentava con i figli il braccio destro del boss. Per le sue approfondite inchieste sul malaffare che affligge la Sicilia Sud-Orientale, Paolo Borrometi vive sotto scorta dei Carabinieri dal 2014. In quell’anno, infatti, fu prima vittima di una vile e brutale aggressione da parte di due uomini incappucciati, mentre era nella sua casa di campagna e dalla quale ha riportato danni permanenti, e pochi mesi dopo vide appiccato un incendio alla porta di casa sua. «Ho cominciato a fare il giornalista in una provincia nella quale mi dicevano che la mafia non esistesse», esordisce Borrometi. Diverse e molto approfondite, con tanto di nomi, cognomi, dati e ricostruzioni fededegne, sono le inchieste pubblicate sul suo LaSpia.it e i cui sviluppi sono riportati anche nel libro. Una di queste è quella che ha svelato i traffici illeciti, e la rete di sfruttamento, celati dietro la commercializzazione del pomodorino rosso di Pachino, alzando il velo sulla piaga delle agromafie. Questa ed altre inchieste hanno visto la luce seguendo un metodo di lavoro talmente certosino ed efficace che il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, l’ha indicato come vero e proprio modello di informazione giornalistica. Gli fa eco il procuratore Dinapoli, elogiandone il metodo d’investigazione a mo’ di puzzle.

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    DIALOGO COL “FUORILEGGE” MIMMO LUCANO

    Nel tardo pomeriggio tra scroscianti applausi sale sul palco del Teatro Roma Mimmo Lucano. L’ex sindaco di Riace e paladino dell’accoglienza, inserito da Fortune nella lista dei leader più influenti, ha presentato “Il fuorilegge: la lunga battaglia di un uomo solo”, libro in cui racconta la sua esperienza di difensore dei diritti dei migranti: “Riace è stata una città di emigrati, che ogni anno era sempre più desolata e abbandonata dai suoi abitanti. C’è voluto coraggio per partire tanti anni fa, ma oggi serve il coraggio di accogliere. Abbiamo iniziato a farlo per un naturale impulso d’umanità e non ci fermeremo perché avere un pregiudizio per lo straniero, una persona che non si conosce, equivale ad un handicap mentale”. Una battaglia combattuta con la fascia tricolore indosso per quindici anni e che adesso arriva anche in tribunale, dove dovrà difendersi dalle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa e concussione: “Non voglio essere ipocrita, se merito una condanna sono pronto anche ad affrontare la galera. Ma se ho commesso dei reati è successo perché lo Stato, che negli anni passati ci chiedeva aiuto per accogliere i migranti, ha deciso da qualche anno di usare il pugno di ferro con i disperati e con Riace – accusa Lucano -. Era impossibile con le leggi vigenti garantire una vita dignitosa a queste persone”. Lucano lancia infine il suo appello rivolto agli amministratori e ai cittadini: “Ho agito con coraggio e coscienza di quello che stavo facendo. Non mi stancherò mai di ripetere che se a un sindaco manca il coraggio sarebbe meglio che abbandoni la carica”. E ancora: “Abbandoniamo la politica e la cultura dell’odio, che ci spinge oggi a discriminare il meridionale e oggi l’immigrato e che ci sta trasformando in persone che odiano le persone”.

    LUCA BIANCHINI: BACI DA POLIGNANO

    Si volta decisamente pagina con l’incontro del prime time, nonché conclusivo, della serata e di questa edizione della Fiera. Mattatore è lo scrittore e conduttore radiofonico Luca Bianchini. L’autore Torinese ha presentato “Baci da Polignano”, love story ambientata nella meravigliosa località pugliese che fa da cornice agli intrecci amorosi di Ninella, la bellissima sarta del paese, e Don Mimì, un ricco imprenditore con un matrimonio finito alle spalle, che da ragazzini si erano tanto amati e poi persi. Ma come scrive lo stesso Bianchini “certi amori fanno finta di sparire”

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