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    Mons. Renna risponde al CorSera: “Bisogna dare voce anche alla parte sana di Cerignola”

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    Con una lettera pubblicata ieri sulle colonne del Corriere della Sera, il Vescovo della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano Mons. Luigi Renna risponde al giornalista Andrea Galli che, sulle pagine dello stesso quotidiano, aveva pubblicato un focus sulla criminalità cerignolana. Il report aveva destato scalpore per un dato riportato all’interno dell’articolo, e cioè quello per cui un abitante del centro ofantino su due sarebbe pregiudicato.

    Nella missiva, Mons. Renna chiede di non dedicare i riflettori della cronaca solo per gli aspetti negativi della nostra città – aspetti dei quali bisogna prendere coscienza, senza ignorarli – ma di cercare di indagare le cause profonde che stanno dietro al disagio sociale e dare spazio alla parte sana di Cerignola, che tanto opera e si da da fare per curare i mali e lenire le sofferenze della nostra comunità. Di seguito i contenuti della nota.

    Gentilissimo Direttore,

    Gentilissimo dottor Galli,

    ho letto e riletto l’articolo apparso domenica, 23 agosto 2020, sull’inserto “La Lettura” – una novità che ho salutato con entusiasmo – de Il Corriere della Sera… Già dal sommario, sotto una grande foto di alcuni casolari di “Tre Titoli”, appare chiaro che il giornalista è stato sul set della serie tv Avamposti e solo su quello. È stato anche al fianco dei Carabinieri che, insieme alla Polizia di Stato, alla Polizia Stradale e alla Guardia di Finanza, fanno a Cerignola un lavoro instancabile e difficile, a volte ingrato per il garantismo di certa legislazione verso alcuni reati. Peccato che gli altri “servitori dello Stato” non siano citati. Si sa, quando si fa la scelta di “rimanere sul pezzo”, si rischia di trascurare altro e, in questo caso, la complessità di una situazione, quella cerignolana, ha tantissime ombre, ma anche qualche luce. Molti dei comportamenti stigmatizzati dal dottor Andrea Galli sono sotto gli occhi di tutti, ma poco si dice sulle cause. Si fa cenno, in un box, alla lotta sociale per rivendicare i diritti dei lavoratori, iniziata da Giuseppe Di Vittorio nelle campagne di Cerignola, e si accenna al latifondo, che ha attirato masse di contadini i cui nipoti e pronipoti, molto spesso, vivono in condizioni di precarietà come i loro antenati. Cosa c’è dietro il volto del “delinquente” cerignolano, del giovane spacciatore, di chi tenta l’assalto ai blindati, di un tessuto sociale che non sempre riesce ad esprimere una classe dirigente capace di apportare un rinnovamento radicale nella vita della città?

    C’è una spaventosa precarietà economica, che è divenuta cultura perché tanti non cercano più lavoro, ma espedienti per vivere, a volte molto più redditizi di uno stipendio fisso. Ma, evidentemente, sarebbe una fake news la generalizzazione sull’homo cerignolanus come delinquente e “pezzo da galera”, in una nuova visione quasi “lombrosiana” dell’umanità. Lei, dottor Galli, parla di una percentuale – la metà della popolazione – che è pregiudicata. Dati oggettivi, Lei scrive, di cui avrà certamente la fonte. Ma perché non parla dell’altra metà della popolazione? Sono tutte persone che, come dice papa Francesco, stanno a “balconear”, cioè stanno “alla finestra”? Stanno alla finestra presidi e docenti che, insieme ai Servizi Sociali e ai volontari di un semplice “doposcuola”, strappano i ragazzi alla dispersione scolastica? Stanno a “balconear” le associazioni di volontariato, Libera, Altereco, che costruiscono una cultura ed una economia alternativa a quella mafiosa? Non Le dice nulla la sigla “CNOS” nella quale i Salesiani tengono una scuola che raccoglie e prepara professionalmente giovani che sono spesso “caduti” come “arance marce” dal “carro” della scuola? E Tre Titoli? Non sa che dal 2015 è un avamposto di impegno sociale per la cura e l’integrazione dei migranti, e che al Centro “Santa Giuseppina Bakhita”, inaugurato nel 2017, si offrono ascolto, cura dei diritti dei lavoratori con l’ausilio di avvocati, cure mediche con l’impegno di medici volontari, prossimità alla squallida vita dei casolari con la presenza di suore e volontari?

    L’altra metà – e forse molto più – di Cerignola esiste. Non considerarla significherebbe non soltanto affermare una verità parziale – e la verità è importante –, ma usare il nobile fine dell’arte di informare per rubare la speranza. E noi, come cristiani e come uomini di buona volontà, non possiamo permetterlo. Per questo vi invito a tornare, a cercare nella “complessità” quel bene che c’è, quell’albero che “cresce senza far rumore”. È troppo chiedere un giornalismo così? Abbiamo tutti nostalgia delle inchieste di Sergio Zavoli ne La notte della Repubblica, dove l’amore al proprio Paese portava ad un rigore e alla scoperta di verità che hanno aiutato l’Italia a riflettere. Buon lavoro. Mi raccomando: non rifuggite dalla complessità delle situazioni. E non togliete mai la speranza a nessuno, né a Cerignola, né a Napoli, né a Palermo. Con stima.

    † Luigi Renna Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano