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    Liste d’attesa: tempi lunghi, ma non per chi paga

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    Al Pronto soccorso c’è una strana calma piatta, l’affluenza di una volta non si vede da un pezzo. Potenza del Covid che ha annientato anche le cattive abitudini. «Prima venivano anche per una ferita al dito, adesso girano al largo», risponde un addetto all’ingresso. Si dice che i foggiani abbiano deciso di rinviare cure e terapie, laddove possibile, per non correre rischi. Può darsi. Sicuramente c’è stato un periodo in cui era più facile contrarre il virus nelle strutture sanitarie, ma adesso lo è un po’ meno: tra percorso “sporco” e “pulito” c’è maggior consapevolezza su come affrontare il mostro. Non è soltanto il timore di contrarre il virus a tenere alla larga i cittadini dalle visite specialistiche. Le agende, infatti, sono quasi tutte piene per chi volesse prenotare a distanza di pochi giorni. Abbiamo provato ieri a fare qualche telefonata al Cup (centro unico prenotazioni) non più “unico” come suggerisce l’acronimo dal momento che sono adesso due i numeri a cui rivolgersi (allo 0881-028802 risponde il Policlinico, il numero verde 800466222 per l’Asl): ebbene per una visita cardiologica con la ricetta del medico di base la prima data utile è il 18 maggio, ma chi volesse andare privatamente il medico (sempre del policlinico) sarebbe stato pronto a riceverci anche ieri pomeriggio. Anche per una visita dall’otorino saremmo stati abbastanza fortunati: un posto si è reso disponibile ieri mattina per il 4 febbraio per una prenotazione saltata, altrimenti la prima data utile è il 2 aprile.

    Al Cup dell’Asl invece non siamo stati così fortunati: non si prenota se prima non si forniscono gli estremi dell’impegnativa e per chi volesse conoscere la prima data utile, così almeno da farsi un’idea, l’impiegata non fornisce ulteriori elementi di valutazione. Esistono poi alcuni casi limite, prendersela con l’agenda della mammografia, sospesa «per Covid», sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Prenotazioni bloccate a tempo indeterminato sia al policlinico che all’Asl, ma anche quando le sbloccheranno pare ci sia un arretrato di 4 anni. Però anche lì privatamente si fa subito, magari recandosi negli studi privati al costo di 100 euro. Per alleggerire le liste d’attesa di Tac e Risonanza la Regione un paio di anni fa ricorse agli incentivi economici per il personale, ma ora sempre «a causa del Covid», solita litania, c’è da aspettare. Così per un’ecografia al Policlinico occorrono «fino a sei mesi», così hanno risposto al signor L.O. che poi è andato a farla privatamente. Per farsi visitare in Chirurgia toracica, sempre con ricetta medica, bisogna aspettare «4 mesi». «A meno che il medico di base non si assuma la responsabilità e scriva sull’impegnativa “urgente”», riferisce una fonte che poi aggiunge: «Anche prima del Covid era così».

    Insomma la pandemia, che ha messo a dura prova strutture e personale ospedaliero (mai dimenticarlo), all’occorrenza copre questioni mai risolte. Incredibile poi quanto ci è stato raccontato ieri da una signora dopo un infortunio: «Avevo la prenotazione per un’ecografia addome completo per giugno 2020, poi a causa della pandemia mi fu rinviata al 16 gennaio 2021: qualche giorno prima di fare l’esame è stata sospesa per Covid». Morale: la signora, che non naviga nell’oro, è andata a farla a pagamento la sua ecografia, versando 80 euro. Indovinate dove? «In Radiologia, plesso Maternità, sempre al policlinico». Ma come: per l’ecografia con la vecchia Mutua l’agenda è sospesa e per il privato no? E i macchinari non sono sempre gli stessi, acquistati con i contributi dei cittadini? Ci saranno altri impedimenti, magari l’affluenza più alta tra chi va col ticket che inceppa le prenotazioni. Dura però per il cittadino farsene una ragione, se nessuno neanche glielo spiega. A Foggia purtroppo la sanità italiana, che non lascia indietro nessuno, fa questi brutti scherzi. Mettere ordine nelle liste d’attesa è impresa improba, lo si è visto, ma è la confusione che si genera sulle visite intramoenia a sollevare dubbi, magari mal riposti: perchè in fondo chi paga ha sempre ragione.

    Massimo Levantaci
    (La Gazzetta del Mezzogiorno)

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