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    Omicidio Monopoli: il processo ci sarà. Rinviati a giudizio i due imputati che ora rischiano 30 anni

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    Michele Verderosa e Francesco Stallone, i due ragazzi foggiani imputati dell’omicidio di Donato Monopoli, sono stati rinviati a giudizio con rito abbreviato. E’ questo il verdetto del GUP Bencivenga del Tribunale di Foggia, dove stamane si è tenuta l’Udienza Preliminare in cui il magistrato ha valutato la fondatezza dei capi di imputazione dei due ventisettenni, accusati di aver massacrato il giovane cerignolano nell’ottobre del 2018 nei pressi della discoteca “Le Stelle”. I due dovranno rispondere di omicidio volontario aggravato da futili motivi, delitto astrattamente punibile con l’ergastolo. Tuttavia è stata accolta la richiesta della difesa di ottenere il rito abbreviato, con la conseguenza che, in caso di condanna, la pena verrà diminuita di un terzo mentre, nel caso nel caso in cui il giudice decida di pronunciarsi per l’ergastolo, questo verrà sostituito con una pena di 30 anni. L’udienza è stata fissata al prossimo 22 maggio.

    L’accesso alla riduzione di pena è stato possibile poiché la legge che impedisce la richiesta del rito abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo, come in questo caso, è entrata in vigore nell’aprile 2019, dopo quella serata tragica e quindi non applicabile retroattivamente al caso. I genitori di Donato erano presenti in aula, mente parenti e amici all’esterno del Palazzo di Giustizia hanno manifestato con striscioni invocando giustizia. Amare le prime reazioni della famiglia e dei congiunti a quanto avvenuto oggi: «Ciò che indigna non è il rito abbreviato o lo sconto della pena, indigna la possibilità di avere uno sconto di pena in caso di omicidio. Soprattutto indigna che la parola “scusa” nessuno l’ha pronunciata. La pronunciamo noi, scusaci Donà, ti avevamo promesso giustizia ma non avevamo fatto i conti col Paese “civile” in cui viviamo. Scusati per non averti saputo proteggere, parare i colpi e scusa anche chi si è voltato dall’altra parte. La verità è nella testa di chi c’era e di chi non può più parlare, ad ognuno la sua condanna!».