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    Ragazzina aggredita in pieno centro cittadino a Cerignola, il racconto della madre

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    Un’aggressione, prima verbale e dopo fisica, per aver difeso un proprio amico e compagno di scuola, “additato” di essere grasso ed omosessuale. È il grave episodio accaduto nella calda serata di martedì 29 giugno, nel centro di Cerignola, a pochi passi dalla Villa Comunale, a due amiche quattordicenni. A scatenare il misfatto sono stati due coetanei, i quali non si sono fermati dinanzi ai ripetuti richiami, da parte delle amiche del ragazzo preso di mira, a smetterla, e hanno rincarato addirittura la dose passando dalla violenza verbale a quella fisica. Una bruttissima pagina, che non ha preso una piega ancora peggiore per l’intervento dei numerosi presenti in centro e delle forze dell’ordine. «Questi sono elementi che vanno in giro. Mia figlia è uscita, dicendomi che sarebbe andata in Villa. A quattordici anni e con il caldo che fa, non si può negare una passeggiata. Certamente, non ci saremmo aspettati di essere addirittura chiamati dai Carabinieri…»: è quanto ci confessa Samantha Cascella, giovane madre di una delle due ragazzine, evidentemente ancora scossa dall’accaduto. Nonostante questo, non si è sottratta dal rilasciare un’intervista dalla quale traspare un’importante testimonianza di senso civico. La ringraziamo per la disponibilità.

    Che giorni sono questi, subito dopo l’accaduto, per sua figlia e per la vostra famiglia?

    «Siamo molto spaventati e mia figlia lo è ancora di più. È terrorizzata, ieri non è uscita e stamattina neanche. È parecchio provata. Le ho addirittura chiesto se volesse fare qualche seduta da uno psicologo, avendo avuto un attacco di panico. Mi ha risposto di no, dicendomi che ha solo bisogno di stare un po’ tranquilla».

    Sua figlia, pur di giovanissima età, si è dimostrata molto coraggiosa e matura. Che tipo di persona è?

    «Da quando ha iniziato le scuole superiori, mia figlia ha cominciato a capire cosa sia l’omofobia. Si è sempre battuta per i diritti delle persone gay e per le loro cause, partecipando anche a delle manifestazioni. Ha un grande senso di umanità, non sopporta la violenza verso gli altri. È una bambina molto pacifica, riesce ad andare d’accordo con tutti perché ha un carattere molto mite».

    Famiglia, scuola, Istituzioni: dove ritiene si debba intervenire, e in quali modalità, per prevenire e combattere fatti gravi come questo?

    «Non sono tanto le scuole a dover fare qualcosa, quanto i genitori stessi a dover trasmettere ai loro figli determinati valori. Di mia figlia sono certa, perché con lei ho lavorato in un certo modo. Si dice che la mela non cada mai molto lontano dall’albero. Quindi, penso che la scuola possa fare ben poco. Essa raccoglie quello che arriva da casa, che è già strutturato così. Non credo possa fare granché, a parte punire per qualche giorno o mettere una nota di demerito».

    Ha espresso il suo sdegno sui social e in tantissimi le hanno mostrato solidarietà e vicinanza. Secondo lei, in generale, Cerignola è una città ancora indietro su temi quali, ad esempio, il rispetto delle diversità e l’inclusività?

    «Tutto il mondo è paese. Non voglio denigrare la città, c’è già la tendenza a farlo. Sicuramente, Cerignola non brilla sotto questo aspetto. Ma episodi di questo tipo sono accaduti anche da altre parti. Penso al caso del povero Willy Monteiro, di alcuni mesi fa, ucciso perché intervenuto a difendere un suo amico…».

    In conclusione, se la sente di lanciare un messaggio, rivolgere un appello, verso i tanti adolescenti della città, coetanei di sua figlia, in merito a queste tematiche?

    «Da genitore chiedo, se non di fare come mia figlia che si è semplicemente comportata da persona educata e sensibile, di cercare perlomeno di essere persone diverse, migliori e di farlo innanzitutto per sé stessi e per il bene comune. Si deve capire l’importanza del vivere civile, che si riflette sugli altri e sulle generazioni a seguire. Cerchiamo di rendere civile questa città per vivere in serenità. Non è insultando qualcuno che ci si sente grandi».