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    “Vite al…centro”, la Cooperativa sociale Padre Pio fra sogni realizzati e da realizzare

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    È stato un incontro di indubbio interesse, quello svoltosi nella serata di sabato 18 dicembre presso il Centro Polivalente “Padre Pio”, polo di riferimento sociale del rione Pozzo Carrozza a Cerignola. “Vite al…centro” è il titolo dell’evento che ha riscosso un’ampia partecipazione negli accoglienti locali della Cooperativa di via Tibullo, incontro che ha visto anche l’adesione delle Istituzioni, con la presenza del sindaco Francesco Bonito, dell’assessora alle Politiche Sociali Maria Dibisceglia, dell’assessora alle Pari Opportunità Olga Speranza e del dirigente dei Servizi Sociali Daniela Conte.

    Fondata un quarto di secolo fa, la Cooperativa sociale “Padre Pio” gestisce il Centro Polivalente omonimo diurno, luogo di ritrovo per anziani, bambini e ragazzi in età scolare, che ogni pomeriggio svolgono molteplici attività ludico-didattiche, oltre a ricevere sostegno scolastico. Da diversi anni opera in sinergia con alcune Istituzioni scolastiche del territorio locale, prestando i suoi servizi attraverso la stipula di protocolli di intesa e attività di potenziamento durante orari extrascolastici personalizzati, in base alle esigenze e alle necessità dei ragazzi interessati. All’interno dello stesso Centro vengono svolti quotidianamente laboratori artistici, musicali, informatici e organizzate attività sportive, tutti guidati scrupolosamente da specialisti del settore. La Cooperativa si occupa inoltre dell’accompagnamento di bambini e ragazzi diversamente abili con mezzi adeguati verso le scuole e i centri di terapia. «Siamo nati come Cooperativa nel 1996 – ci racconta il presidente, Giuseppe Dellerba -. Nel ’98 c’è stata la possibilità di entrare in questo Centro, tenendo presente che prima non era altro che un fabbricato diroccato dove si spacciava. L’allora sindaco lo fece restaurare e nello stesso tempo ci disse che sarebbe dovuto diventare un centro sociale, chiamandoci per gestirlo. Dal ’98 ad oggi siamo ancora qui, con migliaia di ragazzi che ci sono passati. Abbiamo dato vita all’epoca, proprio agli inizi, anche ad una realtà sportiva, la squadra del Real Vico affiliata alla FIGC, a cui si sono iscritti quasi in mille. Moltissimi ragazzi, avvicinandosi a noi, si sono salvati e realizzati professionalmente. Proprio un mese fa abbiamo festeggiato uno di loro, laureatosi in Lingue all’Università ‘L’Orientale’ di Napoli». Dal tanto fatto in passato a come operare per il presente ed il futuro: «Dobbiamo condurre i nostri ragazzi a vivere civilmente in questo paese, perché loro sono il futuro. In questo Centro abbiamo delle regole che vanno rispettate: vivere civile, rispettare gli amici, rispettare l’ambiente, rispettare gli anziani e rispettare tutto quanto ci circonda».

    La serata è stata anche occasione per la presentazione di un libro: «Viaggio nelle fragilità-Emergenza educativa tra bisogni irrinunciabili e respiri di vita», scritto da Francesco Quinto per Susil Edizioni. Francesco Quinto è un educatore che ha messo la sua professionalità al servizio del Centro, per il quale si spende con sempre viva energia sin dagli albori: «Il libro nasce dalle lunghe notti del mio covid, ad aspettare l’alba e i respiri che mancavano – spiega a lanotiziaweb.it -. A un certo punto ho pensato di tirare fuori tutti i miei diari di bordo, poco più di trent’anni di scrittura, di pensieri, di riflessioni, di appunti. In uno di questi diari, scritti insieme a due persone speciali, ho trovato un appunto che faceva: ‘Siamo mondi fragili, mondi che si incontrano e nell’incontro si trasformano. Proprio come succede agli elementi in chimica…e agli innamorati’». Le due persone speciali a cui Quinto fa riferimento sono Rosalba Cipollino, educatrice, collega di lunga data e suo punto di riferimento, e Riccardo Ruben Monopoli, giovane studente che grazie al loro fondamentale sostegno è stato artefice di un percorso che lo ha condotto oltre i paletti che spesso l’autismo impone, diplomandosi in Informatica con il punteggio di 95/100. La sua storia diventerà un pezzo teatrale, al momento ancora in cantiere. «Leggendo questi pensieri ho pensato alla fragilità, che non appartiene alla disabilità: questo è un grande errore che facciamo da sempre, siamo tutti fragili. Pensando all’incontro come momento cruciale della nostra esistenza – prosegue l’educatore – ho ripreso questi appunti, li ho un po’ legati, ho ricucito tutti questi pensieri ed è venuto fuori questo libro».

    Si giunge all’obiettivo che questa pubblicazione si pone: «Dobbiamo tornare a guardare l’orizzonte assieme, condividere le cose belle e abbattere assieme i muri di vizio e pregiudizio su tante tematiche. Parlo soprattutto dei due mostri che si stanno divorando le vite dei nostri figli, che ci siamo fatti in casa, creati per migliorare la qualità della nostra esistenza: il sistema finanziario consumistico internazionale e la dipendenza da internet. Quest’ultima sta cambiando la loro corteccia prefrontale, portandoli all’impulsività, all’iperattività, alla carenza di immaginazione e ad altri guasti». Nel libro è sottolineata anche l’importanza di valori che, col passare delle generazioni, devono restare “stelle fisse”: «Ogni generazione ha i suoi valori di riferimento ed è giusto che sia così. I miei sono diversi da quelli di mio padre, quelli di mio padre diversi da quelli di mio nonno. Certi valori che una società si dà per stare assieme è giusto che cambino. Però alcuni fra questi li dobbiamo considerare immutabili: il rispetto, la solidarietà, l’amicizia, l’amore, sono tutte cose che non devono mai passare di moda. L’ascolto, che oggi è carente, è uno di quei valori da tenere come riferimento eterno». In conclusione, abbiamo chiesto a Francesco Quinto di dare una definizione della sua opera: «È un pretesto per incontrarci».

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