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    Amendola: a dieci chilometri da questa stanza

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    Sembra lontana, distante, ai margini di un’Europa “altra” dai confini labili, ma nello stesso tempo così vicina, che ci riguarda. È la guerra della comunicazione, della propaganda del terzo millennio, delle parole forti e aspre, delle provocazioni a “tirare dentro”. È la guerra delle immagini, dove la carica più alta del Parlamento europeo raggiunge Zelenski sul terreno di battaglia, non con un piano di pace, ma con un dress code che parla la lingua degli spari.

    I chilometri però restano tanti e le coperture internazionali tali da permetterci di avallare tutti gli ossimori possibili da “armi giuste” a “pace armata”, e di invocare la pace (marciandoci) avendo votato o sostenuto politicamente il voto dell’invio di armi in una zona di guerra, perdendo qualsiasi speranza di essere un possibile attore di mediazione e convergenza.

    Ma la guerra non è così lontana. Forse la presidente Metsola a Kiev, in una stretta di mano muscolare e presente, ci sta dicendo – qualora non l’avessimo ancora capito – che abbiamo scelto il nostro ruolo in questo conflitto: la guerra come unica via. E me lo dice anche il frequente rumore assordante di velivoli impazziti che volteggiano sulle sulla mia testa. A dieci chilometri dalla mia stanza, c’è l’aeroporto militare più grande d’Italia con oltre 1050 ettari di terreno recintato e sottratto all’agricoltura, Amendola.

    Non un semplice aeroporto per addestramenti di volo, di preparazione a missioni di pace, una scuola aeronautica, niente di tutto questo, ma un Main Operating Base (MOB), cioè una delle principali strutture strategiche militari dell’aviazione interforze. Un aeroporto ad uso pieno ed esclusivo militare. Amendola è stata anche la prima base in Europa a ricevere i velivoli di 5ª generazione F-35 JSF (Joint Strike Fighter), oltre a droni e cacciabombardieri.

    Vi risparmio la cantilena su quanti ospedali (terapie intensive?), scuole, impianti sportivi si potrebbero costruire con il costo di uno solo di questi diabolici aggeggi (dico solo che il Sole24ore ha stimato in più di 100 milioni di euro il costo di un F35, fate voi i calcoli). Ma come – direbbe il pacifista con l’elmetto – diabolici aggeggi? Ma servono per la nostra difesa! Gli F35 sono armi di bombardamento tattico e missioni di supremazia aerea e solo tre settimane fa – come reso noto dal Comando delle forze aeree della Nato che ha sede a Ramstein, in Germania – due F35 partiti da Amendola hanno scortato ‘bombardieri atomici’ americani che hanno sorvolato la Puglia dopo un lungo pattugliamento nei cieli della Romania e della Bulgaria.

    Per questo rilancio le richieste del Coordinamento “Capitanata per la pace” che domenica 10 aprile alle ore 09.00 si ritroverà presso la Comunità Emmaus di Foggia per marciare insieme proprio verso la base militare di Amendola (!0 edizione). Per dire che la pace non si costruisce con le armi. Dal No alla follia di Putin al no agli armamenti come unica risposta e la richiesta di un piano di mediazione internazionale per l’immediato cessate il fuoco e l’uscita pacifica da questo conflitto.

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