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    Di Vittorio, Capone: il suo esempio di ieri è il nostro coraggio di oggi nell’impegno per il lavoro e per un Sud che vuole costruire il suo futuro

    La presidente del Consiglio regionale annuncia il sostegno alla ricostruzione della Camera del Lavoro di Cerignola vandalizzata nei giorni scorsi

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    “Il Consiglio regionale della Puglia sosterrà la ricostruzione della Camera del Lavoro di Cerignola. Lo faremo con un progetto per i giovani, perché in quella stanza – distrutta da un atto vandalico scellerato- possano trovare uno spazio per incontrarsi, studiare, ricordare”. Così la presidente del Consiglio regionale della Puglia, Loredana Capone, alla Camera del Lavoro di Cerignola, vandalizzata nella notte tra martedì e mercoledì a poche ore dalla cerimonia di commemorazione di Giuseppe Di Vittorio, pugliese e padre del sindacato italiano scomparso 65 anni fa. Alla cerimonia, promossa e organizzata da Cgil Puglia e proseguita poi con una tavola rotonda al Teatro Mercadante di Cerignola, sono intervenuti: il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, il segretario generale Cgil Puglia, Pino Gesmundo, il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni.

    “Quando si prende di mira la Camera del Lavoro – ha detto la Presidente – si prendono di mira tutti i cittadini, tutti i lavoratori, perché quella è casa loro. Ripartiamo dai giovani, dalla cultura, dalla memoria di Giuseppe Di Vittorio che, bambino, nel barattare ad una bancarella il vocabolario Zingarelli con la sua giacca e tutto quello che aveva in tasca, all’uomo che gli domandava come avrebbe fatto a mangiare senza soldi, rispose: ‘Alla fame siamo abituati, è all’ignoranza che non siamo abituati, perché la fame dipende dall’ignoranza. Se supereremo questa, supereremo anche i problemi della fame’. Questo è lo spirito della Puglia. Questo è lo spirito di Cerignola”. “Sulla cultura, sulla crescita sociale -ha aggiunto – si ricostruisce l’Italia. E allora ricordare Giuseppe Di Vittorio è fondamentale oggi più che mai perché nessuno come lui ci ha insegnato che le cose quando si dicono si fanno, che bisogna avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, che affezionarsi ai principi non serve, serve invece applicarli. Oggi il lavoro non è più quello degli anni ’70, ma ci vuole coraggio. Esattamente come allora. Non basta scrivere lavoro per determinare le condizioni affinché esso si realizzi. Bisogna renderlo un diritto effettivo. E poiché tutte e tutti hanno diritto ad un lavoro, il lavoro stesso diventa un dovere. Di quello si nutre l’economia. Da quello si genera. Il lavoratore non è un numero all’interno di una fabbrica, ma una persona in carne e ossa con il suo talento, i suoi sogni, le sue libertà garantite dalla nostra Costituzione”.

    “La sfida – ha concluso Loredana Capone- è fondare il futuro della nostra società sulla possibilità per tutte e tutti di avere le stesse condizioni per migliorare la propria esistenza. A partire dai giovani, dalle donne, dai cittadini del Sud. Quel Sud che non è un orizzonte lontano. E’ parte integrante dell’Italia. Esiste un divario purtroppo, frutto di politiche miopi e accentratrici, ma a furia di alimentarlo, il Paese tutto diventerà presto una Questione meridionale. Quindi non facciamoci incantare da tutte quelle parole sull’autonomia differenziata. Il popolo del sud merita di avere la giusta attenzione senza cappelli in mano. Il coraggio che abbiamo ereditato da Di Vittorio è l’unica cosa che ci serve”.