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    “Il maggio dei libri”, Tony Di Corcia ha presentato a Cerignola il suo omaggio a Dalida

    Il ritratto di un personaggio complesso, tormentato, la cui arte era fortemente intrecciata alla vita, nelle pagine del libro del noto autore foggiano

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    «Dalida è sempre cambiata rimanendo sempre sé stessa». È già tutto in questa frase di Tony Di Corcia, giornalista e scrittore foggiano, autore di «Dalida-Andarsene sognando», libro pubblicato nel 2021 per Edizioni Clichy. Lo ha presentato a Cerignola, nel tardo pomeriggio di venerdì 20 maggio presso Palazzo Fornari, in uno degli incontri inseriti nel calendario de “Il Maggio dei Libri”, promosso dall’associazione OltreBabele e patrocinato dal Comune di Cerignola. Rispondendo ai quesiti dell’amico e moderatore Raffaele Di Biase, Di Corcia ha toccato diversi dei lati di un’artista la cui eco è giunta molto lontano, fin dove nessuno prima aveva osato spingersi. Un personaggio che ha vissuto di contrasti, tanto da farla diventare icona di chi in quegli anni non poteva avere voce in capitolo. Attraverso le sue canzoni ha condiviso quel male di vivere che è stato il filo conduttore della sua esistenza, a cui ha deciso di porre fine una domenica di inizio maggio del 1987.

    «Il titolo del libro è venuto quasi automatico, perché Dalida se n’è andata davvero in sogno – spiega l’autore a lanotiziaweb.it -. Ha terminato la sua vita con un suicidio, con dei barbiturici, un richiamo sinistro. Sono però anche parole della bellissima canzone di Luigi Tenco, “Ciao amore, ciao”, che lei ha cantato con lui e che ha continuato a cantare per tutta la vita, anche dopo quel Sanremo maledetto che ha portato via all’Italia un grandissimo cantautore e, a quanto pare, a Dalida un grande amore. Lei ha continuato a cantare, ma anche a sentire, interpretare e vivere questa canzone. Questo è un libro che ho desiderato fare per tutta la vita, l’ho proposto a tutti gli editori con cui ho lavorato. Sono particolarmente grato ad Edizioni Clichy per aver accettato di farlo e soprattutto di farlo con questa impostazione. Faccio parlare Dalida in prima persona, il che può sembrare ambizioso ed anche presuntuoso. In realtà è un grande omaggio. Amo profondamente questa donna, questa interprete, questa icona, uno spirito incredibile che ancora oggi guida e ispira moltissime persone».

    Uno degli aspetti di Dalida che Tony Di Corcia tiene a sottolineare è quanto le sue canzoni siano la sua autobiografia, rendendo quasi impercettibile il confine tra artista e donna: «Il confine tuttavia c’era e lei lo ha sottolineato prima dell’ultimo atto della sua vita, quando ha consegnato l’artista, la cantante, la “bambola”, l’icona all’eternità e ha permesso invece alla donna di liberarsi di tutte le sue angosce, del male di vivere, di tutte le inquietudini che l’hanno limata per tutta la sua vita. Ha ispirato e influenzato gli autori che hanno scritto le sue canzoni, era quindi inevitabile che le somigliassero. Lei diceva sempre che le canzoni sono come un abito su misura, un lavoro di alta sartoria. Così è stato».

    Da attento biografo e ricercatore scrupoloso, Di Corcia ha riportato alla luce un fatto di cronaca che è in qualche modo legato a Dalida. Si tratta del suicidio di una giovanissima coppia di fidanzati: nella borsa di lei venne trovata una foto dell’artista. «Mi serviva questa informazione in più per consolidare questa immagine di “luminosa vedova nera” – afferma – che le si era costruita nel corso degli anni, un’immagine che purtroppo l’ha anche molto limitata e condizionata. Nel mondo della musica c’era chi non voleva più avere a che fare con lei. Addirittura si diceva che portasse sfortuna. Sono quelle sciocchezze che si sono dette diverse volte in questo mondo, con esiti che purtroppo conosciamo, com’è successo con Mia Martini. Quando un personaggio invade il mondo con il suo messaggio, la sua immagine, tutto quello che gli appartiene, è inevitabile che dei rivoli arrivino anche in zone oscure che non si possono gestire e controllare». In conclusione, l’autore pone l’accento su quanto Dalida sia stata una donna ed un’artista decisamente all’avanguardia, in anni in cui era molto complicato esserlo: «Lo è stata innanzitutto nel diventare imprenditrice di sé stessa: ha fondato la prima casa discografica indipendente di Francia. Già per questo, chapeau. Si è poi battuta per il riconoscimento dei diritti civili in anni in cui dire di essere gay o lesbica era assolutamente un tabù: si poteva esserlo, ma non dichiararsi. Ha inserito nelle sue canzoni gli amori cosiddetti “diversi”. Ma uno degli aspetti più interessanti della sua capacità di guardare oltre è quando, all’inizio degli anni ’80, ha capito che la musica era cambiata ed è diventata una showgirl completa. Ha cominciato a fare la disco music, a ballare e far ballare. Lei, che era la cantante delle canzoni sofferte, ha dimostrato di essere bravissima a farci ballare».

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