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    Le masserie di Cerignola tra passato e presente, l’ultimo lavoro del prof. Domenico Carbone

    La pubblicazione è stata presentata alla città nella recente edizione della Fiera del Libro

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    Uno studio sulle masserie del vasto agro di Cerignola, dal punto di vista più culturale che colturale. È così che il prof. Domenico Carbone, noto studioso di storia locale, ha presentato alla città la sua ultima fatica: “Masserie – Aziende agricole e architetture rurali a Cerignola fra passato e presente” (2022). L’occasione è stata l’ultima edizione della Fiera del Libro, in un incontro nel quale ha dialogato con Gabriele Romagnuolo, presidente dell’Associazione “Il Titolo”, che ha sostenuto l’evento, e Giuseppe Longo, direttore tecnico del GAL Tavoliere. Le masserie rappresentano l’eredità delle fattorie normanne, un modello importato dai popoli nordici giunti nella parte meridionale del Continente che rappresentava il ponte verso l’Oriente. Le favorevoli condizioni ambientali e climatiche hanno rappresentato il terreno fertile per questi insediamenti. Un passaggio di testimone che ha visto protagonisti Normanni, Svevi fino ad arrivare ad Angioini e Aragonesi.

    «Le masserie sono strutture portanti del nostro territorio – è quanto tiene a sottolineare Carbone -. Lo sono dal punto di vista dei costumi, dei nostri usi civici, del nostro linguaggio e degli stessi piani urbanistici della città». Cerignola, per la sua posizione epicentrica nel Tavoliere e più in generale nel Mezzogiorno, è fra i luoghi che sono stati maggiormente coinvolti dal fenomeno delle fattorie regie, quelle che l’autore definisce «aziende pilota» da cui Federico II di Svevia prenderà le mosse per la sua politica fondiaria. Non si può non citare Torre Alemanna, che Carbone indica come «l’ammiraglia di un sistema di masserie che è lievitato dopo». Un luogo che per lo studioso rappresenta un centro in cui è racchiusa gran parte della storia di Cerignola, non solo sotto l’aspetto agricolo ed agronomico. Non meno rilevante è stato il ruolo di masseria Coccia: «Come tutte le masserie rappresenta un unicum in questo complesso sistema. Ognuna ha in sé qualcosa che merita di essere approfondito. È la prima masseria – afferma l’autore –che tende ad abbandonare l’aspetto armentizio, pascolativo della transumanza, passivo dell’agricoltura, e comincia a puntare sulla cerealicoltura». Il focus si sposta sulla figura del “curatolo”, quello che Carbone identifica con il «padrone di fatto» della masseria, il vertice di una gerarchia di governance con rami al di sotto in costante ed efficiente comunicazione fra loro e con risultati eccellenti. Un altro punto di riferimento fondamentale del territorio è la masseria Santo Stefano, il primo insediamento agro-industriale di Cerignola che si colloca in un variegato quadro in cui «le masserie hanno restituito la terra e hanno forgiato la città in tutte le sue espressioni».

    Il titolo dell’opera indica come passato e presente vadano posti in relazione. Questo perché, a detta dell’autore, si metta in campo un attento studio del territorio sotto l’aspetto agronomico, economico, edilizio, turistico e culturale, che porti a valorizzarlo ed emanciparlo. Torre Alemanna, ad esempio, avrebbe tutto per diventare polo di attrazione a tutto tondo. Fondamentale, in questa direzione, sarebbe un proficuo utilizzo dei fondi europei e regionali. La masseria ha rappresentato un sistema produttivo di eccellenza, che ha fatto fiorire un vasto territorio e costituisce un’eredità che sarebbe grave non raccogliere. «La Capitanata è diventata punto di transito di derrate alimentari – denuncia Carbone -. I nostri mosti, ad esempio, finiscono molto più nelle cantine del Nord rispetto alle nostre. Non abbiamo valore aggiunto dal punto di vista trasformativo. Abbiamo bisogno di una solidarietà efficiente, di abbattere questo individualismo che non consente la formazione di marchi di fabbrica, consorzi e cooperative».