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    Quando il ritorno alle radici diventa amaro

    La storia di un 39enne cerignolano, rimasto senza lavoro dopo il trasferimento da Modena verso Bari e un comportamento poco chiaro da parte dell'azienda in cui lavorava

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    É una storia difficile da comprendere e da mandar giù, eppure desolatamente vera e reale: il problema lavoro è questione che abbraccia l’intera nazione, ma qui al Sud si toccano vette ineguagliate e ancora più beffarde, specie se si sceglie di tornare dove sono le proprie radici e provare a realizzare i propri progetti. La vicenda riguarda un 39enne cerignolano, impiegato a tempo indeterminato da diversi anni a Modena con un ruolo amministrativo in una fra le più importanti aziende internazionali di trasporto merci e logistica. Quando nasce la sua primogenita, insieme alla moglie decide di tornare nella terra natìa, intraprendendo contatti con la sede di Bari della società e comunicando le dimissioni alla filiale modenese. Gli accordi sono presto raggiunti e la proposta di assunzione (debitamente controfirmata dalle due parti) prevede un periodo di prova semestrale a tempo determinato, al termine del quale scattava automaticamente l’assunzione ad indeterminato. Così, ad aprile scorso, si preparano scatoloni e mezzi per il trasloco verso il meridione, iniziando anche il lavoro presso la nuova sede. Già qui però, nei primissimi giorni la situazione si evolve in una piega non proprio lineare: un tirocinio formativo (lui che negli anni aveva comunque acquisito una certa esperienza nelle sue mansioni) a circa mille euro al mese e senza contribuzione.

    Nel mese di agosto però, dopo qualche avvisaglia non incoraggiante, le cose cambiano radicalmente. «Ad inizio del mese, mi viene riferito da una dirigente che sarei rimasto “in ferie”, poiché si trattava secondo loro di un tirocinio che scadeva a metà agosto – racconta il protagonista della vicenda -. Alle mie richieste di chiarimenti, mi è stato risposto di attendere che si facesse vivo il responsabile, lasciandomi con dubbi e perplessità perché stavo cercando casa e c’è una famiglia da portare avanti. Lì ho capito che qualcosa non quadrava». Continuano le innumerevoli chiamate e i tentativi a vuoto di sapere notizie, il responsabile si nega, fino a tutta la prima settimana di settembre in cui poi la segretaria afferma che «non rientravo più nei piani dell’azienda, perché mi ero trovato a sostituire una maternità nel frattempo rientrata. Nulla di più falso, poiché questa persona era già stata sostituita con un’altra, fra l’altro poi regolarmente assunta. A tutt’oggi non sono ancora chiare le ragioni per un comportamento del genere, diametralmente opposto a quanto stabilito e avvilente per il modo in cui si è svolta tutta la vicenda».

    Così il lavoratore si trova disoccupato e contatta un avvocato del lavoro affinché possa portare avanti le sue istanze, anche perché viene a sapere «di non esser stato l’unico ad incappare in questa “trappola” e che la reputazione del dirigente anche presso l’ambiente non è delle migliori». Firmate le carte del tirocinio ma in maniera assolutamente confusa durante lo svolgimento delle proprie attività e considerata la valenza ma non il vincolo assoluto della proposta di assunzione, c’è la ferma intenzione di perseguire la causa soprattutto per la gestione poco trasparente di tutto quanto accaduto da maggio in poi. «Loro sapevano delle mie esigenze, ma se avessero avuto bisogno di un semplice tirocinante ne avrebbero trovati a bizzeffe. Io con anni di esperienza alle spalle sono stato trattato con poco tatto e rimbalzato più volte, senza avere contezza dei piani da parte loro».

    Resta una grande amarezza, per chi aveva scommesso di tornare nel Mezzogiorno dopo una parentesi anche piuttosto lunga al Nord: «É giusto non banalizzare evitando i soliti stereotipi, tuttavia ho provato sulla mia pelle cosa significa concedere fiducia alla propria terra d’origine, trovandomi completamente spiazzato e spalle al muro, con una esperienza davvero incredibile e una accoglienza, se così si può dire, pessima. Con mia moglie e la bimba di pochi mesi avevamo progetti e imbastito prospettive, ma ora è davvero difficile portare avanti la famiglia, con la carenza di posti e il quadro generale preoccupante». Con la speranza che il racconto di una tale vicenda diventi sempre meno ricorrente in futuro, ne abbiamo parlato affinché emerga il lato oscuro a volte dei rapporti lavorativi in una terra tanto bella quanto cruda e beffarda come in questa circostanza. Inoltre auspichiamo il ritorno il più celere possibile al lavoro per questo ragazzo (che data l’età anagrafica e le politiche del lavoro italiane possono ancora farlo ritenere tale) e il meglio per la sua famiglia.