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    Giornata mondiale della salute mentale, la parola agli “addetti ai lavori”

    Il punto su cosa si è fin qui fatto, su cosa c’è ancora da fare, sugli strascichi della pandemia e come comportarsi nel quotidiano, secondo il parere di tre professionisti del settore

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    La giornata mondiale della salute mentale, che si tiene ogni 10 ottobre, è un momento di profonda riflessione istituito nel 1992 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso campagne e attività che incentivano la conoscenza di tutto quanto è inerente al tema. Ogni anno viene posto all’attenzione della collettività un diverso aspetto relativo alla salute mentale, e l’obiettivo della giornata del 2023 è mettere l’accento su come essa sia un diritto umano universale. La pandemia, le guerre, l’emergenza climatica sono problematiche che negli ultimi tempi, fra le diverse cose, hanno fatto sì che il benessere mentale venisse inquadrato come diritto meritevole di maggiore tutela. Eppure si deve ancora fare i conti con discriminazioni e stigmatizzazioni, che rischiano di rappresentare un grave ostacolo all’inclusione e all’accesso a cure adeguate. In Italia, la maggior parte delle prescrizioni di farmaci antidepressivi è effettuata da medici generici anziché da psichiatri, testimonianza del fatto che si debba tuttora scardinare pregiudizi e tabù sulle figure di aiuto dedicate al benessere mentale. Ed è proprio a queste figure che ci siamo rivolti per fare un po’ il punto della situazione, con uno sguardo che parte da cosa si è fin qui fatto per rivolgersi soprattutto a quello che c’è da fare. Si tratta della dott.ssa Maria Pia GisarioPsicologa, Psicoterapeuta e Consulente Familiare -, del dott. Giovanni DipaolaPsicologo, Psicoterapeuta e Psicologo dello Sport – e del dottor Marco PetrozziPsicologo e Psicoterapeuta –, che ringraziamo per la cortese disponibilità.

    Si parte dall’importanza dell’istituzione di una giornata dedicata alla salute mentale: «È un’esigenza che deriva da una mancanza di consapevolezza, sensibilità e maturità collettiva a certi temi – sostiene la dott.ssa Gisario -. Il 10 ottobre è, infatti, un’occasione importante per aiutare le persone ad uscire dall’ombra dello stigma del “pazzo”, etichetta che solitamente viene usata per chi si rivolge allo psicologo o allo psichiatra o peggio ancora a chi, per sua sventura, si trova a vivere un periodo difficile, di sofferenza, di ansia o depressione, ma poi si sente dire che è pazzo, che deve farsi curare, che non sta bene. Questo approccio giudicante e svalutante porta le persone a vivere il proprio dolore e quindi la propria sofferenza mentale negandola, oppure vivendola in totale solitudine». «È fondamentale una giornata in cui si parla di salute attraverso il benessere psicofisico – afferma il dott. Dipaola – perché il concetto di salute deve essere visto anche in termini mentali. Il benessere è psicofisico, la salute è mentale e fisica, in una visione olistica e quindi globale che abbracci e permetta di far incontrare mente e corpo come unità unica e indivisibile». «È una giornata molto importante, così come è essenziale comprendere che la cura del proprio equilibrio emotivo va mantenuta per tutto l’anno. Soprattutto chi vive tensioni intense, o si sottopone a orari di lavoro estenuanti, deve avere particolare cura nel bilanciare sforzo e riposo», è quanto spiega il dottor Petrozzi.

    È opportuno fare il punto su come stiano attualmente le cose in Italia, in tema di salvaguardia e tutela della salute mentale: «Si fa tanto per migliorare la qualità di vita e dare sostegno psicologico – dichiara Gisario -. Ho avuto modo di fare esperienze dirette e indirette in diverse parti d’Italia: Pescara, Foggia, Brindisi, Roma, Bologna, Lecce, Bari, e devo dire che ci sono molti validi colleghi, sia nel privato che nel pubblico, e il 10 ottobre è sicuramente un momento buono per mostrare quante sfaccettature ha la salute mentale, uscire dai nostri studi e lavorare per eliminare i pregiudizi verso questa professione». «Si può fare sempre di più – secondo Dipaola -. Sicuramente bisogna essere felici del fatto che il benessere psicofisico è finalmente entrato nella Costituzione, diventa quindi qualcosa di fondamentale da tutelare. I servizi pubblici fanno del loro meglio, seppur con risorse limitate. Il bonus psicologo, nel periodo successivo alla pandemia, ha evidenziato come la domanda fosse davvero importante in termini numerici. Ha aperto in misura maggiore a quello che è il tema della salute mentale dal punto di vista psicologico, dove moltissime volte manca uno spazio riflessivo in cui parlare di sé e conoscere le proprie parti più nascoste». «Siamo a buon punto, anche considerando il limite rappresentato dai pregiudizi culturali verso il disordine mentale -sostiene Petrozzi -. La malattia che non si vede e non si tocca, spesso viene assimilata al capriccio di un paziente nervoso o viziato, che così si ritrova a pagarne due volte il prezzo: sofferenza prima, stigma sociale poi. Eppure, nonostante questi limiti, il sistema sanitario italiano garantisce assistenza (quasi) gratuita e accessibile alla popolazione. Esiste poi un arcipelago di professionalità private di pari qualità, per chi desiderasse avere i vantaggi dell’assistenza privata».

    Il focus si sposta da ciò che si è fatto a quello che è importante fare: «Nonostante ci siano da anni disegni di legge, proposte, sperimentazioni e altro, siamo molto lontani dal rendere la sanità mentale un bene e un diritto di ogni cittadino – denuncia Gisario -. Certo, si è pensato al bonus psicologo (che però non si sa se parte, se non parte, forse copre quattro sedute) ma dobbiamo anche dire al cittadino che non si può risolvere un disagio mentale con cinque sedute. Quindi forse le Istituzioni dovrebbero aiutarci a far capire che migliorare la propria vita necessita sforzo e impegno. Capirete bene che questo va contro i principi della società del “tutto e subito”. Inoltre, da poco la Regione Puglia ha finalmente messo al bando la posizione tanto attesa dello psicologo di base. Questa è la vera rivoluzione, avere uno psicologo di base proprio come il medico. Mi auguro che questa diventi una buona prassi sanitaria per ogni Comune della regione. Se la presenza dello psicologo di base restasse limitata ad uno per distretto sanitario, credo che a quel punto avremmo fatto un altro buco nell’acqua». «La direzione verso cui muoversi e quello che c’è da fare è molto semplice – dice Dipaola -. Occorre maggior sensibilizzazione sulla salute mentale, che passa naturalmente anche attraverso quella psicologica, che possa generare consapevolezza negli individui affinché si sentano liberi di esprimere quello che sentono e si fidino e affidino ad un professionista del campo. Con la piena speranza che possano aumentare i professionisti della salute mentale coinvolti nell’ambito pubblico, per esempio con le ASL». «Credo molto nella figura dello psicologo di base – commenta Petrozzi -. È l’equivalente del medico di famiglia, utile per fare una diagnosi di primo livello ed eventualmente una psicoterapia breve. La stessa figura potrebbe essere utile anche per segnalare ai colleghi specialisti i casi più seri. Credo un po’ meno nell’opportunità dello psicologo scolastico. Per esperienza, posso dire che le famiglie (più che gli studenti) sono piuttosto restie a rivolgersi a un professionista interno alla scuola, per timore della poca discrezione e del conseguente stigma sociale. Si deve ancora crescere culturalmente, e molto, da questo punto di vista».

    La pandemia ha inevitabilmente condizionato le nostre esistenze, e per certi versi non ne siamo ancora del tutto usciti: «Siamo dinanzi ad una vera e propria emergenza sanitaria – sostiene, senza mezzi termini, Gisario -. La popolazione sta male, questo ce lo dicono chiaramente i numeri. La pandemia è stato un trauma molto forte per la collettività. Per contrastare questo malessere è necessario rivedere anche le modalità attraverso cui lo psicologo arriva alla persona. Infatti, da alcuni anni, con altri colleghi, collaboro su una piattaforma on line, Psicon.me, che permette alle persone di uscire da questa condizione di sofferenza. Come spiegare, dunque, quello che ci è successo? Immaginiamo di avere tante monete e per ogni esperienza di vita le mettiamo una sull’altra: le esperienze negative, come i traumi, le perdite, immaginiamole come una monetina non allineata alle altre. Andando avanti, tanto più il trauma sarà forte e tanto più quella monetina non sarà allineata. Delle monetine non perfettamente allineate conferiscono a questa torre instabilità per cui, tenendo conto di questa immagine, la pandemia è stata una monetina che ha fatto crollare molte torri. Noi, come professionisti della salute mentale, abbiamo gli strumenti per poter curare questi disagi e oggi vogliamo dire che si può migliorare la qualità della nostra vita solo se lo vogliamo e se ci rivolgiamo a persone qualificate». «La pandemia ha paradossalmente concesso alla nostra figura professionale di scardinare tabù e pregiudizi verso quello che siamo e che facciamo – testimonia, invece, Dipaola -. Gli strascichi che si porta dietro sono legati al prendere contatto con le proprie ombre, perché il percorso conoscitivo di sé viene ancora visto come un qualcosa su cui avere la meglio, su cui avere vittoria certa. Invece la chiave è conoscere le proprie ombre, le proprie emozioni, il proprio mondo interno, starci insieme e possibilmente accanto». «Il covid ha causato danni psicologici importanti, e soprattutto ha peggiorato la sintomatologia di chi già soffriva di ansia agorafobica e di episodi depressivi – riporta Petrozzi -. Inoltre si sta assistendo all’esplosione dei casi di sindrome di Hikikomori, un disturbo ancora poco conosciuto in Italia fino al 2020, che colpisce soprattutto gli adolescenti. Il disturbo si manifesta come un improvviso rifiuto per la vita scolastica, sociale e ricreativa, avendo come unico scopo pervasivo quello di collegarsi alle consolle di videogiochi e a internet».

    Infine, abbiamo chiesto ai professionisti consultati di fornire un consiglio, indicare un esercizio da svolgere nel quotidiano in favore del proprio benessere mentale: «Iniziate la giornata ponendovi tre obiettivi, tre cose che farete assolutamente – suggerisce la dott.ssa Gisario -. A pranzo e cena tenete lontano lo smartphone. Passate del tempo con voi stessi, iniziando con cinque minuti al giorno. Vi accorgerete, nell’epoca del “non ho tempo”, di quanto siano lunghi cinque minuti stando solo con voi stessi. Non abbiate timore a chiedere un consulto». «Permettete a voi stessi di conoscervi – è l’indicazione del dott. Dipaola -. Un esercizio che consiglio di fare è scrivere i propri sogni affinché si possa dar voce alla propria parte inconscia». A concludere è il monito del dott. Petrozzi: «Comprendere che la capacità di reggere una condizione stressante non dà garanzia di poterlo fare per sempre. La possibilità di un crollo improvviso è sempre troppo sottovalutata».

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