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    “Mowgli, la favola di un randagio”: Domenico Farina presenta il suo nuovo libro a Cerignola

    L’incontro avrà luogo questa sera (ore 18.30), nell’auditorium dell’IISS “Giuseppe Pavoncelli”. Con il ricavato della vendita, si sosterranno associazioni di volontariato che si occupano di randagi e randagismo

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    «La grandezza e il progresso morale di una nazione si misurano da come tratta gli animali», sosteneva Gandhi. Ed è uno dei messaggi cardine contenuti nel libro «Mowgli-La favola di un randagio» (Youcanprint) di Domenico Farina. Noto avvocato di Cerignola e scrittore per diletto, come preferisce definirsi, Farina presenterà una delle sue recenti opere alla città, in un incontro che si svolgerà alle 18.30 di oggi 16 dicembre presso l’auditorium “Marianna Manfredi” dell’IISS Pavoncelli. Con gli onori di casa del dirigente scolastico, Pio Mirra, dialogheranno con l’autore Diana Dinatale, presidente dell’Associazione “Il Collarino Rosso” di Trani, e Alberta Reitani, veterinario di Cerignola e “medico di fiducia” di Mowgli. Modera il dibattito la giornalista Rosaria Albanese.

    Mowgli è un gatto randagio, che vive la sua esistenza grama in un villaggio turistico, tra i giardini delle ville, la spiaggia e le strade. Cerca da mangiare girovagando nelle vicinanze delle abitazioni dei villeggianti e nei cassonetti della spazzatura. È un animale dolce, affettuoso, alla ricerca di amicizie umane, ma anche stanco di fare quella vita, di una precarietà che lo porta a pensare che per lui non ci sia un futuro. «Nel titolo parlo di favola, ma si tratta di un fatto reale» – afferma Farina a lanotiziaweb.it -. «Era l’estate del 2022, mentre eravamo nella casa al mare a Villaggio Ippocampo, dove alloggiamo, quando lo incrociai. Lo chiamai simpaticamente ‘Uagliù!’, nel nostro dialetto, e lui stranamente si fermò. Stette così per un po’ e dopo alcuni minuti, per sfamarlo, gli diedi un po’ di latte, che solo successivamente ho saputo che non è un alimento da dare ad un gatto. Da quel giorno non è più andato via, nel senso che veniva, mangiava, trovava posti diversi dove dormire, si fermava a cena con noi sulla verandina per poi andare ad addormentarsi dove c’era meno chiasso. Quando bisognava far rientro a casa, gli lasciai da mangiare e presi contatto con delle persone che si sarebbero occupate di lui durante l’inverno. Pochi giorni dopo, mia moglie e i miei figli tornarono lì, trovandolo appollaiato in un vaso. Fu a quel punto che lo presero per portarlo a casa. È entrato lui stesso nel trasportino, anche se la prima volta si impaurì e scappò via. Il giorno seguente, invece, ha fatto ingresso nel trasportino tranquillamente. Sono dell’idea che abbia deciso lui di venire con noi».

    Il termine ‘favola’ sta quindi a testimoniare una vicenda con un lieto fine: «È nato randagio ed è finito domestico. Da una vita di strada, che lo avrebbe condotto nell’arco di 2-3 anni alla morte, a un’altra domestica in cui mangia, dorme e gioca. È una favola che dovrebbe portare tutti noi a riflettere sul rispetto della vita, di ogni essere vivente». Mowgli -nome scelto dal figlio maggiore dell’autore, che richiama un po’ l’esistenza del protagonista de “Il libro della jungla” – non è il primo animale ad entrare nella vita di Domenico Farina: «È una passione non recente. Ho sempre avuto dei cani, fin da ragazzo. Li raccoglievo per strada per condurli in campagna, da amici di famiglia. Ho sempre avuto cani in casa, li compravo. Oggi sono contrario ad acquistarli, i cani vanno presi dai canili. L’ultimo è stato un pastore tedesco». Si dice che il cane sia il migliore amico dell’uomo, ma Farina dice la sua a riguardo anche sul gatto: «Ci sono degli studi che indicano i gatti come gli animali più fedeli. Il dottor Michele Buttiglione, veterinario, mi ha sintetizzato così la differenza fra cane e gatto: il primo, se gli dai una sberla, ti lecca la mano, mentre il secondo, nella migliore delle ipotesi, si offende e va via. Il cane obbedisce, il gatto molto meno. Se chiami un cane, ti viene vicino tranquillamente. Se chiami un gatto, ti viene vicino se ne ha voglia. Personalmente amo tutti gli animali, ma chi preferisce il gatto è perché apprezza questo suo spirito libero».

    Il libro è anche un’opportunità per riflettere sull’educazione al rispetto per il mondo animale: «Purtroppo c’è da fare ancora molta strada in questo senso» – sostiene Farina -. «È come se ci fossero tre mondi, dal mio punto di vista. Il primo è quello dei volontari, un mondo bello, fatto di gente che spende tempo e soldi, che chiede sostegno e fa tutto ciò per amore incondizionato per gli animali. C’è poi un terzo mondo, quello in cui ci sono storie come quella del povero gatto Leone, scuoiato vivo, o di Luce, una cagnetta trovata da Tina Orteca (volontaria cerignolana, ndr), ferita alla colonna vertebrale da dei pallini di gomma che le sono stati sparati contro, e che ora si muove con un carrellino. È un mondo fatto di gente di una crudeltà fine a sé stessa. Infine c’è un mondo di mezzo, in cui c’è chi non ha interesse e crede che la vita degli animali valga quello che vale. Credo si debba portare avanti un discorso di rispetto, di sensibilità che può avere effetto proprio su chi sta in questa terra di mezzo».

    All’incontro di presentazione del libro, come detto, prenderà parte Diana Dinatale. Originaria di Trani, presiede l’Associazione “Il Collarino Rosso Onlus”, a tutela e salvaguardia degli animali e dell’ambiente. In qualità di docente di materie letterarie ha inoltre proposto alla sua scuola di adottare, in un progetto di lettura, proprio il libro di Domenico Farina, che andrà a discuterne nello stesso Istituto il prossimo marzo. «Fare questo a scuola significa divulgare un determinato messaggio contenuto nel libro, che passa attraverso l’empatia e la cura verso gli animali, e verso i randagi. Sarebbe bello se lo si facesse anche nelle scuole di Cerignola». In conclusione, l’autore spiega perché il suo libro dovrebbe essere letto da chiunque: «Attraverso queste pagine voglio far passare idealmente al lettore una giornata a Villaggio Ippocampo, o per strada in mezzo ai randagi. A chi dovesse chiedermi se questo amore per gli animali non andrebbe rivolto prima agli uomini, rispondo che c’è una sostanziale differenza fra gli uni e gli altri. Mentre gli uomini hanno il libero arbitrio, che in caso di necessità può portarli a rivolgersi ad enti come la Caritas, un animale questa possibilità non ce l’ha. Leggere queste pagine può far capire che esiste un mondo fatto di sofferenza, di crudeltà, ma anche di amore donato da associazioni che si occupano di queste cose».

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