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    Zecchi, Rizzo e Di Battista protagonisti del sabato sera della Fiera del Libro a Cerignola

    L’amore nelle diverse forme e nel suo significato autentico, un’inchiesta che fa luce sul vasto e occulto potere di una fetta di magistrati italiani, un monologo teatrale che parte dalla vicenda di Assange per interrogarsi sulla libertà di stampa in Occidente, sono state le tematiche a caratterizzare la seconda serata dell’evento

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    Il maltempo che si è abbattuto su Cerignola, a partire dal primo pomeriggio di sabato, non ha posto freni alla macchina organizzativa della Fiera del Libro. Gli incontri, previsti in origine nel chiostro di Palazzo Fornari, hanno avuto luogo nella sala conferenze al primo piano della struttura. A rompere il ghiaccio sono storia e cultura locali, con Nicola Pergola, biblioteconomista e noto storico della città, che ha presentato il volume «Muttett e scambulett», opera che ha visto la luce grazie al sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cerignola. In questa ultima pubblicazione, Pergola ha raccolto i versi del compianto Rocco Nardiello, docente di Matematica e Scienze naturali nonché raffinato cultore del vernacolo cerignolano. Versi brevi, immediati, efficaci, scritti in un dialetto che è padre di quello odierno, e che si fanno portatori di quella quotidianità, di quelle vicende, di quegli usi e costumi appartenuti ai nostri nonni e che rappresentano un patrimonio che sarebbe delittuoso non intercettare.

    L’AMORE SECONDO STEFANO ZECCHI È il docente di estetica il primo ospite di punta della serata. «In nome dell’amore. Le molte forme di un sentimento antico e misterioso» (Mondadori), è il titolo del saggio nel quale si addentra nel significato di un sentimento, in un viaggio alla scoperta di diversi modi di viverlo e comprenderlo. Dialogando con il giornalista Mario Valentino, Zecchi afferma che «di studi sull’amore ce ne sono stati migliaia, che prevalentemente ne colgono soprattutto l’aspetto patologico. Il capostipite di questi studi è Freud, che spiega come l’amore sia un momento patologico dell’esistenza perché rompe lo schema razionale che consente di affrontare le situazioni della vita. Il mio libro nasce da un desiderio, quello di provare a vedere, da un punto di vista filosofico ed estetico, se attraverso l’amore si può interpretare il senso della vita». Il saggista spiega inoltre quanto l’amore dia senso all’esistenza, inteso anche come passione per tutto ciò che si ama, da un ideale a ciò che si fa nella vita. Per quanto riguarda i giovanissimi, Zecchi pone l’accento sul non fare assolutamente confusione fra educazione sessuale ed educazione sentimentale: «L’educazione sentimentale è un mondo che si fonda sull’educazione all’estetica e alla bellezza». Si giunge infine all’importanza delle parole, dei concetti e delle loro differenze, come quella che intercorre fra il ‘fare sesso’ e il ‘fare l’amore’: «Nel primo caso c’è un’assoluta evidenza della richiesta, ma anche una perdita simbolica, di immaginazione, di valore che trascende. Quando si scelgono certe parole per stabilire le relazioni, come “Ti amo”, nel libro cerco di mettere in guardia sulla validità e sul contesto in cui vengono dette. Dirle in una pizzeria o dirle mentre si passeggia in un posto bello ne modifica sensibilmente il messaggio».

    LUCE SUL POTERE OCCULTO NELL’INCHIESTA DI RIZZO Il noto giornalista d’inchiesta, Sergio Rizzo, è il secondo ospite del sabato. Il coautore, con Gian Antonio Stella, del bestseller “La casta” è giunto in Capitanata per presentare il suo recente lavoro «Potere assoluto. I cento magistrati che comandano in Italia», edito da Solferino. Rispondendo agli spunti posti dal giornalista Davide Grittani, Rizzo ha accompagnato gli astanti nella sua inchiesta inedita ed esplosiva attraverso storie, protagonisti, retroscena e conflitti d’interesse di una delle caste più silenziose e, allo stesso tempo, potenti del Paese: quella dei magistrati amministrativi del Consiglio di Stato. «Questo libro è su quel pezzo di magistratura che di fatto ha in mano il Paese – afferma l’autore a lanotiziaweb.it -. Sono quei magistrati che scrivono le leggi, che gestiscono i Ministeri, che addirittura in certi casi fanno i direttori d’orchestra della politica. Molti di loro sono stati anche ministri e sottosegretari. Sono un mondo oscuro su cui ho cercato di accendere un faro che oggettivamente, se si deve fare una riforma della magistratura, fa pensare che non si può non intervenire su questo pezzo così potente e così condizionante della democrazia italiana». Sono magistrati che spesso, operando nei Ministeri, acquisiscono un potere superiore a quello dei ministri stessi: «Se hai un armadio pieno di scheletri e, allo stesso tempo, le chiavi di quell’armadio, è chiaro che hai potere contrattuale nei confronti della politica che altri magistrati non hanno. A loro è infatti concesso fare delle cose che altri loro colleghi non possono fare: possono fare gli arbitrati, fare i giudici sportivi, che sembra una sciocchezza e invece è importantissimo, possono fare i presidenti dei comitati di sorveglianza delle imprese in amministrazione straordinaria, possono insegnare nei corsi di magistratura, guadagnando un sacco di soldi. È un mondo nel quale gira del denaro che non dovrebbe girare, perché un funzionario pubblico è pagato dallo Stato e non dovrebbe esserlo da attività private». Sergio Rizzo pone all’attenzione pubblica la storia molto interessante, e poco conosciuta, di una categoria di scuole per diventare magistrato, diverse delle quali sono in Puglia: «La cosa veramente curiosa è che sono gestite da mogli di questi magistrati, che hanno messo su delle imprese che fatturano milioni e milioni di euro. Certo, non è il magistrato a comparirvi direttamente, ma non sarà comunque un problema serio questo?». In conclusione, Rizzo suggerisce la sua ricetta per abbattere questo sistema in cui tutto si tiene fortemente insieme: «Basterebbe che questi magistrati seguissero le regole valide per i magistrati ordinari, che non possono fare tutte queste cose. Soprattutto, secondo me, andrebbe eliminato il loro CSM. Questi magistrati hanno infatti un CSM tutto loro, istituito con legge ordinaria, che si chiama “Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa”. È quello che gestisce tutti questi affari. Bisogna far sì che questi magistrati siano soggetti al Consiglio Superiore della Magistratura, e così chiuderebbe la giostra».

    ASSANGE, COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO È il titolo del monologo teatrale (previsto inizialmente a Palazzo Fornari, successivamente trasferito presso il Teatro Mercadante a causa delle avverse condizioni meteo) che il giornalista ed ex parlamentare, Alessandro Di Battista, porta in giro per l’Italia, Cerignola compresa. L’opera ripercorre le vicende del giornalista australiano Julian Assange, fondatore del sito WikiLeaks dal quale, nel 2010, ha rivelato documenti secretati statunitensi riguardanti crimini di guerra. Da quel momento la sua esistenza viene stravolta e oggi rischia l’estradizione negli Stati Uniti e una condanna al carcere a vita. Dalla storia di Assange, Di Battista parte per un percorso che porta a riflettere sulla libertà di stampa nell’Occidente. Tutto questo mentre la vicenda del giornalista e attivista è ora avvolta da un assordante e inquietante silenzio.

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