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    Cerignola, prossimi al via i laboratori creativi del progetto “B-Factory”

    Con la sinergia posta in essere dall’associazione Bordermind con la cioccolateria Bramo, si rivolge ai giovani studenti in uscita dalle scuole superiori di secondo grado per un percorso che punta ad accompagnarli fino a fine anno

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    Un digital content creator e docente di Storia dell’Arte, un mastro pasticcere ed uno psicologo hanno all’apparenza poco a che fare fra loro. Non a Cerignola però, dove dal prossimo 31 gennaio apriranno i battenti di un laboratorio creativo, legato al mondo del lavoro, rivolto agli studenti in uscita dalle scuole superiori. Si tratta rispettivamente di Biagio Giurato, presidente dell’associazione di promozione sociale “Bordermind”, di Tommaso Perrucci, maitre chocolatier, imprenditore e titolare della nota cioccolateria cittadina “Bramo”, e di Giovanni Dipaola, psicologo, psicoterapeuta e psicologo dello sport, nonché segretario di Bordermind. I tre giovani professionisti cerignolani hanno fatto convergere le proprie competenze e capacità dando luogo al progetto “B-Factory”, un itinerario laboratoriale aperto a 23 studenti che hanno accolto la proposta inviata al Liceo Artistico “Sacro Cuore” e al Liceo Scientifico “A. Einstein” di Cerignola. Bordermind è un’associazione nata nel 2017, finanziata dai fondi regionali per lo sviluppo e la coesione. Ha fra i propri principali obiettivi la rigenerazione urbana delle città, la creazione di una smart city plasmata sullo sviluppo d’impresa, sviluppare coscienze e competenze che animino la crescita urbana, la costruzione di una smart city a misura d’uomo. Tommaso Perrucci, dal canto suo, è stato per anni all’estero collaborando con chef di fama mondiale, per fare successivamente rientro definitivo a Cerignola aprendo la prima cioccolateria di Capitanata. Allo psicologo Giovanni Dipaola, responsabile di sportelli di ascolto nelle scuole e professionista al servizio di diverse realtà sportive del territorio, il compito di relatore e supervisore del progetto.

    «Dopo la pandemia ci siamo resi conto che i tempi sono un po’ cambiati. Oggi i ragazzi non sono più interessati solo al tema lavoro, ma principalmente alla ricerca di un equilibrio psicofisico, che li accompagni verso la felicità – sostiene Biagio Giurato a lanotiziaweb.it -. Di conseguenza, i laboratori che abbiamo attivato sono molto più dedicati allo sviluppo della persona. Quello che ci è mancato in origine, nel 2017, è stato la fusione vera e propria con un’azienda, un’attività locale. Il primo a rendersi disponibile in questa direzione, permettendo ai ragazzi di fare laboratori direttamente in azienda, è stato Tommaso Perrucci. Ci segue fin dagli inizi e possiede una visione, una mente di tipo internazionale, avendo lavorato all’estero. Essendo un progetto a lungo termine, Tommaso sa che potrebbe avere un domani ragazzi “carichi”. Io e Giovanni, a un certo punto, dovremo lasciare il testimone dell’associazione a qualcun altro. L’obiettivo, quindi, è educare i ragazzi ad investire nel territorio, stimolarli a realizzare qualcosa di concreto e, chissà, lasciare in eredità l’associazione a nuove leve». Il percorso laboratoriale si articolerà in tre parti: una prima volta allo sviluppo psicologico, la seconda nella quale il focus sarà sull’uso dei social media, fra potenzialità ed effetti collaterali, e la terza in cui Tommaso Perrucci metterà la sua storia a disposizione degli allievi.

    «Se dovessi fornire una coordinata del nostro percorso, abbracciando l’arte, direi che ci sono due quadri a cui far riferimento: “Il viandante sul mare di nebbia” di Friedrich e “Il seminatore” di Van Gogh – spiega Giovanni Dipaola al nostro sito -. Nel mare di nebbia dev’esserci spazio per seminare. E, come si legge nel Vangelo di Matteo, la differenza la fa la scelta di seminare su un terreno buono, con un seme che ha bisogno di tempo, di cura, di amore (nel suo senso più ampio). L’amore diventa il leitmotiv. Restare a vivere nella propria città di origine diventa una scelta di campo, con le sue difficoltà e i suoi limiti, ma soprattutto con la piena consapevolezza che diventa una vera e propria sfida. Dobbiamo seminare, nonostante il mare di nebbia attorno. Perché il viandante del quadro è tranquillo, sereno, si fida di quello che c’è oltre le nuvole. Le nuvole ci sono e ci saranno sempre, fanno parte del gioco. Si va avanti comunque, con la piena speranza di gettare le basi per un’identità che sia anche sociale, comunitaria. Questa città, il nostro angolo di mondo, ha bisogno di gente che semina».

    Il neonato progetto di Bordermind si finanzia con i fondi stessi dell’associazione. E su cosa ci si debba aspettare da questi laboratori, Giurato precisa che «si costruiranno in itinere. Nel percorso i ragazzi saranno ascoltati e orientati». Si vuol dar vita ad una sorta di palestra della creatività, come il fondatore di Bordermind tiene a sottolineare mediante un esempio pratico: «Tommaso presentò “La Bella di Cerignola al cioccolato”, che per me rappresenta un’idea assolutamente geniale. Ha preso un prodotto da sempre concepito come aperitivo, l’ha candito come un marron glacé e, ricoprendolo di cioccolato, l’ha reso un dolce. Per fare questo c’è bisogno di un pensiero divergente, dell’estro creativo, che dalla scintilla porta al prodotto finale. E per riuscirci occorre una testa allenata».

    Infine, Dipaola e Giurato illustrano perché non solo le scuole ma il territorio tutto debba puntare su un progetto come il loro: «È un piano che ha l’etica come filo conduttore che porta all’autenticità – sottolinea lo psicologo -. Gente che parte dal basso, che impara non solo ad avere fame, ma a cucinare da sé. Che impara, ad esempio, a convertire l’oliva in un qualcosa che sia 4.0, di cui potrà avere bisogno l’agricoltura e l’imprenditoria locali, o semplicemente una persona nel suo percorso di individuazione». «Bisogna chiedersi che idea vogliamo avere di Cerignola – conclude il docente -. E se la immaginiamo da qui a 20-30 anni o da adesso all’anno prossimo. Perché se abbiamo una visione così ristretta credo che non abbia senso investire su di noi. La nostra è un’operazione culturale che parte dal basso per costruire una generazione che capisca che solo con l’impegno civico e culturale sul proprio territorio, dopo diversi anni, si ricava qualcosa. E questa idea va inculcata nell’imprenditoria, nella politica, negli enti locali e in chi fa associazione. Pensiamo che si debba investire sulle persone, sulle nuove generazioni. Bisogna farlo avendo un’idea di squadra, mettersi insieme superando le beghe personali».

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