La Cooperativa Sociale ‘L’Abbraccio’ di Cerignola, con sede operativa nel Centro diurno “AGAPE” in via Anagni, è da diversi anni un importante punto di riferimento a sostegno delle persone fragili e con disabilità, e delle loro famiglie, che risiedono nel nostro ampio territorio. Tanti e fruttuosi i progetti posti in essere nel corso del tempo, tutti aventi il fondamentale e generoso sostegno della Chiesa Valdese mediante il finanziamento dell’8×1000. Progetti che hanno preso forma e vita nei laboratori usufruibili dall’utenza a titolo gratuito, presso il Centro che opera incessantemente dal 2013. Il progetto che anima l’annata in corso, quella 2024/25, è intitolato “Le persone e il valore delle opportunità: abilità diverse, uguali diritti”, con l’obiettivo ultimo di favorire l’inclusione e l’inserimento lavorativo in collaborazione con enti pubblici, aziende private e altri soggetti che hanno offerto la propria disponibilità a sostenere la Cooperativa nel portare a compimento un sogno che ha radici profonde: dare l’opportunità a persone con abilità diverse di trovare un’occupazione, tenendo in considerazione che il lavoro è uno strumento fondamentale per combattere l’esclusione sociale, l’emarginazione e la solitudine.
Ne abbiamo parlato con operatori e professionisti operanti nel Centro, presso cui siamo stati ospiti nei giorni scorsi. Si tratta nello specifico di: Sabrina Giglio, coordinatrice del progetto; Giuseppe Giglio, socio volontario e anima di tutti i progetti che si sono sviluppati; Vincenzo Miranda, psicologo e musicoterapeuta; Tina Annacondia, logopedista; Antonio Riondino, fisioterapista. Il lavoro svolto da questa equipe, attraverso specifici laboratori, ha consentito agli utenti di potenziare le abilità comunicative e linguistiche con l’aiuto della logopedista, di acquisire una buona condizione fisica e funzionale con il supporto del fisioterapista, di sentirsi pronti ad affrontare percorsi di inserimento lavorativo grazie all’aiuto dello psicologo. Il progetto non avrebbe portato questi importanti risultati senza la Chiesa Valdese, che ha fornito ancora una volta il proprio sostegno versando un considerevole importo con cui si è acquistato un pulmino da 9 posti, con il quale favorire lo spostamento dei ragazzi presso aziende e attività del territorio che hanno abbracciato l’iniziativa. Aziende e attività che sono state rese partecipi dall’Amministrazione Comunale di Cerignola, attraverso il partenariato dell’Assessorato alle Attività Produttive.
«Il progetto si articola in due fasi – spiega Vincenzo Miranda -. La prima ha permesso di portare gli utenti a un livello superiore di competenza cognitiva ed emotiva, quindi lavorando soprattutto sull’intelligenza emotiva, dal punto di vista psicologico. Così come si è cresciuti sul piano del linguaggio e della comunicazione, per quanto riguarda la logopedia, e sulla struttura motoria e la deambulazione, per quanto concerne la fisioterapia. A questa fase preliminare ha fatto seguito la seconda. Questa prevede, e sta ancora prevedendo, un coinvolgimento attivo dei nostri ragazzi grazie anche alla volontà dei partners di dare il via a dei processi semilavorativi o prelavorativi. Sono processi che consentono ai ragazzi di vivere un’esperienza di autonomia, che non è soltanto capacità sociale, ma è soprattutto una questione di gratificazione personale che li fortifica, facendoli sentire utili». Le aziende, attività e altri soggetti del territorio che hanno, fin qui, dato la propria adesione al progetto sono la “Cantina Caiaffa”, il “Casalinga Store”, il “Bar Hilton”, la Cooperativa “Terra Aut”, con altre che sono già pronte ad unirsi.
La scelta di figure come Vincenzo Miranda, Tina Annacondia e Antonio Riondino è stata pianificata e ponderata sulla base di quello che il progetto prevede e deve restituire. Un progetto che, fra i diversi laboratori, si attua anche attraverso quello di arte, dove ha luogo la fase della manipolazione fine. «È un progetto che ha dato una forte carica in termini di volontà e di impegno – aggiunge Miranda – e che ha concesso ai ragazzi di superare molte difficoltà. Si sono viste propensione e abnegazione nel mettersi in gioco, poiché il lavoro è stato un attivatore che li ha spinti a cercare di migliorarsi. Seppur la finalità era quella di vivere un’esperienza professionale, la vera ricaduta sta nel fatto che la loro autonomia, che è sempre l’obiettivo principale di un Centro di questo tipo, è migliorata moltissimo sotto questi stimoli. Un’autonomia globale, in cui si conciliano il saper stare con il saper fare. C’è stato un ‘do ut des’ tra le caratteristiche del progetto e i bisogni di questo gruppo di ragazzi con le loro diverse abilità». «Il fatto che alcuni dei nostri ragazzi riescano ad andare in aziende o attività e fare delle ore di lavoro, ricevendo un compenso (attraverso specifici accordi con le aziende e le attività stesse), è la realizzazione di un sogno – conclude Giuseppe Giglio -. È fondamentale dare loro la possibilità di fortificare quell’autostima e quella sicurezza che gli permette di recarsi in quei luoghi senza essere disorientati. Ed è altrettanto fondamentale che la comunità circostante sia informata della bontà e dei risultati dei nostri progetti».



