Assalto ai portavalori sulla A14, il Riesame esclude l’aggravante mafiosa

Il Tribunale del Riesame di Ancona ha escluso per tutti gli indagati l’aggravante mafiosa contestata nell’inchiesta sull’assalto a due furgoni portavalori Mondialpol, avvenuto il 27 ottobre 2025 lungo l’A14, all’altezza di Porto Recanati. Il collegio, presieduto dalla giudice Martina Marinangeli, ha rigettato la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, confermando le misure «previa esclusione delle aggravanti di cui all’art. 416 bis.1 c.p.». Restano quindi in vigore le misure cautelari, mentre viene meno, allo stato, la contestazione del metodo mafioso e dell’agevolazione di un sodalizio criminale.

L’aggravante era uno degli elementi centrali dell’ordinanza originaria del gip di Ancona. Secondo l’impostazione iniziale dell’accusa, il gruppo avrebbe riunito esponenti riconducibili a diverse aree della criminalità della provincia di Foggia: quella foggiana, quella garganica e quella cerignolana.

L’assalto aveva come obiettivo due mezzi Mondialpol che trasportavano complessivamente 2 milioni e 910mila euro. Nell’ipotesi accusatoria, Andrea Baratto, Luigi Ferro e Francesco Caggiano Scelsi avrebbero avuto un ruolo esecutivo, mentre Giuseppe D’Angelo sarebbe stato coinvolto nell’organizzazione logistica e nella fuga. La ricostruzione investigativa indica l’impiego di kalashnikov AK-47, esplosivi, auto rubate, targhe clonate e chiodi a quattro punte disseminati sulla carreggiata. Si tratta, tuttavia, di accuse ancora da sottoporre alle successive fasi del procedimento.

Nell’inchiesta sono coinvolti Francesco Caggiano Scelsi, 58 anni, di Cerignola; Giuseppe D’Angelo, 55 anni, del Foggiano; Andrea Baratto, 45 anni, di Foggia; e Luigi Ferro, 57 anni, di San Marco in Lamis. Nella stessa vicenda figurano anche Savino Costantino, Savino Pugliese e Giuseppe Rubbio, tutti di Cerignola, arrestati nell’immediatezza dei fatti.

Il procedimento resta nella fase cautelare. Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie; per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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