Far conoscere a tutti la bellezza del messaggio dell’Evangelii Gaudium perché, come scrive Papa Francesco, “Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero”. Con questo obiettivo si è aperto, ieri, a Cerignola, presso la Parrocchia di San Domenico, il primo appuntamento della seconda edizione di “Salotto teologico”. Una riflessione per i cinque venerdì di Quaresima sull’esortazione apostolica di Papa Francesco, “Evangelii Gaudium”. Un ciclo di incontri aperti a sacerdoti, operatori pastorali, laici, religiosi e cittadini, promosso dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Foggia, l’ISSR “Giovanni Paolo II”, collegato alla Facoltà Teologica Pugliese. Capofila dei cinque appuntamenti, registrati e trasmessi in differita da Tele Radio Padre PIO, proprio la Parrocchia di San Domenico, la stessa dove fu Parroco il Venerabile Don Antonio Palladino. Tema dell’incontro, il secondo capitolo del documento pontificio, dal titolo: “Nella crisi dell’impegno comunitario”. A guidare la riflessione, il Parroco, Don Pasquale Cotugno, e Don Fausto Parisi, Direttore dell’Istituto di Scienze Religiose di Foggia-facoltà teologica pugliese. “Alcune sfide del mondo attuale” e le “Tentazioni degli operatori pastorali”, i due macrotemi della serata.
“Il monito di Papa Francesco, in questo suo primo anno di pontificato, è proprio quello di prendere consapevolezza delle sfide del nostro tempo e di affrontarle a muso duro -dichiara don Pasquale Cotugno-. Perché la pietà popolare deve sempre procedere di pari passo con la promozione del territorio”. “Per questa seconda edizione- gli fa eco il Direttore dell’I.S.S.R- abbiamo scelto come tema proprio il documento di Papa Francesco che esorta: Non lasciamoci rubare la speranza. Non lasciamoci rubare il Vangelo. Sulla scorta di queste parole, noi come operatori pastorali, e voi come credenti, dobbiamo smettere di batterci il petto perché peccatori. Questo lo sappiamo già. Dobbiamo ritornare a diffondere la parola del Vangelo con gioia. Riscoprire l’entusiasmo dell’essere cristiani”. Ed essere cristiani significa, come ci spiega il Papa, a schierarci, a prendere posizione. A dire “si” e a dire “no”. No a un’economia dell’esclusione che tende a privatizzare i beni comuni e a calpestare la dignità umana. No alla nuova idolatria del denaro. No a un denaro che governa invece di servire. No all’inequità che genera violenza. No all’accidia egoista. No al pessimismo sterile. No alla mondanità spirituale.
“L’elitarismo narcisista e autoritario- spiega Don Pasquale- la cura ostentata della liturgia sono mali da scardinare. La fede non deve essere compiacimento personale ma servizio per gli altri”. No alla guerra tra di noi. Sì, invece, alla sfida di una spiritualità missionaria e no alla spiritualità del benessere, alla teologia della prosperità, che genera il “relativismo pratico”, come se Dio non esistesse. Come se gli altri non esistessero. Sì alle relazioni nuove generate da Gesù Cristo. Si alle sfide dell’inculturazione della fede. “Perché- spiega Don Pasquale- bisogna favorire nuovi processi di evangelizzazione, di purificazione della cultura popolare da mali come il maschilismo, la violenza, l’alcol e le droghe, le credenze fatalista e superstiziose, la scarsa partecipazione ai sacramenti)”. Si alle sfide delle culture urbane che devono avvicinarsi sempre più al modello della “Gerusalemme Celeste”. Si alle sfide ecclesiali. “La Chiesa- esorta con forza il prelato- deve essere una comunità accogliente e includente, una carovana solidale che deve generare una rivoluzione della tenerezza”.



