Prendono ufficialmente il via da oggi al Cine Teatro Roma le proiezioni di Don’t Let the Sun, il film che vede nel cast la giovane attrice cerignolana Maria Pia Pepe e che nelle ultime settimane ha acceso curiosità e attenzione in città. Un appuntamento cinematografico che assume anche il valore di un momento simbolico per Cerignola, chiamata a sostenere una delle sue giovani interpreti impegnate in un percorso artistico nel mondo del cinema.

L’arrivo del film nella storica sala cittadina rappresenta infatti molto più di una semplice uscita cinematografica. Attorno a Don’t Let the Sun si è creato un clima di attesa e partecipazione che coinvolge non soltanto appassionati di cinema, ma anche tanti concittadini desiderosi di vedere sul grande schermo una giovane artista dal sangue cerignolano e oggi protagonista di un’esperienza importante dal punto di vista professionale e umano.
Per Maria Pia Pepe si tratta di un passaggio significativo all’interno del proprio percorso artistico, vissuto con l’emozione particolare di poter presentare il lavoro proprio nella sua città. Ed è proprio questo elemento ad aver trasformato la programmazione del film in un evento sentito da molti come motivo di orgoglio collettivo.
Il Cine Teatro Roma, ancora una volta, si conferma punto di riferimento culturale per la città, ospitando una pellicola che unisce cinema, nuove generazioni e valorizzazione dei talenti locali. Le proiezioni in programma da oggi offriranno al pubblico l’occasione di immergersi nelle atmosfere del film. Attorno all’uscita di Don’t Let the Sun si respira anche un clima di forte partecipazione social, con numerosi messaggi di incoraggiamento e condivisioni che stanno accompagnando queste ore di debutto cittadino.
Il film, atteso dagli spettatori cerignolani, porterà sul grande schermo una storia intensa e carica di suggestioni emotive, offrendo al pubblico anche l’occasione di riflettere sul valore del cinema indipendente e sulle opportunità che il mondo artistico può offrire alle nuove generazioni. Per Cerignola, dunque, quella che prende il via oggi non è soltanto una programmazione cinematografica, ma anche una piccola storia di appartenenza e partecipazione cittadina. Una di quelle occasioni in cui il cinema riesce a diventare specchio del territorio e occasione di condivisione collettiva.
IL FILM – Un mondo sospeso tra silenzi, ombre e ricerca di umanità
Don’t Let the Sun, diretto dalla regista svizzera Jaqueline Zünd, è un’opera cinematografica fortemente immersiva e visiva, ambientata in un mondo quasi sospeso nel tempo. Una città avvolta dall’oscurità, illuminata soltanto da luci al neon, attraversata da strade deserte e temperature estreme – 49 gradi segnati da un’insegna luminosa – diventa il luogo simbolico dentro cui si muovono i protagonisti.
La regista sceglie di lasciare spazio soprattutto alle immagini, ai corpi, ai silenzi e agli sguardi. Al centro della storia ci sono una giovane madre, la piccola Nika – nata attraverso inseminazione artificiale – e Jonah, figura maschile fragile e incompleta che prova lentamente a costruire un rapporto con la bambina diventandone una sorta di padre putativo.
I dialoghi sono ridotti all’essenziale: a parlare sono soprattutto le atmosfere, i dettagli, le emozioni trattenute. I personaggi sembrano assorbire gli umori dell’ambiente che li circonda, in una continua relazione tra paesaggio urbano e interiorità emotiva. Quartieri anonimi, spazi vuoti, palazzi freddi e asettici accompagnano il lento sviluppo della trama, scandito più dai rumori naturali della città che dalla musica.
Dal punto di vista visivo, il film utilizza spesso la tecnica della bassa profondità di campo: il soggetto resta nitido mentre lo sfondo si dissolve, quasi a suggerire che l’unica cosa davvero importante siano i volti, gli sguardi e le emozioni dei protagonisti. Tra le scene più simboliche vi è quella della recita scolastica in cui la piccola Nika interpreta il sole: un momento in cui, improvvisamente, la luce rompe il predominio dell’oscurità e illumina il volto della bambina. Un’immagine che sembra racchiudere il senso più profondo del film: la ricerca di un contatto umano e di un significato possibile dentro un mondo freddo, frammentato e silenzioso.
Più che raccontare una storia tradizionale, Don’t Let the Sun propone allo spettatore una contemplazione emotiva e sensoriale. Uno sguardo sulle condizioni esterne che finiscono per modellare la nostra interiorità, le nostre relazioni e il modo stesso di abitare il mondo.








