All’interno del ricco calendario di eventi de ‘Il Maggio dei Libri’, l’iniziativa nazionale volta a promuovere il valore sociale della lettura a tutte le età, ha avuto luogo nella Biblioteca di Comunità di Cerignola l’incontro con il giovane ma già noto artista pugliese Elvio Carrieri. Nel pomeriggio di giovedì 7 maggio, dialogando con Pasquale Braschi e il pubblico presente, l’autore ha presentato il suo romanzo d’esordio «Poveri a noi», per la casa editrice Ventanas.
Il libro racconta la storia di un’amicizia nata dal senso di colpa. È quello provato da Libero, testimone di un pestaggio nel cortile di una scuola media, a pochi metri dal quale non interviene. Vittima del pestaggio è il suo coetaneo adolescente Plinio. I due diventano grandi amici, in un legame che li tiene fianco a fianco fino all’età adulta. Ma quando Libero, che nel frattempo è diventato insegnante di letteratura in un carcere, incontra Letizia, psicologa originaria della Valle d’Itria, il rapporto con Plinio, studente universitario di molto fuoricorso, subisce dei cambiamenti. Sullo sfondo la città di Bari, da cui l’autore proviene, raccontata nelle sue contraddizioni e nelle brutture a cui la malapolitica e i loschi interessi di alcuni l’hanno ridotta. «Poveri a noi» ha riscosso un consenso tale da portarlo a classificarsi nella dozzina finalista del Premio Strega 2025 – con Carrieri ad essere a soli 21 anni l’autore più giovane di sempre a tagliare questo traguardo – e prossimamente ne sarà fatto un film.
Carrieri, come detto, è un artista: non solo autore di romanzi, bensì anche poeta e musicista. Partendo dal titolo dell’opera, il cui richiamo allo slang dialettale barese e pugliese è più che evidente, a lanotiziaweb.it ha raccontato: «Bari è senz’altro protagonista del libro. Secondo me, lo è fin troppo. Ma oltre un certo limite diventa difficile smarcarsi dall’autobiografismo. Io sono di Bari, mi è stato quindi impossibile non parlare della mia città, ma soprattutto della sua lingua e delle persone che la vivono». Su come il libro abbia avuto origine, l’autore spiega come «tutto sia nato da una commissione che mi è stata fatta da uno scrittore più grande, come si faceva un tempo, quando i giovani andavano in bottega dai vecchi. Tuttavia lo scrittore a cui mi riferisco non è certamente vecchio. È un casertano che vive a Parigi, si chiama Francesco Forlani. L’ho conosciuto online e, dopo pochi mesi di apprendistato, mi ha detto ‘È il momento che tu scriva un romanzo’. E l’ho fatto».
Il romanzo del giovane Carrieri rappresenta un caso letterario, per il fatto che sia stato scritto in una sola settimana e per essere stato tradotto in francese (col titolo di «Pauvres de nous», da Nathalie Bauer), ricevendo recensioni entusiaste e giocando a cercare somiglianze esilaranti fra lingua d’oltralpe e dialetto pugliese. In conclusione, l’autore fornisce quella che per lui è la funzione della sua opera e, più in generale, della letteratura: «Credo che non debba necessariamente mandare dei messaggi. O, se lo deve fare, deve avvenire in maniera implicita, inconscia. Personalmente, credo solo e soltanto nello stile e nella lingua. Se deve arrivare qualcosa, è giusto che arrivi la lingua dei personaggi».



