La frattura, ormai, è evidente. E non più ricomponibile con formule di circostanza. Dopo il durissimo attacco del sindaco Francesco Bonito nel penultimo consiglio comunale – con una maggioranza inizialmente composta da 16 consiglieri e oggi orfana di Bellapianta e Giurato -, il quadro politico cittadino si è ulteriormente complicato, trasformandosi in una vera e propria resa dei conti interna. Il nuovo consiglio comunale ha certificato quello che già si intuiva: le traiettorie politiche dei protagonisti non sono più sovrapponibili.
La rottura: Giurato lascia la maggioranza Gino Giurato compie il passo più netto: uscire dalla maggioranza. Una decisione comunicata in consiglio, dopo le parole dure del primo cittadino nella precedente assise, che segna un punto di non ritorno e che rafforza l’idea di una coalizione ormai logorata da divisioni interne e conflitti personali. La sua è una scelta chiara, che si colloca dentro un percorso già avviato con il comunicato congiunto con l’ex sindaco Franco Metta, gesto che aveva già fatto alzare il livello dello scontro.
Linea opposta: Marinaro riceve appoggio da Romano, Dalessandro e Mansi, replica duramente e resta Diversa, invece, la posizione di Enzo Marinaro. Pur replicando duramente al sindaco per le sgradevoli affermazioni e respingendo le accuse ricevute, il consigliere sceglie di restare all’interno della maggioranza, contribuendo di fatto alla tenuta amministrativa. Una scelta che appare improntata alla continuità e alla responsabilità istituzionale.
Le differenze Giurato abbandona la maggioranza; al contrario, Marinaro accoglie e dà credito alle parole del primo cittadino – Bonito aveva detto testualmente «rivalutando serenamente la mia posizione, ringrazio il consigliere Marinaro per la sua presenza, per la sua dichiarazione orgogliosa ma anche molto critica nei miei confronti, in quanto ritenute estremamente offensive le mie affermazioni, riconosco il mio atteggiamento molto duro ma avremo modo e tempo di confrontarci al di fuori» -, restando in maggioranza. Un giudizio che mette in contrapposizione due modelli di comportamento dentro una crisi di governo locale, con l’ex-Sindaco Metta a difendere il nuovo acquisto (Giurato, ndr) e demonizzare chi ha avuto la coerenza di restare lì dove i cittadini lo hanno messo.
Una maggioranza sempre più fragile Il dato politico resta uno: la maggioranza è numericamente e politicamente indebolita. Già il sindaco Bonito aveva denunciato una coalizione ridotta e attraversata da frizioni, parlando apertamente di consiglieri «non più parte della maggioranza» e di una situazione tutt’altro che stabile. Dopo questo nuovo passaggio consiliare – in cui la presidente Ditommaso è prima assente per comprovati motivi di salute e poi giunge a sorpresa nel finale, in prossimità del voto – il quadro appare ancora più fragile: due fuoriusciti e Marinaro critico o, quantomeno, non disposto ad alzare la mano a prescindere.
Scenario aperto La sensazione è che si sia entrati in una fase nuova, più instabile e meno governabile. Esistono almeno altri tre consiglieri pronti a dichiararsi “critici” nei confronti di questa amministrazione. E la cosa verrà fuori appena si ritornerà a parlare del caso Consorzio o forse già in vista delle provinciali. Non è più solo una questione numerica, ma di legittimazione politica interna: chi è davvero dentro la maggioranza? E a quali condizioni? Le prossime sedute diranno se si tratta dell’inizio di un lento sgretolamento. Ma c’è un dato già acquisito: la politica cerignolana ha già la testa alle prossime amministrative.



