Viviamo un tempo in cui non di rado la sanità, specie quella locale, è oggetto di critiche e lamentele. Perciò storie come quella che stiamo per raccontare, con i diretti protagonisti che hanno tenuto a testimoniarla, assumono un significato particolare. È la vicenda del piccolo Giuseppe Giglio e della sua famiglia che, dopo essere stata scossa da un grande spavento, ha ricevuto in cambio massima professionalità e soprattutto un’umanità che rende grande onore a chi ne fa dono. «Tutto inizia quando mia moglie mi chiama per sapere dove fossi, chiedendomi di raggiungerla subito a casa perché nostro figlio, di appena 3 anni, non stava bene – racconta il papà Francesco al nostro sito -. Preso dalla foga, corro subito a casa. Il bambino aveva una febbre altissima, quindi lo portiamo immediatamente al Pronto Soccorso di Cerignola». In quella fase di forte e ovvia agitazione, la famiglia del piccolo Giuseppe trova ristoro nell’accoglienza del personale del presidio ospedaliero: «Veniamo ricevuti da operatori tutti gentilissimi: dalla guardia giurata a chi ci ha fatto il triage all’ingresso, dopodiché tutto il reparto di pediatria, dagli infermieri ai medici tutti. Questa è una cosa che teniamo molto a sottolineare, perché sappiamo bene che di solito non si parla della sanità sempre in termini positivi. Soprattutto qui a Cerignola».
Come se non bastasse, il signor Francesco in quel frangente vive un’altra disavventura: «Nell’ansia di precipitarmi col bambino in Ospedale, perdo il portafogli. Quando ci sono arrivato e mi sono stati chiesti i documenti, scopro di non averlo con me. Poco dopo però sento sul cellulare una notifica di Instagram: è il messaggio della persona che ha trovato il mio portafogli. Leggendo il mio nome sui documenti e osservando la foto, pensa bene di usare i social per cercarmi e mi trova». E non finisce qui: «Questa persona è stata così gentile che in quel momento, quando l’infermiere al triage mi ha chiesto l’identità, ha fotografato i miei documenti inviandomeli via chat. Anche dei social si parla spesso male, ma questa volta sono stati usati a fin di bene».
Quello fra la famiglia Giglio e gli operatori del reparto di pediatria dell’Ospedale “Tatarella” è un bel legame che ha radici profonde, come il signor Francesco ha voluto raccontare in conclusione: «Un anno fa siamo stati ricoverati, sia io che mia moglie, insieme ai nostri due bambini. Nei quattro giorni del nostro ricovero, siamo stati trattati come meglio non avremmo potuto. Non c’è stata nemmeno l’ombra di un operatore con fare indisponente, senza pazienza, senza empatia. Per ricordare tutto questo, abbiamo realizzato un quadro con le nostre foto accompagnate da una dedica di ringraziamento che tutt’oggi è appeso alle pareti del reparto».



